Gutmann era davvero l'allievo prediletto di Chopin? E Mathias, che allievo era?
Adolphe Gutmann & Georges Mathias.


NOTA INTRODUTTIVA.

La recente pubblicazione[1] dei rapporti settimanali (Wochenberichte) inviati da Friederike Müller, durante i suoi due soggiorni a Parigi, alle zie rimaste a Vienna apportano una tal messe d'informazioni su Chopin come uomo, come pianista e soprattutto come insegnante, ma non solo, da relegare dietro le quinte o, quanto meno, ridimensionare, tutto quanto è stato scritto in proposito sinora.
L'importanza di detti rapporti risiede nella loro pressoché assoluta attendibilità, la quale è garantita dalle seguenti constatazioni: 1° non si tratta di ricordi più o meno lontani, bensì di resoconti scritti a distanza di pochi giorni dai fatti riferiti, talvolta lo stesso giorno, dunque non più manipolabili; 2° Fr. Müller è sempre accompagnata dalla zia Wilhelmine (Mina), che, essendo testimone di ogni cosa e, dunque, potendo smentire o confermare quanto riferito dalla nipote, fa da inconsapevole garante; 3° la persona di Friederike Müller: è una donna di 23 anni, che si rivela matura, intelligente, acuta osservatrice, capace di cogliere il carattere delle persone, priva di pregiudizi e con le idee molto chiare, non venale, rispettosa ma non priva di umorismo, insomma una donna che sorprende per l'insieme delle sue qualità, tant'è che Chopin, non meno intuitivo nel capire le persone, le parla con sempre maggior fiducia anche di cose che esulano dal rapporto insegnante-allieva.[2]
Ciò che manca a questi rapporti sono i dettagli squisitamente musicali; cosa ben comprensibile, dacché le due zie rimaste a Vienna, cui Fr. Müller scrive, pur essendo curiose di conoscere ogni cosa ed avendo presumibilmente avuto un'educazione musicale, non sono interessate a quella particolare nota o accordo o misura. Ciononostante quello che è possibile qua e là dedurre, non è di poco conto. Infine, Fr. Müller che con Chopin parla in francese – ma è capitato che talvolta Chopin si esprimesse in tedesco –, riporta le parole stesse di Chopin, la qual cosa non sarebbe stata possibile, anzi sarebbe stata a dirittura poco credibile, qualora si fosse trattato di ricordi.
In questo nostro scritto ci limiteremo ad estrapolare, in ordine temporale, i riferimenti a due allievi che durante le sue lezioni Fr. Müller si trovò ad incontrare: Adolphe Gutmann e Georges Mathias. Infatti, per motivi diversi questi due allievi sono presentati dagli chopinologi come i fiori all'occhiello di Chopin insegnante; il che non risponde alla realtà. Di Georges Mathias si veda quanto, in controtendenza, scrivevamo nell'articolo “Il contesto storico può risolvere un problema d'orecchio?” in questo stesso sito. Quanto ad Adolphe Gutmann, invece, si consulti il volumetto encomiastico, molto diligente, a lui dedicato,[3] il cui scopo, però – indicato da Jan Ekier –, non è stato quello di valutare obiettivamente le fonti e ricavarne quanto ragionevolmente fosse possibile, ma quello di esaltare il personaggio, screditando o ignorando le fonti non in linea con la tesi precostituita. È lo stesso metodo, questo, seguito da non pochi magistrati, i quali forzano il dettato di alcune leggi e ne ignorano altre, pur di emettere la sentenza che s'erano prefissata.
È altresì nostra intenzione, per il futuro, raccogliere tutto quanto si può ricavare sul metodo d'insegnamento, sul repertorio e, soprattutto, sul pianista, poiché le esilaranti stupidaggini che sono state scritte e si scrivono paiono più adeguate in area circense che non in ambito pianistico.



LA PRIMA menzione di Gutmann si trova nella lettera dell'11 dicembre 1839. Dopo la lezione di sabato 7 dicembre Chopin, Fr. Müller e forse anche Marie de Rosière, che, avendo lezione il sabato dopo Fr. Müller, s'era presentata in anticipo, si recano da Mme Boieldieu, vedova di F.-A. Boieldieu, una chiacchierona dal contegno non sempre irreprensibile (se non abbiamo frainteso il contesto). «Quel felice sabato – scrive Fr. Müller – Chopin mi ha detto che vorrebbe farmi conoscere Gutmann», ed ha aggiunto: «“È il solo allievo che ho formato (C'est le seul élève que j'ai formé)”. “Volentieri, oh!, volentieri – avrei risposto –: ma[, ho pensato fra me e me,] non potrei essere anch'io un giorno una vostra allieva?” Poi, però, ho considerato che questo richiederebbe un tempo maggiore di quello che ho fino ad aprile per formarmi compiutamente come sua allieva; così ho taciuto, dal momento che non posso trattenermi più a lungo. Di Chopin è uscito un terzo Scherzo, ch'egli ha dedicato a Gutmann».
L'affermazione di Chopin che Gutmann è il solo allievo che avesse formato, è degna di nota, perché, così chiaramente espressa, si trova solo qui.[4] Ovviamente per «formato» si dovrà intendere formato da zero, cioè senza una precedente vera impostazione (diversamente da Georges Mathias, che proveniva dalla scuola di Kalkbrenner[5]): infatti, a 10 anni, Gutmann aveva già dato il suo primo concerto a Heidelberg.[6]
Nella lettera del 22 dicembre Fr. Müller scrive a zia Lotte che durante la lezione del giorno prima, Chopin le ha suonato i Notturni dedicati a Hiller (op. 15): che meraviglia (unbegreiflich schön)! Arriva un'altra allieva. Il quadretto descritto è singolare e quasi umoristico. Dice Chopin: «”Ah, la farò tornare: non sono nell'umore di sentire note sporche, e Gutmann arriverà (Ah, je la renverrai, je ne suis pas en humeur d'entendre de fausses notes, et Gutmann arrivera)”». Ciò detto, egli ricevette le signore molto amabilmente; si rammaricò di non avere tempo e rinviò la lezione al successivo mercoledì. Fr. Müller, sorpresa e fors'anche divertita, aggiunge: «Nota bene: pioveva a dirotto! Le signore se ne sono andate ed io ho suonato per l'intera mia ora, ed anche di più; poi è arrivato Gutmann. Come suona, lo dico a zia Sophie...».
