CONSIDERAZIONI SPARSE SULLE AMMISSIONI ALLA FINALE DEL XVIII CONCORSO INTERNAZIONALE CHOPIN DI VARSAVIA


Che i concorsi statali siano, dal primo all'ultimo, una farsa, è noto a tutti. Ma, come diceva Orazio: est modus in rebus, sunt certi denique fines, | quos ultra citraque nequit consistere rectum. Ebbene la giusta misura (modus), il giusto equilibrio (rectum) invocati da Orazio – Chopin avrebbe detto il buon gusto – sono stati stravolti al di là e al di qua dei limiti consentiti (certi fines). Il che ci permette di affermare che – come avevamo previsto – il Concorso Chopin è morto. Davvero? Sì, perché Chopin, dopo essere stato virtualmente soffocato per la seconda volta da una museruola apposta alla sua immagine, è stato scacciato a pedate dal Concorso che sfrutta il suo nome, proprio come Adamo fu scacciato dal paradiso terrestre, con la sola differenza che il Concorso Chopin non è un paradiso terrestre ma un antro d'intrighi finalizzati all'accumulo di denaro.
La giudichessa in capo è Katarzyna Popowa-Zydroń, che già nel XVI Concorso aveva chiaramente dimostrato d'essere una giudichessa impudentemente parziale.
Chi ha nominato Katarzyna Popowa-Zydroń come giudichessa in capo? E per quali meriti? Nel suo primo Cd, interamente dedicato a Chopin, è scritto che per la sua opera, non meglio precisata, di volontariato nel 1999 le fu conferito dal consiglio comunale di Gdańsk «l'Ordine del duca Mestwin II. Nel 2004 ricevette la Medaglia della Commissione dell'Educazione Nazionale», e nel 2005 la Medaglia “Gloria Artis” per Meriti Culturali e la Croce d'Ufficiale dell'Ordine di Polonia Restituta». E tutto ciò che cosa ha a che fare con Chopin? Nulla. E così, movendo alla conquista della presidenza della giuria del Concorso Chopin, i suoi protettori politici, che probabilmente non avevano completamente saldato i loro vecchi debiti nei confronti di lei – questa è una nostra ipotesi –, le consigliarono per ovvie ragioni di fare qualcosa che avesse una diretta attinenza con Chopin, se voleva quella sedia. Di qui, all'età di 64 anni ella ha inciso il suo primo Cd interamente dedicato a Chopin (ACCORD ACD 189-2), e nel 2015, all'età di 67 anni, il NIFC le ha pubblicato i Preludi con le Polacche op. 26. L'ascolto di questi Cd permette di dedurre che Katarzyna Popowa-Zydroń, nonostante la sua fortunata partecipazione al Concorso Chopin del 1975 (vinto da Krystian Zimerman), non ha ancora capito nulla della “nuova scuola pianistica” preconizzata da Chopin, non sa nulla di belcanto né, tanto meno, del belcanto chopiniano, e non rispetta né l'agogica né la dinamica né le note scritte da Chopin. Come interprete non vale un decimo di Georgijs Osokins (eliminato al secondo stadio) e, come virtuosa, nei passaggi difficili perde il controllo; bastano pochi esempi: – il suo Prélude op. 45, piuttosto che far spirare un lieve zefiro che elevi lo spirito fino alle sfere celesti, sembra un'orazione funebre mal recitata; – la sua Mazurca op. 56 n. 2, piuttosto che un festoso oberek, sembra il martellare d'un maniscalco mentre forgia i suoi ferri di cavallo; – il suo Prélude op. 28 n. 16 mostra una tecnica che sta per cedere, e le scale del Prélude op. 28 n. 24 sono quelle di una buona allieva, niente di più. Il tutto senza riuscire a cantare una sola nota e traendo dallo Steinway utilizzato per le registrazioni un suono mediocre. Ella, siccome ignora del tutto il legato chopiniano, per coprire detta ignoranza, è costretta ad estendere l'uso del pedale dappertutto. (Nonostante ciò, nella seconda Polacca ha qualche buona idea.) Ma Katarzyna Popowa-Zydroń è una donna volitiva, dominante, imperiosa: “Passa chi dico io!”, è quel che molto verosimilmente ha fatto capire ai suoi colleghi, i quali con la loro acquiescenza hanno indirettamente confessato di essere o leccaculi o pecoroni. Del resto sotto l'aspetto pianistico nessuno dei giudici ha mai nemmeno lontanamente raggiunto, quanto a Chopin, i livelli interpretativi di Rachmaninoff, Lhévinne, Horowitz, Rubinstein, Cortot, Lipatti e tanti altri.
Tutti, infatti, loro hanno indossato la museruola; ma un vero artista, con un minimo di dignità artistica, sarebbe rimasto a casa, proprio come hanno fatto Martha Argerich e Nelson Freire.
Le eliminatorie hanno subito mostrato scandalose ammissioni ed altrettanto scandalose eliminazioni. Limitiamoci all'Italia: l'ammissione più scandalosa di tutte è stata quella di Federico Gad Crema e l'eliminazione non meno scandalosa è stata quella di Martina Consonni. Non solo, Federico Gad Crema, tecnicamente inadeguato, nonostante il pasticcio combinato nella Fantasia dopo la misura 294, è passato al secondo stadio! Perché?
