Obsequium amicos, veritas odium parit.


SUL XIX CONCORSO PIANISTICO INTERNAZIONALE F. CHOPIN.

In primo luogo avvertiamo il Lettore che questa pagina verrà aggiornata, Deo favente, secondo i tempi scanditi dal Regolamento (Regulations) del Concorso. Per ora, quindi, ci limiteremo ad alcune osservazioni preliminari riguardanti il repertorio, alcune condizioni e la giuria. (In ogni caso, consigliamo al nostro Lettore di rileggere quanto scrivemmo In margine al XVI Concorso, in particolare i capitoletti intitolati Ammissione ai Preliminari, La nuova scuola pianistica vagheggiata da Chopin e Programmi.)

Il repertorio.
Siamo rimasti basiti nel constatare che gli Improvvisi, i Rondò, la prima Sonata e l'Allegro de concert sono stati esclusi dal repertorio. Sarà forse l'effetto della proteina Spike?
Nella precedente edizione al povero Chopin era stata applicata una mascherina, in questa si va oltre: il suo corpus viene mutilato! Gli organizzatori del Concorso sono forse musico-cannibali? Che cosa vi è che non va negli Improvvisi, nei Rondò, nella prima Sonata e nell'Allegro de concert? Probailmente, quello che non va sta nel cervello di chi ha operato una tale mutilazione.
Anche in quest'edizione le sole composizioni per pianoforte e orchestra ammesse sono i due Concerti. Forse non si vuole che il pubblico possa apprezzare le splendide Variazioni dedicate a Tytus, la Krakowiak e la Fantasia su arie polacche?
E lasciamo perdere le scelte imposte per i vari turni.
Infine non v'è alcun accenno alle edizioni. In passato si dava spazio a qualsiasi edizione; questa volta si preferisce tacere. Ogni partecipante, invece, dovrebbe dichiarare per iscritto qual è l'edizione utilizzata per ogni singolo brano, poiché i giudici, non conoscendo tutte le edizioni, tendono a considerare errori le differenze che riescono a sentire tra quel che odono e la versione che hanno studiato.

Le condizioni.
All'art. XX.1.e leggiamo: «(Ogni partecipante alle Prove preliminari e al Concorso) permetterà all'Istituto di utilizzare le di lui/di lei artistiche esecuzioni, interviste, dichiarazioni ed immagini, in modo completo o parziale, e di operarne adattamenti, versioni abbreviate, alterazioni e traduzioni, e dichiarerà che questo loro utilizzo non sarà considerato lesivo del di lui/di lei nome; il partecipante garantirà inoltre di lasciar marcare col di lui/di lei nome e cognome le di lui/di lei artistiche esecuzioni, affermazioni, interviste ed immagini secondo quanto sopra specificato alle lettere a) e b).
Ebbene, è a tutti noto che, quando si accede per contratto al mondo dello spettacolo, la parte più debole è costretta a rinunciare ad alcuni diritti fondamentali. Chi acconsente, sa di accedere ad una bolgia infernale e, quindi, si arrangi!
Ciò che, invece, lascia di sasso è quell'«operare adattamenti (adaptations)» ma soprattutto «alterazioni (alterations)»... In buona sostanza, chi sottoscrive una tale inqualificabile condizione permette che l'Istituto possa alterare le sue affermazioni tanto da dare loro un significato contrario a quello espresso nella versione originale. Nessuna persona di buon senso potrebbe accettare una tale condizione e nessun vero artista l'accetterebbe!
Dovremmo forse sospettare che tutti i partecipanti siano disposti a subire ogni sorta di umiliazione, pur di apparire? Se così fosse, nessuno di loro sarebbe un vero artista, ma un mero pupazzo senza dignità.

La giuria.
Quando abbiamo visto i componenti della giuria, abbiamo provato un profondo senso di pietà per i più talentuosi partecipanti, perché quasi certamente saranno tutti eliminati alle Prove preliminari.
Nessuno di loro, infatti, applica i principi della nuova scuola pianistica concepita da Chopin, basata sul Belcanto e sulla qualità del suono. Molti di loro hanno suonato molte opere di Chopin, alcuni anche tutte le opere, compresi i Rondò..., ma nessuno ha dimostrato di saper cantare al pianoforte come hanno fatto taluni pianisti del passato: tutti diversi, ma tutti grandi pianisti, grandi interpreti, capaci di produrre il loro proprio suono e di far cantare il pianoforte.
Per valutare quanto questi “eminenti” membri della giuria conoscano Chopin, basterebbe ascoltare la loro esecuzione dello Studio in mi bemolle minore dell'op. 10, al metronomo indicato da Chopin e senza pedale, come voleva Chopin. Ne risulterebbe una prova inconfutabile di quanto siano lontani da Chopin.
Il colmo è che detto Studio, che, se eseguito alle condizioni dettate da Chopin, metterebbe a dura prova l'interprete, viene considerato al pari di un Notturno; in altre parole, non è mai stato capito il suo intrinseco valore tecnico. Chi riesce a ben eseguire tale Studio, può anche affrontare la terza Sonata...
Tuttavia, in mancanza di una tale prova si possono ascoltare su Youtube le masterclass, quelle disponibili almeno, di siffatti giudici esperti: sentirete fiumi di parole inutili, falsi elogi, menzogna sistematica e vuoto assoluto, mentre lo sprovveduto studente, seduto o in piedi, se ne sta lì stordito, con un sorriso da ebete, annuendo di tanto in tanto come un cavallo da maneggio.
Ci auguriamo davvero d'essere in errore; tuttavia, le premesse non fanno ben sperare. Staremo a vedere, anzi, a sentire...

[Dorno, 3 marzo 2025]

© Franco Luigi Viero