«Cara zia Sophie – scrive lo stesso 22 dicembre –, riprendo da dove ho lasciato zia Lotte, cioè da come suona Gutmann: è altissimo (himmelhoch), un tedesco fatto e finito, azzurro, biondo, bianco e rosso, decisamente sgradevole per i miei gusti; ha delle mani che misurano poco meno di un mezzo cubito parigino [½ di 60 cm.] e, nel cercare di scacciare una mosca dal naso di uno, potrebbero romperglielo, come si legge nella Grammatica di Clairmont a proposito di un orso riconoscente. Ha cominciato, su richiesta di Chopin, con lo Scherzo che ho studiato anch'io. Devo confessare che in questo brano non mi ha abbagliato; anche Chopin che è oltremodo pignolo, di tanto in tanto increspava la fronte ed era teso: infatti, se qualcosa non gli va bene, sembra stare sulle spine. Ma, quando Gutmann ha eseguito una modulazione in modo magnifico, subito Chopin si è voltato verso di me ed ha mormorato: "È così che dev'essere (C'est cela)". Alla fine, Chopin ha detto: "Abbiamo studiato parecchi dettagli in modo diverso: è da tempo che non sentivo questo pezzo, e non è stato tutto come lo desidero. Ma suonateci quel che vi piace (mais jouez nous ce que vous aimez)".[7] Gutmann ha quindi suonato uno degli ultimi Studi con una bravura davvero ammirevole, e per di più con una grazia ed eleganza che mi hanno fatto strabiliare. Eccetto Chopin, nessuno lo suona così. Poi Gutmann ha suonato altri quattro Studi splendidamente (herrlich), in modo assolutamente insuperabile, sempre escludendo il suo maestro; il ragazzo deve aver lavorato davvero sodo. Di solito l'invidia non è un mio difetto, ma Gutmann lo invidio; e se non suono questi Studi almeno una volta come lui, morirò d'un attacco di bile. È questo quello che voglio; per farla breve, confesso che non sono riuscita a dormire: ho sempre avuto nelle orecchie Gutmann, che è qualcosa di ben diverso da Hermann![8] Mi ha davvero impressionato. Chopin ha detto che quella non sarebbe stata l'ultima volta che ci saremmo incontrati da lui, e che anch'io poi avrei dovuto suonare (davanti a) Gutmann.[9] Ma questo non mi basta: io voglio suonare come Gutmann, lo voglio, devo! [...] E Chopin gli è affezionato ed è sinceramente orgoglioso di lui!».
In questo primo incontro Gutmann, a parte l'aspetto fisico dalle dimensioni disorientanti, impressionò grandemente la giovane viennese, tanto da suscitare un ingenuo sentimento d'invidia. Gutmann, dunque, sapeva suonare non solo bene, bensì molto bene, quasi quanto il suo maestro! — Nel dicembre del 1839 egli aveva 20 anni compiuti il 12 gennaio di quell'anno, ma nel curriculum inviato all'editore Silbermann nel 1856 Gutmann afferma d'essere nato nel 1820! La sua biografa non sottolinea la sorprendente discrepanza, ma si limita a mettere un punto esclamativo dopo la data nel testo della lettera.[10] O Gutmann non conosceva la sua data di nascita o, per una qualche ragione, mentiva. Una seconda discrepanza è nella data del suo viaggio con il padre alla volta di Parigi: a Silbermann dice che era il gennaio del 1834, mentre a Piccini riferisce che era febbraio.[11]
Nella lettera del 28 dicembre si parla del Divertissement sur 'I tuoi frequenti palpiti' dalla Niobe di Pacini composto da Liszt. Chopin faceva studiare questo brano al solo scopo di mantenere elevato il livello tecnico, la bravoure: «Vi prego – le dice Chopin –, continuate a studiare questo Divertissement; consideratelo un semplice esercizio per mantenere la bravoure delle vostre dita; vi sono molte e molte note, così studiatele». A Fr. Müller questo brano non piaceva e Chopin se n'era accorto: «... nemmeno a Gutmann – aggiunge – piaceva questo genere, ma è mio dovere farvelo suonare; si tratta della vostra tecnica, che non deve essere trascurata né da voi né da me, e quando lo suonerete, produrrà il suo effetto». Poi la Müller commenta: «Sono davvero molto contenta della citazione di Gutmann; non chiedo e non desidero null'altro se non che Chopin mi ritenga degna di seguire lo stesso percorso».
A Capodanno, scrivendo alle zie Lotte e Sophie, cita il condiscepolo: «Di Gutmann non ho niente da dire (se non che): è fortunato, suona meravigliosamente, e Chopin gli è affezionato...».
Sabato 4 gennaio 1840, altra lezione. Dopo il Notturno di Field n. 5, Chopin le fa suonare lo Studio n. 7: «”Ebbene, sono sodisfatto – commenta Chopin –; confesso che non è facile sodisfarmi, perché, se nelle mie composizioni non si suonano certe cose nel modo che desidero, non posso essere contento; ma voi mi avete ben compreso e ben espresso. Molto bene; è proprio così (che intendo)”». «Poi ho dovuto suonare ancora altri Studi, anche il nono, che Gutmann aveva eseguito così bene. La qual cosa ho ricordato a Chopin: “... ma voi lo suonerete bene, soltanto non così veloce, poiché la mano di Gutmann è estremamente grande, mentre la vostra è delicata; ma non importa. Ho rimproverato anche Gutmann per l'eccessiva velocità; si lascia andare troppo (il se pâme trop)».[12]
Domenica 26 gennaio Fr. Müller informa zia Lotte che la lezione del giorno prima, che era sabato, è saltata, perché, mentre lo aspettavano, è arrivata la notizia che Chopin non sarebbe potuto rientrare a casa. Lei teme vi sia lo zampino della Sand, la quale, siccome sabato il tempo era bello, lo ha indotto a fare un giro in carrozza. Poi, a pag. 3 della medesima lettera, a zia Sophie parla della lezione di mercoledì: «Siamo andate da Chopin. Prima di Chopin è arrivato Gutmann che mi ha chiesto di non incomodarlo: lui avrebbe letto ed io potevo solo continuare a suonare. [...] Finalmente Chopin è arrivato: non ha un bell'aspetto, è giallo come la cera; tutti i suoi movimenti sono più fiacchi, e tossisce molto più di prima. È dall'inizio dell'anno che sta meno bene e mi dispiace infinitamente. Ci ha salutato, poi ha chiesto a Gutmann: “E allora che cosa hai fatto? Hai composto? E che cosa?”. “Un'elegia”, gli ha risposto. “Cosa? Un'elegia? Ma questa non è musica”. “Ah! Che cos'è allora?”. “È poesia, amico mio. E che cos'hai fatto ancora?”. “Un capriccio”, è stata la risposta. “Va bene. Questo è musica. E che fanno le Mycielski? Che fanno quelle ragazze?”. “Proprio niente”, ha replicato. Allora Chopin si è voltato verso di me, scrollando le spalle, dicendo: “Che volete, se queste ragazze non studiano, non c'è niente da fare; sono mie compatriotte, è vero, ma che posso fare quando loro non fanno niente. Una volta una di loro mi ha suonato qualcosa, e male; ho creduto fosse colpa di Gutmann, è il loro insegnante; ma se non studiano, non posso rimproverargli nulla.” Gutmann ha poi detto che è da due lezioni che la maggiore dovrebbe applicarsi ad uno Studio di Moscheles, ma non impara un bel niente. Ho subito pensato a Plachy, che si lagnava sempre delle ragazze, che sono pigre; allora ho iniziato a suonare proprio il Rondò di Hummel. Poi Chopin ha detto a Gutmann: “Non è forse ben suonato? Ed è la prima volta che me lo suona.” Quindi lui ha suonato l'Introduzione: non capisco come Chopin possa eseguire tutto così, quando credo che non si eserciti affatto. Non saprei nemmeno quando avrebbe il tempo di farlo: compone molto, è strapieno d'impegni, e mi ha già detto più volte che ancora non vuole esercitarsi come si conviene, poiché la sua salute è ancora troppo gracile, eppure suona tutto con una perfezione, una bravoure ed una grazia, come se giorno e notte non avesse studiato altro che quel pezzo».