Notevole è il numero dei partecipanti che avevano già preso parte ad una delle due precedenti edizioni del Concorso: Leonora Armellini, Michelle Candotti, Yasuko Furumi, Joo Yeon Ka, Su Yeon Kim, Aimi Kobayashi, Nikolay Khozyainov, Szymon Nehring, il già citato Osokins, Jinhyung Park, Piotr Ryszard Pawlak, Zuzanna Pietrzak, Aristo Sham, Rikono Takeda, Chao Wang, Yuchong Wu, Zi Xu. Se li abbiamo citati tutti, sono ben 17: un numero che fa pensare... Non era mai accaduto prima...
Leonora Armellini più che una pianista è un jukebox: se infili la monetina nel buco giusto, lei suona esattamente quello che ti aspetti, e sempre allo stesso modo, proprio come un jukebox; suona bene, non c'è dubbio, ma è prevedibile in ogni singolo dettaglio; per di più, ha scelto uno strumento inadeguato: perché? È sorda? (In effetti, l'insensibilità alle differenti qualità di certi suoni è un fatto non infrequente in chi dice d'avere quello che impropriamente viene chiamato "orecchio assoluto".)
Aimi Kobayashi, dopo la piazzata del sedile, doveva essere eliminata, non perché suona male (anzi, è molto brava, a parte l'utilizzo della mano sinistra per la scala di terze discendenti delle misure 47÷48 nell'Étude op. 25 n. 6: inaccettabile in uno Studio), ma perché il suo comportamento immediatamente precedente alla sua esecuzione meritava l'eliminazione (ha ingerito una pasticca, non certo una caramella, ha bevuto dell'acqua ed, essendo già stato annunciato il suo nome, ha messo in mano ad un commesso la bottiglietta dell'acqua mezza vuota, dopodiché ha dato spettacolo col sedile: ma alle eliminatorie, il sedile non era il medesimo!?). E poi, perché tornare? È vero che nella precedente edizione avrebbe meritato un premio o una menzione; ma ha già inciso dischi, è una pianista affermata e molto nota in Giappone: non le basta? In ogni caso il solo Preludio ben suonato è stato il n. 21.
L'unico concorrente, tra quelli presentatisi nel 2015, che ha dimostrato d'essere maturato e d'avere acquisito una sua ben definita personalità è Nikolay Khozyainov (eliminato!), il cui valore è infinitamente superiore a quello di Hyuk Lee ed Eva Gevorgyan, i quali, invece di cantare, abbaiano. Eva Gevorgyan è una bella ragazza, non v'è dubbio, ma la sua dentatura tradisce un'anima aggressiva e rozza, proprio come il suo modo di suonare, e lascia intravedere come diventerà il suo aspetto quando avrà circa 30 anni: una seconda Lady Tremine; e lo stesso capiterà al suo pianismo.
Delle giovani leve Mateusz Krzyżowski doveva essere eliminato al primo stadio, mentre Piotr Alexewicz (eliminato!), che ha eseguito piuttosto bene le Mazurche op. 24 (si tenga presente che le Mazurche sono state martoriate da tutti i concorrenti, eccetto Jakub Kuszlik, ammesso alle finali) e che al secondo stadio aveva dato una molto apprezzabile resa della Polacca op. 44, meritava di accedere alle finali tanto quanto J. J. Jun Li Bui (ammesso).
Il pianismo di Alexander Gadjiev (ammesso) non si può dire che sia errato, ma certamente è sporco: la mano sinistra è quasi sempre sfasata di qualche frazione di secondo rispetto alla destra, e gli accordi della destra soffrono del medesimo difetto, cosa che Chopin non sopportava. E tanto basta: non doveva passare.
Tornando a Hyuk Lee (ammesso), a parte il brutto e confuso Finale della Sonata op. 35, andava eliminato: il solo confronto delle Variazioni op. 2 con la bella esecuzione di Bruce Liu (ammesso) doveva bastare a far capire l'enorme divario che separa i due pianisti. Un'incredibile particolarità di Bruce Liu è che egli esercita sui tasti la Bebung, come se il pianoforte fosse un clavicordo, dimostrando così di avere una imbarazzante ignoranza del meccanismo del pianoforte! In ogni caso, ha fatto bene.
Martín García García doveva essere messo in coda tra quelli ammissibili nel caso i finalisti designati non fossero stati sufficienti: il suo canticchiare mentre suona è riprovevole.
Ma le eliminazioni più scandalose sono state quelle di Khozyainov e di Hayato Sumino. È vero che il russo non ha la più pallida idea del ritmo delle mazurche, ma nessun finalista l'ha (ad eccezione di Kuszlik), come peraltro nessuno dei giudici, le cui mazurche fanno venire il latte alle ginocchia; e, nonostante Sumino fosse talmente teso e tremebondo, da abbassare il livello, comunque superiore, delle sue esecuzioni, bastava la sua splendida resa dello Scherzo op. 20 per far capire la qualità superiore del suo modo di suonare. Il suo connazionale Sorita (ammesso!) ha suonato bene, perché è riuscito a controllare la sue emozioni, ma la sua Polacca op. 22, tecnicamente apprezzabile, era tutto fuorché una Polacca! Dovevano essere ammessi entrambi.

