Omeopatia


Presentazione
L'Organizzazione Mondiale della Sanità, un abominio burocratico che, elargendo tanto mostruosi quanto immeritati stipendi, ha il solo scopo di beffare e sfruttare i contribuenti del mondo, ha sentenziato che l'omeopatia non è una cura e non apporta alcun beneficio (cf. WikipediA, s.v.). La stessa fonte continua affermando che tutti gli studi fatti hanno riscontrato che l'omeopatia non supera in efficacia il semplice effetto placebo, e, come ciliegina sulla torta, chiama in causa anche la magistratura, citando il caso di un conduttore televisivo che nel 2003 venne assolto dall'accusa di diffamazione per avere affermato che «l'omeopatia non è una cosa seria» (ibid.).
Cominciamo da quel conduttore televisivo. Ricordiamo d'aver visto per caso quella trasmissione – a quel tempo dovevamo vedere la televisione, di cui da anni ormai ci siamo liberati – e quel che più attirò la nostra attenzione non furono le parole pronunciate, frutto d'ignoranza, bensì le espressioni del viso e la mimica: dallo sguardo e dai gesti sembrava emanare, come ectoplasma dal collo di un medium, una densa nube di livore ricolma d'odio e veleno, tanto che ci chiedemmo: ma quali traumatiche esperienze avrà vissuto quel pover'uomo a causa dell'omeopatia? Quel ricordo fu poi archiviato. Tempo dopo, mentr'eravamo presso un conoscente che amava tenere accesa la televisione, ci capitò di vedere quel medesimo conduttore alle prese con un gruppo di cantanti, uno dei quali aveva fama di possedere il cosiddetto “orecchio assoluto”. Il conduttore volle metterlo alla prova. Si sedette al pianoforte e percosse un tasto: che nota è? La risposta fu pronta, pacata ed esatta. Altra nota, altra risposta esatta. A quel punto notammo che lo sguardo e la mimica del conduttore stavano cambiando. Ma perché non due note contemporaneamente? L'"esaminando" non si scompose e diede di nuovo una risposta pronta, pacata ed esatta. Pur desiderando ostentare il contrario, il conduttore sembrava irrigidirsi e, quasi col desiderio di infliggere una sonora umiliazione, suonò un accordo piuttosto complesso: senza attendere alcuna sollecitazione, il cantante sciorinò uno dopo l'altro i nomi di tutte le note che componevano quell'accordo. Fu allora che mi ricordai della nube di cui sopra, perché ne scorsi una consimile formarsi intorno alla figura del conduttore. Fu una consolazione, perché capimmo che la causa della prima nube non era stata l'omeopatia. Ovviamente non possiamo documentare scientificamente l'accaduto: il lettore dovra fidarsi, se vuole, dei nostri sensi.
Quanto all'effetto placebo, esiste forse una definizione scientifica di che cosa esso sia? E se esiste, è essa supportata da prove di laboratorio e dati scientifici costanti e ripetibili? La risposta è no! In altre parole, chiamare in causa l'effetto placebo è come chiamare in causa l'intervento di una Madonna o di un santo. Ora, ci domandiamo: i cultori della Scienza hanno il diritto di ricorrere a fenomeni "paranormali" per denigrare e beffeggiare checchessia? La risposta è ancora no! Non è “scientifico”! L'effetto placebo non esiste, come del resto sostengono alcuni ricercatori. L'efficacia delle preparazioni omeopatiche, invece, è stata da tempo dimostrata da prove di laboratorio costanti e ripetibili, già divulgate molti anni fa (cf. M. Aubin, Ph. Picard, Le médecin, le malade et l'homéopathie, Paris [Fayard] 1980, tr. it. La medicina omeopatica, Milano [Rizzoli] 1980, p. 141s.): la prima di dette prove, in ordine di tempo ed importanza, mostra come ratti intossicati da arsenico, già fissato su determinati tessuti dell'animale e quindi non più presente nelle loro urine, tornano ad eliminare arsenico attraverso l'urina dopo iniezioni di Arsenicum 4CH, 5CH e 7CH. E tanto basti!
In ogni caso, nessuna prova potrebbe convincere un servo della Scienza, poiché la Scienza è un dea, il cui culto pretende un integralismo distruttore. I fedeli adoratori del nuovo Olimpo non hanno alcun desiderio di conoscere, ma solo quello di annientare tutti coloro che non si prostrino ad adorare i nuovi dèi, più precisamente la nuova coppia divina, formata dal dio Denaro, che ha soppiantato Giove, e dalla consorte Scienza, che ha soppiantato Giunone. Insieme, questi nuovi dèi hanno introdotto nel loro culto capricci e crimini, che imbarazzerebbero lo stesso Giove, il quale, quanto ad appetiti bizzarri, non era secondo a nessuno.
E non si tratta di mere fantasie, poiché le prove abbondano. La più evidente si trova sul verso della banconota da 1 dollaro, ove leggiamo: In God we trust, che significa In (this) God we trust, cioè nel dollaro, che del dio Denaro è la parusia più tangibile. Ovviamente la coppia divina è attorniata da una corte di tutto rispetto: Disgiustizia, Corruzione, Calunnia, Veleno (che ha soppiantato la vecchia cara Discordia, quella della mela d'oro), Disonestà, Faziosità & C.
Concludendo, caro Lettore, se capiterà che qualcuno ti sparli dell'omeopatia, hai due possibilità: o lo mandi a cagare, oppure, ed è la soluzione migliore, lo consideri come cosa necessaria...