Da questa lettera apprendiamo che Gutmann sapeva essere sgarbato col gentil sesso e che Chopin passava a Gutmann gli allievi probabilmente meno adatti ad un insegnamento superiore, offrendogli così, più che un aiuto economico,[13] la possibilità di farsi un nome. A proposito degli allievi di Gutmann, nella lettera n. 77 del 6/7/8 marzo Fr. Müller, descrivendo la visita fatta alla famiglia Dumoncheau, composta da padre, madre e due figlie «molto semplici», precisa che la maggiore, Marie, studiava con Chopin, la minore con Gutmann, il quale è ancora citato nel resoconto della lezione di giovedì 5 marzo: Chopin chiede a Fr. Müller di suonare la Polonaise op. 22: Gutmann, che è presente, ascolta fino alla fine, poi se ne va.
La lettera del 21 marzo inizia così: «Scrivo già oggi perché sono seccata [...]. Il motivo è questo – mio Dio, lo sai bene –: oggi Chopin non mi ha dato lezione. Non aveva un bell'aspetto, ma sembrava essere più di cattivo umore che sofferente; si è scusato, ed ha promesso che, se avrà tempo lunedì, me lo farà sapere, ma non credo che lo farà. Sa Dio perché è di malumore, ed io dovrei ringraziare il cielo di non dover suonare da lui oggi, perché sarebbe un compito arduo». In effetti, recatasi da Chopin per la solita lezione, vi aveva trovato Gutmann che suonava il Concerto di Chopin. Su richiesta della Müller egli suonò poi lo Scherzo a lui dedicato. A quel punto giunse Chopin: «Avreste dovuto vedere – scrive Fr. Müller – il cambiamento del volto di Gutmann, non appena ha visto la fronte di Chopin corrugarsi: il viso gli si allungava sempre di più. Gutmann deve suonare il Concerto in una soirée, per cui credo che Chopin non mi abbia dato lezione per poterlo sentire ancora. Beh, se Gutmann ha dovuto suonargli il Concerto, allora buon appetito (guten Appetit)!».[14]
Ed è il 29 gennaio 1840 quando Fr. Müller incontra per la prima volta Georges Mathias: «Dopo le 4.00 è venuto un piccolo polacco con sua madre. Se avete tempo, (ci) ha detto Chopin, senza farsi sentire, ascoltate allora il ragazzo suonare: “Ha un magnifico talento (c'est un talent magnifique)”. Il ragazzino deve avere 13-14 anni: con molta flemma si è cercato libro e partiture per sedere più elevato, ed alla fine ha cominciato con l'Adagio del Concerto di Chopin. Ancora non mi sono ripresa dallo stupore: credo che non sappia proprio che cosa significhi trovare una difficoltà o suonare in modo disuguale o note false, tanto è sicura la sua esecuzione, calma, chiara e bella. Di lui parlerà di certo tutta l'Europa prima o poi. Quando ha finito, Chopin (gli) ha detto: “Molto bene, amico mio, ma tu sai che non siamo sempre d'accordo sulle sfumature; le note erano perfette, ma qui” ecc., ed ha iniziato a indicargli alcune cose sull'esecuzione. Noi ci siamo congedate, perché so che insegnante ed allievo preferiscono stare da soli. Mi dispiace di non aver preso nota del suo nome, ma lo chiederò a Chopin. Il piccolo artista sarà presto un grande artista!».
Anche Mathias, dunque, come Gutmann, impressionò positivamente e senza riserve la giovane viennese, la quale (lettera dell'8 febbraio) rivedrà G. Mathias giovedì 6 febbraio al Concerto offerto per gli abbonati alla Gazette musicale e scambia qualche parola con lui: lo definisce “il piccolo grande artista di Chopin”. Ma va rilevato un piccolo dettaglio che inquadra in qualche modo il carattere del ragazzo che si sistema il posto a sedere «con grande flemma (sehr phlegmatisch)». Di lui si riparlerà alla fine di ottobre (v. infra).