Il pianismo chopiniano si basa su due colonne portanti: il tocco legato, che produce la qualità del suono, e il belcanto. La giudichessa in capo, Katarzyna Popowa-Zydroń, insieme col suo internazionale e distinto gregge di pecoroni, le ignora entrambe; anzi, non sa nemmeno che cosa siano.
E lasciamo perdere le continue manipolazioni degli effetti audio da parte dei tecnici preposti.
Nel giugno 2021 avevamo scritto che gli acquirenti dei biglietti erano degli illusi se pensavano di poter assistere nell'ottobre 2021 al concorso dal vivo, cioè come esseri umani vivi. Beh, anche questa previsione s'è avverata: infatti, non abbiamo visto tra il pubblico esseri umani vivi, ma un pubblico con la museruola, cioè un agglomerato di zombie. Se fossero stati esseri umani con un minimo di dignità, sarebbero rimasti a casa ed avrebbero seguito il concorso da casa.
Vincerà il concorso il candidato che, secondo gli analisti economici dello stato polacco, potrà far affluire maggior denaro.

[Dorno, 18 ottobre 2021]




ADDENDUM DEL 21 OTTOBRE 2021


Durante il cosiddetto “Chopin Talk” del 20 ottobre 2021 Andrzej Jasiński, che era stato chairman nel XVI Concorso Chopin, alla domanda per quale ragione non fosse tra i giurati, ha risposto sorridendo che i partecipanti sono tutti così valenti che risulta difficile emettere un giudizio. Quest'affermazione, nella sua tanto elegante quanto sibillina concisione, conferma quanto sopra e chi non la capisce, è verosimilmente un interdetto. Jasiński ha poi fatto un breve commento sui gesti dei concorrenti che talvolta agitano le mani al pari dei toreri...
Equiparare Sorita a Gadjiev è come equiparare una scarpa a una ciabatta. Rispetto a quello del Concerto op. 11 il primo tempo del Concerto op. 21 dura la metà: è il concerto scelto dai furbetti. In ogni caso l'esecuzione di Martín García García è stata la migliore. Giusta è stata anche l'assegnazione a Jakub Kuszlik del premio per la migliore esecuzione delle Mazurche. Ma, ahinoi, assegnare il premio per la migliore esecuzione di una Sonata a Gadjiev è un vero insulto a Chopin e, contestualmente, è la prova della totale ignoranza del linguaggio chopiniano. Nel rapporto settimanale del 20 settembre 1840 Friederike Müller scrive: «(Chopin)... mi ha fatto suonare il Finale della Sonata, che è molto difficile, ma egli l'ha trovato buono: esso dev'essere veloce, cupo e piano, solo in alcuni luoghi crescendo, ed il pedale va impiegato con cautela: “C'est cela, c'est justement ce que je veux, c'est bien la couleur (È così, è proprio così che voglio, è quello il colore)”, (ha detto)... [arriva Marie de Rosières]... Poi mi ha fatto suonare il Finale altre due volte: l'effetto faceva talmente rabbrividire che mi sono sentita davvero prostrata. Grazie a Dio, Chopin ne è rimasto sodisfatto: "Cela me fait du plaisir", ha detto, ed intanto continuava a fare dei cenni alla Klaviermeisterin [scil. Marie de Rosières], e questa è la miglior prova della sua sodisfazione. La zia lo vedeva, perché stava dietro di me appoggiata al camino. Poi ho dovuto suonare il primo tempo: è andato bene, ma ha trovato che il basso non era abbastanza uniforme; la professoressa con dei cenni ha fatto capire alla zia che Chopin avrebbe comunque trovato qualcosa da osservare, ma lui ha ragione, e voglio spuntarla. "L'étudiez [sic !] froidement avec le métronome (Studiatelo freddamente col metronomo)“.
Ebbene: signori giurati, professori distinti e internazionali, perché non andate a casa a pettinare le galline? (detto lombardo)


© Franco Luigi Viero