Due schizzi non identificati di Chopin.


AVENDO in preparazione l'edizione critica del primo libro dei Preludi, abbiamo giocoforza consultato anche lo schizzo del secondo Preludio. Questo schizzo, riprodotto qui sopra, è meglio visibile sul benemerito sito OCVE (www.chopinonline.ac.uk/ocve/).

Orbene, a p. 61 del Thematisch-bibliographisches Werkverzeichnis, compilato da Krystyna Kobylańska (München [G. Henle Verlag] 1979), leggiamo: «Foglio di 14 righi (22 x 28) con numerosi guasti. Il testo si trova sul verso (righi 1-10) insieme con tre schizzi non identificati (v. sez. VI/11-13, p. 260). Sul recto si trovano pure uno schizzo della Mazurca op. 41 n. 1 […] e uno del Preludio n. 4 […].»[1]
Quindi, a p. 260, la studiosa precisa: «Il foglio con lo schizzo del Preludio op. 28 n. 2 contiene tre altri schizzi per pianoforte non identificati:
(a) righi 9/10: sei misure con l'indicazione della tonalità di do diesis minore; secondo Bronarski […] esso ricorda “certe frasi della Fantasia-Improvviso op. 66”;
(b) righi 11/12: quattro misure, che secondo Bronarski richiamano la Tarantella op. 43;
(c) righi 13/14: due misure (seconda misura incompleta).»

Quanto al primo schizzo (a) in do diesis minore, non diremo nulla in questa sede, poiché ne parleremo nel nostro commento ai Preludi.

Il secondo e il terzo schizzo, invece, costituiscono l'oggetto di questa nostra breve nota.

Per decifrarli, però, occorre innanzi tutto girare il foglio. La Kobylańska, infatti, nell'affermare che nel terzo frammento (c) la «seconda misura [è] incompleta», mostra di leggere lo schizzo al contrario. Siccome Chopin scrive sempre lo stelo a destra della nota, questa sua abitudine ci dà la certezza circa l'orientamento della pagina. Aggiungiamo che tali frammenti non presentano grandi problemi di lettura.

Cominciamo dallo schizzo (b):











Ed ecco la nostra lettura. Gli accidenti tra parentesi angolate sono stati da noi aggiunti per dare coerenza armonica al contesto:










In questo schizzo il solo aspetto poco chiaro è dato dalle due serpentine orizzontali dopo la quarta misura, che parrebbero due trilli, ma che – a nostro parere – sono un segno grafico mnemonico; vale a dire, queste due linee ondulate avrebbero ricordato al compositore l'eventuale sviluppo che egli aveva anche solo percepito.

A noi non pare che quest'idea richiami la Tarantella, come credeva il Bronarski: non lo consentono né il tempo che il pensiero musicale sotteso sembra richiedere, né lo spirito del pensiero stesso. Pensiamo piuttosto ad un'idea abbozzata per un preludio in si bemolle maggiore, che, non essendo stata utilizzata, è rimasta quel che è, cioè un semplice appunto. In altre parole, non vi è nulla da identificare. Vogliamo altresì sottolineare che in ogni caso non si tratta del XXVIII preludio!

Più breve, ma più interessante, lo schizzo (c):










Noi lo leggiamo come segue:









Non è dunque la seconda misura ad essere incompleta, perché vi è una sola misura con anacrusi. Anche qui, come nello schizzo (b), segue una specie di linea ondulata, più corta, ma simile a quelle dello schizzo (b): il suo significato è il medesimo; e questa linea, che non è un trillo, conferma il senso da noi supposto di quelle dello schizzo (b).

Pare indubbio che si tratti dell'abbozzo della cadenza in seste dello Studio op. 10 n. 3. Tale identificazione consente interessanti deduzioni.

È più che naturale che Chopin avesse portato a Mallorca, oltre ad una buona scorta di carta da musica, tutto il materiale che gli sarebbe servito per completare i lavori già cominciati – ed alludiamo soprattutto ai Preludi: dunque, tutti gli appunti, tutte le brutte copie, insomma tutto il necessario.

Perché mai Chopin avrebbe dovuto portare anche un foglio sul quale era abbozzata la cadenza dello Studio citato e già pubblicato? La risposta più naturale è che su quel foglio aveva abbozzato un preludio – il che confermerebbe la nostra congettura circa lo schizzo (b) –, ma soprattutto aveva scritto la versione quasi definitiva del Preludio n. 2. Ciò confermerebbe che il progetto di comporre un ciclo di Preludi risalisse molti anni addietro, cioè ai primi anni 30.

Chopin utilizzò, poi, l'altro lato del foglio per abbozzarvi la Mazurca op. 41 n. 1, datata 28 novembre 1839,[2] sotto la quale, trascrisse anche la versione quasi definitiva del Preludio n. 4, che, infatti, presenta pochissime correzioni; dal che possiamo dedurre con una certa sicurezza che anche il Preludio n. 4 era già stato composto a Parigi.




NOTE

[1] Non è chiaro perché la studiosa abbia attribuito il verso del foglio allo schizzo del Preludio e il recto a quello della Mazurca, che fu scritta in un secondo tempo. Tuttavia, per evitare confusione, noi ci atterremo a detta attribuzione.

[2] Müllemann nel commento online della sua edizione (HN, München 2007) riferisce questa data anche al Preludio n. 2, ma si tratta di un palese abbaglio.

© Franco Luigi Viero