E veniamo all'importante lettera del 12 aprile. Fr. Müller accenna ai suoi umori altalenanti: «Riguardo a Chopin oggi sono di nuovo felice, ma anche davvero triste, perché egli è sofferente ed ha l'aria affaticata». Di nuovo, Chopin non stava bene; a causa della febbre era dovuto restare a letto per tre giorni. Ciononostante, fece sapere a Fr. Müller che sabato 11 l'avrebbe ricevuta. Ad attenderlo vi erano anche due signore (Damen) e la de Rozières, la quale riferisce alla Müller che alcuni allievi sarebbero stati, per così dire, ceduti. Ed infatti, quando Chopin arriva, si rivolge ad una delle signore con le seguenti parole: «“E a voi, Signorina, non potrò più dare consigli: non siete abbastanza avanti con gli studi, mentre io sono così sofferente che non ho il tempo che occorrerebbe dedicarvi. Vi manderò dal Sig. Gutmann: farete due o tre lezioni alla settimana e cercherete di trarne tutto il vantaggio possibile (Et à vous, Mademoiselle, je ne pourrais plus donner de conseils : vous n'êtes pas assez avancée, et je suis si souffrant que je n'ai pas le temps qu'il faudrait vous consacrer, mais je vous enverrai Mr Gutmann; vous prendrez deux ou trois leçons par semaine, et vous tacherez d'en tirer tout l'avantage possible)”». Chopin annulla anche la lezione della stessa Müller e lo fa in tedesco! «“Und Sie – rivoltosi a lei – bekommen heute auch keine Stunde, ich weiß Sie haben es nicht so nötig, und morgen wenn ich kann dann, wollen Sie? (A Voi non darò lezione nemmeno oggi: so che non ne avete poi così bisogno; se me la sento, vi va bene domani?)”».[15] Quindi, la Müller torna da Chopin domenica 12 aprile alle ore 13.00. Suona per circa un quarto d'ora, finché Chopin non si presenta: «Il suo aspetto non era peggiore di ieri, ma era molto avvilito per la sua perenne indisposizione, e tremendamente debole». Chopin domanda: «”Avete suonato con me il primo Studio [dell'op. 25]?”. “Mai”», risponde Fr. Müller. «”Ve l'ho suonato?”. “Nemmeno. L'ho sentito solo da Liszt a Vienna”. “Voglio provare a suonarvelo; tuttavia, la mia esecuzione sarà priva di vigore, poiché oggi mi sento troppo debole, ma vediamo”». «Ah, che meraviglia! – commenta F. Müller –. Non ho mai sentito le note cantare così; con Thalberg esse cantano, sì, ma solo nel mezzo-forte, con Liszt più o meno nei ritardando; con Chopin sempre: esse si amplificano fino al forte, e cantano ancora nel pianissimo. Ha notato però degli errori di stampa: “Ancora degli errori! Ma guarda un po'! Devo questo piacere al Sig. Gutmann. Tre anni fa gli avevo dato il mio manoscritto per farne una copia da destinare agli editori in Germania: l'ha fatta male e queste sono le conseguenze.”[16] Ho obiettato molto rispettosamente che spesso sono gli incisori (Kunsthändler)[17] i responsabili di tali errori. “No, non è colpa loro – ribatté Chopin –, poiché ho richiesto il manoscritto ed ho visto che l'incisione era esatta.[18] È Gutmann che non s'è preoccupato abbastanza. Ed io che mi fidavo di lui! Così ora non mi fido di nessuno, nemmeno di me stesso. Se penso a quanta pena mi davo, quanta attenzione ponevo, quando il mio maestro a Varsavia mi assegnava un compito; in questo modo lo facevo contento. Uno dei miei amici, Fontana, ottimo musicista, quando lo pregavo di copiare, di rivedere qualcosa, il risultato era perfetto, potevo contarci; ma Gutmann... è altra cosa.”». Poi Chopin chiese a Fr. Müller di suonare lo Studio n. 11. «Ero appena passata alla seconda pagina (sono 8 in tutto), quand'è arrivato Gutmann: il cuore ha sussultato ed ho dovuto fare appello a tutte le mie forze per proseguire con la dovuta calma, ma ci sono riuscita. “Aspetta un poco – gli ha detto Chopin –, siediti, ho qualcosa da dirti.” Gutmann è rimasto in piedi, si è chinato sul pianoforte ed ha iniziato a sfogliare la Gazette musicale; il che ha infastidito Chopin, il quale ha afferrato la rivista, l'ha presa e ha detto, tranquillamente invero: “Lascia stare!”. È stato sciocco [agire così] da parte di Gutmann. Chopin voleva sentire lo Studio senza interruzioni; Gutmann avrebbe dovuto aspettare senza disturbare, e leggere non era certo un atto cortese. Finita la lezione, Chopin si è fatto dare dal domestico l'indirizzo e ha detto a Gutmann: “Ecco, andrai a questo indirizzo,” e ha nominato le due Signore cui avrebbe dovuto dar lezione. “Sì, sì – rispose Gutmann –, domani mattina ci andrò certamente.” “No – replicò Chopin –, già oggi, per favore”. Si sono scambiati ancora alcune parole, poi Gutmann (Chopin era del tutto pacato nei suoi confronti), che si mostrava peraltro molto disinvolto, ha salutato, ha dato la mano a Chopin e se n'è andato. “Fa il grand'uomo,” [aggiunse Chopin]. “Ma, Monsieur, non è che, essendo grande e grosso, non ne abbia colpa?”. “No, no. Si bea del suo talento (il se pâme sur son talent);[19] lo si è lodato troppo; lo si è viziato; alla fin fine, son proprio io che l'ho viziato. Avete visto come s'è appoggiato al pianoforte, sfogliando la Gazette; non sopporto simili cose; è indelicato; non ha la minima delicatezza. Ma che volete: noi siamo tutti così”. “Non dite noi”, ho obiettato: egli s'è messo a ridere ed ha replicato: “Noi uomini; voi, siete dunque una donna”».[20] [...] Dopo aver suonato il sesto e il secondo Studio, siamo tornati al primo, quello sfortunato, con gli errori. «“Provate a suonarlo, l'avete studiato?” [mi chiese Chopin]. È naturale che potevo suonarlo; allora egli è andato a prendere una matita ed ha corretto tutte le note sbagliate. “Conoscete lo Scherzo che ho dato a Gutmann: l'ho pregato di copiarlo per Londra e vi ho trovato un gran numero d'errori”». La lettera prosegue, ma i riferimenti a Gutmann terminano qui, con gli errori nella copia destinata a Londra: un'informazione molto importante per ogni editore.
Nella lettera del 23/25 maggio 1840 vi è un interessante passaggio. Alle zie di Vienna, che evidentemente avevano consigliato alla nipote di procurarsi qualche allievo per il tramite di Chopin, Fr. Müller dice di non poterlo fare e che Chopin ha solo due categorie di allievi: la prima è costituita da studenti già avanti, cui solo Chopin può insegnare qualcosa; la seconda è rappresentata da quelli che vogliono prendere lezione da lui solo per il suo nome o per sentirlo suonare. La maggior parte se ne va, perché poi Chopin li indirizza a Gutmann, e non è questo quello che vogliono.