Il principio omeopatico, ossia la legge dei simili sviluppata da Hahnemann, non è un'invenzione di Hahnemann, bensì della scuola di Cos. Nel capitolo 42 del trattato de locis in homine, di cui gli editori non dànno un testo del tutto sodisfacente, l'autore, che, se non è Ippocrate, è suo contemporaneo ed appartiene comunque alla scuola di Cos, suggerisce vari modi per eliminare il dolore: «Un altro modo è questo: [se consideriamo che] la malattia insorge a causa d'agenti simili (διὰ τὰ ὅμοια), l'assunzione degli agenti simili (διὰ τὰ ὅμοια προσφερόμενα) fa guarire; ad esempio, lo stesso agente (τὸ αὐτὸ) che causa una strangùria che non c'era, la elimina quando c'è; e del pari la tosse che, come la strangùria, insorge e cessa a causa dei medesimi agenti (ὑπὸ τῶν αὐτῶν)» (cf. Hipp., Des lieux dans l'homme, 6,334 [Littré]; 42,2 p. 72 [Joly]). Siamo ancora ben lontani dall'omeopatia, ma il principio è chiaramente espresso.


Il nostro piccolo contributo all'omeopatia consiste nell'offrire ai lettori una riedizione del trattato di un grande omeopata. Le motivazioni sono dettagliate nella Premessa che, avendola noi – per uniformità – redatta in francese, qui sotto traduciamo a beneficio del Lettore.


Alexis Espanet, Traité méthodique et pratique de matière médicale et de thérapeutique, Nouvelle Édition par Franco Luigi Viero, octobre 2014. ► (6 gennaio 2015: correzione di un accento a p. 146)


Premessa (al Trattato di Alexis Espanet)

Molti anni fa un medico antroposofo ci manifestò durante una conversazione il suo disappunto per non essere riuscito a trovare da qualche parte il migliore, a suo dire, trattato di materia medica omeopatica, quello cioè di Alexis Espanet, di cui era riuscito a leggere solo qualche stralcio.
Benché fossimo già allora interessati all'omeopatia, fino a quel momento non avevamo mai sentito quel nome. Quindi, cominciammo subito a cercare quel trattato sconosciuto. Alla fine, una biblioteca ci inviò un microfilm contenente il Traité méthodique et pratique de matière médicale et de thérapeutique di Alexis Espanet.
Ne facemmo subito delle fotocopie che donammo al medico antroposofo; dopodiché, per mezzo della lettura ottica ne facemmo trarre un file DOC. In effetti, covavamo in segreto il desiderio di farne una traduzione italiana da proporre a qualche editore.
Purtroppo, probabilmente a causa delle condizioni non buone della copia fotografata, il file DOC si rivelò pieno d'errori e di segni d'ogni sorta, e non solo; di più, siccome detta copia non poteva essere squadernata completamente, in oltre la metà dei fotogrammi una colonna oscura occultava la fine delle righe della pagina sinistra e l'inizio di quelle della pagina destra.
Benché dispiaciuti, dovevamo prima di tutto procedere al controllo del testo parola per parola: una lettura che facevamo nei ritagli di tempo, ma senza troppa lena, dobbiamo ammetterlo!
Superata la pagina 500, ci accorgemmo per caso che un PDF del Traité era stato finalmente messo in rete, a disposizione di tutti. Questa volta non eravamo solo dispiaciuti, ma anche delusi. Che fare? Buttare nella spazzatura tutto il lavoro già fatto?
Ebbene, dopo aver riflettuto qualche minuto, decidemmo di terminare il controllo del testo francese per metterlo, noi pure, in rete, a disposizione di tutti. Per due ragioni:
1° il PDF disponibile su Internet non consente alcuna ricerca testuale, che invece è indispensabile per gli omeopati;
2° siccome le nostre edizioni sono concepite per essere stampate su fogli A4, il nostro
Traité può essere non solo stampato, bensì anche rilegato, sì da ottenerne un bel libro.
Ed ora, qualche necessario ragguaglio sulla nostra edizione:
1° per poter utilizzare la
Table des matières e per consentire il ritrovamento di una citazione fatta da altri autori, abbiamo inserito nel testo, tra parentesi quadre, il numero di pagina dell'edizione originale; non solo, per rendere la ricerca più agevole, in basso, all'esterno della pagina, è indicato il numero della pagina originale corrispondente;
2° abbiamo aggiornato l'ortografia di alcune parole: per esempio, Espanet scrive sempre
éternument, grangréneux, siége, ecc., in luogo di éternuement, grangreneux, siège, ecc. — Poiché egli scrive talvolta sphyncter, talaltra sphincter, abbiamo preferito quest'ultima grafia. — Per hydrémie e i suoi derivati troviamo anche hydroém- e hydrohém-, che abbiamo uniformato al primo. — Tra hyperémie e hyperhémie, abbiamo seguito il Dictionnaire de Médecine di É. Littré (161886) che preferisce hyperhémie. — Ancorché si trovi sia lienterie sia lientérie, abbiamo sempre scritto lientérie. — Anche se dysécie sia più frequente di dysécée (grafia preferita da Littré, ma che Espanet utilizza tre volte contro otto), abbiamo optato per quest'ultimo.
3° Al contrario, non abbiamo cambiato le parole del lessico medico, che seguono la grafia etimologica, quali:
aphthe, hémorrhagie, ophthalmie, phthisie, ecc., con i loro derivati;
4° Ricordiamo (
v. supra, n. 1°) che le pagine della Table des matières rimandano alle pagine dell'edizione originale, non a quelle della presente nuova edizione.
Infine, anche se non abbiamo più il tempo per tradurre questa splendida opera di Espanet, siamo tuttavia persuasi d'avere ugualmente reso un utile servizio all'omeopatia e a tutti coloro che per una ragione o per l'altra ne sono appassionati.

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