Nella lettera del 31 maggio Fr. Müller riferisce che, presentatasi mercoledì alle 9.00 per la solita lezione, Chopin non era disponibile: era di malumore;[21] quindi deve ritornare giovedì alle 10.30[22] e sceglie di eseguire la Sonata: «L'ho suonata tutta; solo che ad ogni pagina vi erano errori, errori così stupidi, accordi stravolti, due misure mancanti e poi due misure di troppo. “Devo tutto questo al Signor Gutmann, cui avevo affidato il mio manoscritto, ma che, essendo quanto mai preoccupato della sua toilette, non è riuscito a trovare il tempo per provvedere alla correzione. Preferisce guardarsi allo specchio, per aggiustarsi la cravatta e il gilet; insomma, è troppo giovane!” Potrei cavare gli occhi ai tedeschi per tutti questi errori. “Sapete allora quel che si dice? – proseguì Chopin –. Si accettano tutte queste sciocchezze, le si suona tali e quali, e poi dicono: ah, Chopin vuol fare l'originale. Ed è al mio allievo Gutmann che devo questo piacere. No, lui non è un artista (oh, il n'est pas artiste, lui)”».
Nella lettera dell'8 giugno Fr. Müller ribadisce che Celeste, la figlia minore dei Dumoncheau, studia con Gutmann.
Gutmann è nuovamente citato nella lettera del 27 giugno. Dopo l'Adagio del Concerto, Chopin fa suonare a Fr. Müller il Rondò; ella però precisa: «”Voi, Monsieur, mi scuserete, ma non suonerò la parte dell'orchestra: la suono ancora troppo rigidamente, ma la studierò.” Egli allora (ci) ha riferito che l'avrebbe suonato con Gutmann a due pianoforti e che vorrebbe fare la stessa cosa con me, quando l'avessi studiato per bene.»
Alla fine della lettera del 2 luglio, Fr. Müller ci informa che verso la fine di agosto Gutmann sarebbe partito per un giro di concerti in Germania .[23]
Dalla lettera del 2 agosto emerge che alla tecnica della Müller manca ancora la capacità di ben legare le note (la qual cosa manca anche a quasi tutti i pianisti d'oggidì, che cercano di legare con il pedale, a danno della qualità del suono che è data dal tocco). «Quando si sente suonare Chopin si ha l'impressione che le note cantino – scrive la Müller – e s'amplifichino per via soprannaturale, e non si coglie che è la pressione delle dita a produrre quell'effetto. Chopin ha detto che Gutmann ha lavorato parecchio per ottenere il legato delle note così come lo vuole Chopin, e che ora vorrebbe sentirlo anche da me».
Giovedì 6 agosto 1840 Fr. Müller riceve la visita della contessa Zoé de la Rüe, la quale, dopo averla sentita suonare, le dice che, se anche non avesse saputo che fosse allieva di Chopin, l'avrebbe capito subito, perché aveva fatto proprio il suo stile, ed aggiunge che «Gutmann, che ha sentito spesso, non l'ha mai del tutto sodisfatta, perché il suo stile non è quello di Chopin».
Verso la fine della lettera del 30/31 agosto Fr. Müller, dopo aver suonato Thalberg, nota che è già mezzogiorno. Quindi ella ricorda a Chopin quella tecnica esecutiva straordinaria che le aveva fatto sentire una volta – verosimilmente quella di abbassare alcuni tasti senza batterli, ma solo per far risuonare le corde.[24] «”Voglio mostrarla a Liszt – dice Chopin –, di certo saprà impiegarla”. “No, Monsieur – osserva Fr. Müller –, mostratela a Gutmann, è un vostro allievo; così si saprà che proviene da voi”. “Mm – mugugna Chopin –, il fatto è che Gutmann è pigro, non fa niente, o molto poco; certo, potrebbe fare molto, ma... no!”».
Nella lettera del 6 settembre Fr. Müller, sentendo arrivare Chopin, smette di suonare, anche per riposarsi un po'. Ma giunge il domestico, il quale le riferisce che Chopin la prega di continuare a suonare, mentre si fa tagliare i capelli: avrebbe sentito ogni nota. Lei non gradisce per niente, ma ubbidisce, e suona la Sonata, tutta, «dalla A alla Z». Terminato il taglio dei capelli, Chopin si fa vedere e le dice: «”Sono proprio contento. [...] Vi confesso, questa Sonata mi ha fatto piacere: era la prima volta che la sentivo senza interruzioni. Gutmann non me l'ha suonata prima della sua partenza. Dunque voi siete la prima; il Finale ha prodotto un grand'effetto: piano, cupo e leggero; bisognerà eseguirlo sempre così. Solo la Marcia era un po' troppo lenta e non abbastanza grandiosa”».
Oggetto della lettera del 7 settembre sono lo Studio di Liszt, Ricordanza, e le Fughe dal Clavicembalo bentemperato di Bach nelle varie edizioni. A parte le importantissime considerazioni che Chopin fa sulle Fughe – che tuttavia non sono oggetto del presente resoconto –, egli comunica a Fr. Müller di sapere che ella aveva studiato quella in mi bemolle maggiore del secondo libro: «”L'avete suonata qualche tempo fa; ero in camera mia, ma vi ho sentito”. “No,“ [ribatte lei]. “Allora dev'essere stato Gutmann: o voi o lui”. Pare dunque che Chopin faccia studiare Bach solo a noi due. Il che mi ha fatto impazzire di gioia».
Dalla lettera del 26 settembre apprendiamo che Gutmann ha studiato e ben eseguito la Fantaisie in mi bemolle maggiore op. 18 di Hummel.
Quando sabato 31 ottobre si reca a lezione, vi trova Mathias, il quale poi suona la Sonata al chiaro di luna, che però non la entusiasma. «Grazie a Chopin ha acquisito un'eccellente tecnica, ma la sua esecuzione non mi è tanto piaciuta, e Chopin gli ha ripetuto più volte:“No, non è così, non capisci (Non, ce n'est pas cela, tu ne comprends pas cela)”. [...] Al momento Chopin è freddo con Mathias; suo padre ha chiacchierato con me del più e del meno; quando gli ho detto che non restavo a Parigi, se n'è uscito con: “Ah, divulgherete il nome di Chopin in provincia.” “Signore, tornerò a Vienna”. “Allora siete tedesca!”, ed ha cominciato a parlare in tedesco senza smettere ed ho dovuto ragguagliarlo sugli artisti di Vienna, Czerny ecc. Finalmente, poi, è arrivato Chopin, vestito di tutto punto».
Dalla lettera dell'8 novembre veniamo informati dello sgarbo fatto a Chopin dal padre di Mathias. Sabato 7, l'editore Schlesinger aveva fatto pervenire a Fr. Müller due biglietti (poltrone) per il Concerto (offerto agli abbonati della Gazette musicale) di domenica 8, nel quale si sarebbe esibito Georges Mathias. «Sabato alle 11.00 eravamo da Chopin che è arrivato alle 12.30 con uno straniero. L'empio birbone ci ha blandito, ci ha pregato di perdonarlo [...], ci ha accompagnato alla porta ed è tornato nel salone». La scenetta descritta è divertente: mentre il domestico dà loro il mantello, Chopin sgattaiola fuori dalla camera da letto (era nel salone) e chiede loro: «”L'avete visto? È il mio editore di Londra, ed ora avrà quel che si merita – facendo marameo – per il 'sospiro' e il brano 'da salotto'”,[25] quindi si è congedato ridendo». «Oggi – prosegue Fr. Müller –, cioè domenica, ci siamo preparate e siamo andate dal reo diabolico folletto [scil. Chopin]. Mentre suonavo, è arrivata Mlle de Rosières e, dietro di lei, Chopin. Lui tossiva parecchio, quindi lei ha concluso: “Non vi curate abbastanza, dovreste amarvi un po' di più”. “Ma che dite? – ha replicato Chopin ridendo –. Io mi curo molto e mi amo quanto posso; quando tossisco, poi, mi adoro. In ogni caso, mie Signore, non vi farò lezione. Voi andate al concerto, vero? – rivolgendosi a me –. Quindi arrivereste troppo tardi; questa settimana vi darò tre lezioni. Quanto a voi, Mlle de Rosières, mi sembrate ancora troppo sofferente,” ed era vero, era stata malata e non aveva un bell'aspetto, “e non ho molto tempo. Mi scuserete, spero; sono dispiaciuto, ma...”. Che cosa vuoi fare: non lo si può biasimare, se dopo tanto tempo vuol godersi il primo spiraglio di sole; bisogna dargli ragione. — Abbiamo conversato abbastanza a lungo: Chopin ha saputo che Mathias suonava al concerto solo dalla Gazette musicale; giusto ieri sera il padre del ragazzo gli ha scritto che Schlesinger aveva insistito affinché lasciasse suonare suo figlio. Chopin ha commentato: “È perché ho detto a suo padre: se desiderate che vostro figlio diventi davvero qualcuno, non fatelo esibire troppo presto. Due anni fa ha studiato con me il Concerto di Weber; oggi lo suona in pubblico senza nemmeno avvertirmi e senza avermelo suonato; di certo ora avrei una miriade di osservazioni da fare che allora sarebbero state premature, ma il fatto è che il padre alcune volte vuole che il ragazzo sia mio allievo, altre volte preferirebbe che io fossi il suo. Fortunatamente il ragazzino ha molto cervello e, quand'anche lo si guidasse in modo errato, riuscirebbe sempre a cavarsela: possiede ottime qualità. Infine, andrete al concerto, l'ascolterete e mi direte come ha suonato”. [...] Siamo dunque andate al concerto, che si è tenuto nella sala del Conservatorio. [...] Mathias ha suonato insieme con Alard e Franchomme il Trio in si bemolle maggiore di Beethoven, quello che ho suonato con Jansa e Borzaga. Hanno preso il Primo tempo un pochino troppo lento, all'inizio, anche se dopo Mathias ha preso velocità, ma l'effetto non è stato bello. Chopin non ne sarebbe stato contento, nemmeno dei ritardandi; però ha suonato molto bene: eccellente il passaggio dei trilli, che Liszt[26] non ha reso così bene e gradevoli quanto Mathias; ma il pubblico è ottuso ed il Trio è stato accolto tiepidamente; hanno suonato solo il Primo tempo e lo Scherzo. Credo che Mathias si aspettasse maggiori applausi, e li avrebbe anche meritati; per questo ha perso un po' della sua compostezza, perché non ha suonato il Concerto di Weber con la dovuta calma; è piaciuto, sì, ma io so come Mathias sa suonare ed ho potuto rilevare che era impacciato; è stato un peccato che non abbia chiesto a Chopin il permesso di suonarglielo: glielo avrebbe migliorato moltissimo. Vorrei dir(gli) quello che Chopin dice spesso a me: “Vi sono stati momenti perfetti, ma l'insieme non è ancora abbastanza padroneggiato e rifinito”. So che nemmeno lui sarà contento di sé stesso, ma non gli importa: è piaciuto; (l'accaduto) può servire di lezione a lui e a suo padre, affinché la prossima volta chiedano consigli ed aiuto a Chopin. Alla fine ha anche suonato con Wolff una composizione a quattro mani dello stesso Wolff, indegna d'un allievo di Chopin, ma siccome Mathias è nipote di Wolff, questo pesa. [...]». — Le preziose informazioni contenute in questa recensione del concerto, sono tre: 1° lo sgarbo, come detto, del padre di Mathias nei confronti di Chopin, comportamento d'una volgarità tale che nemmeno l'insulto più elaborato saprebbe imitare; 2° l'incontro con Wessel, l'editore inglese, riguardante i titoli: probabilmente Chopin aveva seriamente minacciato di cambiare editore; 3° Mathias aveva studiato con Chopin il Konzertstück di Weber due anni prima, dunque all'inizio del 1838 il dodicenne ragazzino era già allievo di Chopin; e 4° egli era nipote di Wolff: la madre di Mathias, polacca, era forse la cognata di Wolff? Comunque sia, è lecito ritenere che le lezioni fossero cominciate almeno nel 1837, se non prima, ed il legame parentale con Wolff rende meno attendibili le affermazioni di Marmontel circa il cambio d'insegnante, che dev'essere stato deciso “in famiglia”, non dal solo padre.
Alla fine della lettera del 22 novembre Fr. Müller riferisce d'essere stata al concerto che s'era tenuto dai Kühn – M. Kühn dirigeva un collegio per ragazzi ove insegnava anche la moglie. Vi ha suonato l'insegnante di pianoforte del collegio, Leopoldine Drake, allieva di Gutmann: «Ha suonato in modo tale – scrive la Müller –, che, se Chopin l'avesse potuta sentire, avrebbe preso lei ed, insieme, Gutmann, e li avrebbe uccisi senza pietà».
Georges Mathias ricompare in chiusura della lettera del 29 novembre 1840 a zia Sophie. Dopo il rapporto della lezione, leggiamo: «A proposito, Chopin non dà più lezioni a Mathias: Charles ci ha detto che Chopin l'ha di sicuro mandato via; non so perché, ma deve esservi un buon motivo. Il padre è stupidamente borioso per via del figlio, e con Chopin non s'intendevano; questo l'abbiamo notato già da tempo, tuttavia devono aver offeso Chopin di recente, altrimenti l'avrebbe tenuto. Senza Chopin, però, Mathias non diventerà niente di speciale: peccato per lui!».
Nella lettera del 6 dicembre Chopin domanda: «”Che cosa avete suonato di Liszt?” Io ho recitato l'intera litania. “Bene, potete ancora suonare qualche suo Studio, ma non queste ottave: guastano la mano. Gutmann le ha suonate troppo, mentre ero in Spagna, e al mio ritorno non era più in grado di legare due note; ora s'è ripreso. Dunque, non queste ottave di Liszt.”». Chopin allude alle scale cromatiche da eseguire con le due mani ad ottave alternate.
Nella lettera del 13 dicembre Fr. Müller riferisce il giudizio del banchiere Auguste Leo: «Leo non impazzisce per Gutmann; trova che il suo modo di suonare somigli poco a quello di Chopin: “Ma, non so – dice –, Chopin ne è infatuato.” Ora, però, Chopin parla di lui molto poco, almeno con me», ma lo incontra nell'anticamera e scambia con lui quattro parole. Alla fine di questa stessa lettera apprendiamo che, quanto a Mathias, i legami di nazionalità tra la madre, Wolff e Chopin devono aver agito, poiché Fr. Müller scrive: «Alle 12.00 è venuto Mathias con sua madre, molto dimesso: Chopin si è lasciato dunque intenerire». Ma è in arrivo la rottura probabilmente definitiva.
Il 27 dicembre Fr. Müller scrive: «Erano proprio le 11.00 e, dopo l'iniziale scambio di saluti, Chopin ha detto: ”Probabilmente verrà il piccolo Mathias, ma lo rimanderò indietro; l'altro giorno ero qui ad aspettarlo e non è venuto; dunque oggi sarò io che non potrò”. “Allora Mathias ha fatto come me ieri,” ho detto con apprensione. “Perdonatemi mille volte, ma vi è una grande differenza – ha replicato –, e se arriva adesso, non posso, sono occupato con voi”. Ho di nuovo suonato il Finale [del Concerto di Kalkbrenner] e s'erano fatte le 12.00 e ¾ e Mathias non s'è visto [...]».
La lettera del 3 gennaio 1841 contiene un'affermazione importante, perché essa ci permette di affermare con certezza che lo Scherzo in do diesis minore non fu dedicato a Gutmann per ricompensa, cioè dopo la composizione, bensì fu scritto per Gutmann, pensando a Gutmann, ispirato da Gutmann. Durante la lezione del giorno prima, sabato 2 gennaio, Chopin prende in mano lo Scherzo, arriccia il naso e dice che non gli piace più, perché vi sono troppe ottave. «Io, però – scrive Fr. Müller –, ho protestato; gli ho mostrato lo splendido tema con gli accordi, che è pieno di potenza e grandiosità, e gli ho chiesto: “Come, Monsieur, questo non vi piace più?”. “Beh, allora, suonatemelo!” Per fortuna bene, andava bene: “Bene, bene,” ha detto; incoraggiata, quindi, ho proseguito. Nel frattempo è arrivata Mlle Duperré; ho suonato lo Scherzo fino alla fine ma ad ogni bel passaggio gli chiedevo: “E questo, Monsieur, ditemi, questo non vi piace più?”. “Non è male,” rispondeva ridendo! La Duperré non sapeva che l'intero brano è difficile ed il finale tecnicamente impegnativo (brillant): “Com'è difficile!”, ha detto. “Sì [– ha commentato Chopin –], è molto difficile e molto stancante, vi sono troppe ottave: è scritto per Gutmann, sapete, il colosso (c'est écrit pour Gutmann, vous savez, ce colosse)!”». Ecco, l'affermazione che lo Scherzo era stato scritto per Gutmann, è troppo chiara per essere messa in dubbio. Potremmo quasi dire che la dedica precedette la composizione.[27]
Durante la lezione di sabato 9 gennaio arriva Gutmann, il quale ascolta alcuni Studi di Cramer suonati dalla Müller e dice d'essere estasiato da quanto bene siano suonati; allora Chopin gli chiede se egli può suonarne uno così bene: all'inizio si ritrae, ma poi suona il 12° in la minore, «ma non molto bene – scrive la Müller –, vale a dire un po' manierato. (Un'incredibile fatalità: gli si screpola la pelle delle dita, come a te, cara zia.) A Chopin lo Studio non è piaciuto, nemmeno a me. Dopo che se n'è andato, Chopin ha detto : “La sua mano è troppo grande; è un peccato: due anni fa suonava molto bene; ora è baldanzoso (émancipé), dà molte lezioni; non so, forse è per questo che ha perso un po' del suo iniziale modo di vedere (manière de voir). Malgrado tutto...”, ed ho notato che Chopin si crucciava. In realtà Gutmann suona sempre bene, ma non come vuole Chopin e come glielo insegna».
Nella lettera del 17 gennaio 1841 a zia Sophie leggiamo: «Prima che Chopin arrivasse, Charles ci ha detto che egli ha dato il benservito a Mathias. Il padre è un insopportabile ebreo che già si crede grande per via del talento del figlio. Non hanno mai rispettato il giorno e l'ora che Chopin aveva fissato, cosicché egli non solo li aspettava invano, ma non poteva dare altre lezioni».
Sabato 6 febbraio 1841, mentre stanno parlando degli Studi di Cramer, arriva Gutmann, «che alla fine riesce sempre a metterlo di malumore (der ihn immer glücklich verstimmt)». Ha con sé un Trio di sua composizione che vuol mostrare al Maestro. Chopin gli dà una scorsa, si mette al pianoforte e suona un passaggio: «”Vedi, amico mio, qui non va bene, non è puro”. “È così veloce che non lo si nota,” ha replicato Gutmann, piuttosto risentito. “Se la pensi così, ti faccio i miei complimenti,” ha ribattuto severamente Chopin, restituendogli la partitura. Io avrei scaraventato quel villano fuori dalla porta. [...] “Questo Gutmann ha un amor proprio incredibile”, ha aggiunto Chopin,“ e pensare che sarei stato davvero felice di trovare un po' d'intelligenza in lui, che è stupido come un'oca”».[28] Il comportamento di Chopin, quanto mai misurato, dimostra altresì che egli – in accordo con l'opinione di Leo (v. sopra) – per una qualche ragione aveva davvero un debole per quest'allievo.
Il 30 maggio F. Müller riferisce: «Di Mathias non so nulla, non lo vedo più da dicembre e credo che non prenda più lezioni da Chopin. Incontriamo piuttosto spesso il padre, che mi lancia malevoli occhiatacce: mah, pazienza!»
Giovedì 3 giugno (lettera del 5), Chopin incrocia involontariamente due lezioni e, siccome Fr. Müller abitava più vicino, la fa tornare alle 1.00 dopo mezzogiorno. Alle 1.00 «la piccola Tschernischeff stava facendo lezione e suonava una Mazurca piuttosto bene. Nel salone vi era anche una signora con un ragazzo: era stata raccomandata a Chopin da Halévy e sperava che Chopin accettasse il figlio come allievo. Siccome non volevamo disturbare la Mazurca, siamo rimaste un po' nella sala da pranzo. [...] Poi nel salone abbiamo a lungo applaudito la principessa Tschernischeff, mentre Chopin parlava con la madre del ragazzo. [...] Allora il giovinetto ha suonato l'Invitation à la Valse di Weber, bene: si vede che capisce quello che suona; segue il metodo di Kalkbrenner, solo che fa delle smorfie, con la testa. Chopin, però, non l'ha preso, adducendo come scusa la partenza (per la campagna); gli ha chiesto però di farsi sentire di tanto in tanto, e gli ha raccomandato di suonare Clementi e di essere diligente. – Quando se n'è andato, Chopin (ci) ha detto di non voler più prendere dei ragazzi, perché, anche se hanno attitudini, i genitori non lasciano che il loro talento maturi e pensano solo a fare soldi: “Ho avuto tante di queste delusioni, come il giovane Mathias, che ho mandato via: se uno suona come non voglio, vi fa un torto enorme. A volte si crede di intravedere ammirevoli potenzialità, ma, arrivati ad un certo punto non si cresce più, come Gutmann, sapete,” ha detto Chopin, rivolgendosi verso di me. Tschernischeff ha chiesto chi fosse e Chopin le ha riferito che era un allievo, il quale prometteva molto bene, ma che da tre anni non andava avanti, che la sua bravoure lascia molto a desiderare, che sotto l'aspetto intellettuale non ne era contento: “Non capisco: non è un beota, conosce alcune lingue, legge, ma è troppo pesante”. “Schwerfällig (tardo),” ho detto. “Sì, è così, troppo... troppo... troppo infine...”. “Troppo tedesco – ha concluso la zia ridendo –, vero?”. “Ah, Madame, non siete riuscita a trattenervi – ha commentato ridendo –. Non avrei mai osato dirlo, anche se l'espressione che si usa è Schwab (svevo)”. Tschernischeff era molto divertita e si è fatta spiegare la differenza tra tedesco e svevo;[29] alla fine se n'è andata, ma contro voglia».
Durante la lezione di giovedì 19 dicembre 1844, Fr. Müller rivedrà Gutmann, «un vero signore (ganz gentleman)», ch'era venuto per chiedere a Chopin di potergli suonare le sue ultime composizioni.
Siamo così giunti alla fine della carrellata su Gutmann e Mathias. Erano entrambi molto dotati, ma il primo ad un certo punto si è fermato; il secondo, mal influenzato dal padre, voleva fare di testa sua. Entrambi hanno deluso Chopin, che, però, per Gutmann, nonostante fosse un pessimo copista, ha sempre avuto un debole, tant'è che, seppur a tempi alterni, rimasero sempre in contatto,[30] e Gutmann restò al capezzale del Maestro fino alla fine. Tutte le altre importantissime informazioni incidentali dateci dai fantastici Wochenberichte di Fr. Müller sono riferite più sopra e nelle note.
Concludiamo con una notizia che, ignota – crediamo – a tutti gli studiosi di Chopin, non piacerà ai bigotti, che purtroppo costituiscono la maggioranza.
Negli archivi della Prefettura della Polizia di Parigi si trovano, relativamente al sec. XIX, tre “registri di pederasti” – come s'usava dire allora –, il più ricco dei quali è stato pubblicato.[31] Nel foglio n. 70[32] troviamo cinque nomi: – Vallerend [scil. Pierre Edouard Vallerand de la Fosse], médecin rue Mesnard n° 12 (1847); – Micheot [scil. Claude François Michéa] médecin rue Mesnard n° 12 (1847); – Herard [scil. Pierre Érard] Facteur de pianos rue du Mail 13; – Gutmann, Professeur de piano rue Blanche 4 (1847); – Maréchal (Louis) rue du Bac n° 50 au 2e sur le devant la porte à gauche. C'est une tante qui fait faire des passes (voir son dossier septembre 1847). L'autore della biografia del dottor Michéa si chiede come sia stata possibile una tale segnalazione a carico dei due medici.[33] Ebbene, siccome il citato dossier Maréchal era stato costituito nel settembre 1847, lo stesso anno delle cinque segnalazioni contenute nel foglio 70 – quelle del foglio 71, infatti, menzionano il 1850 e il 1849 –, l'autore ritiene molto plausibile l'ipotesi che Vallerand de la Fosse e Michéa – e quindi anche Érard e Gutmann – frequentassero questo luogo d'incontri tenuto da Louis Maréchal in rue du Bac n° 50, secondo piano, porta a sinistra. Siccome il dossier Maréchal è andato distrutto nell'incendio del municipio di Parigi del 1871, l'ipotesi resta un'ipotesi, pur ben fondata. A carico di Gutmann, però, vi è un rapporto della polizia del 9 agosto 1853,[34] nel quale si precisa: «Il signor Gutmann, professore di piano, rue Blanche 4, è un celibe che guadagna dai 25 ai 30000 franchi l'anno, e frequenta solo persone distinte presso le quali va spesso a cenare. Che si dedichi alla pederastia è cosa certa, ma, siccome la sua professione gli consente di ricevere molti uomini a casa sua, nel suo quartiere non si può credere ch'egli abbia questa turpe passione. In questo momento è nel mezzogiorno della Francia col suo domestico e non rientrerà a Parigi che all'inizio dell'inverno».[35] Il nome di Gutmann riappare nel registro dei pederasti nel 1857: «Pianista; ha la passione della pederastia. Ha avuto per molto tempo un domestico di nome Louis che gli procurava dei giovani scelti principalmente tra i militari. Costoro ricevevano 10 fr di ricompensa. Abita in rue Blanche 4».
Gutmann morì a La Spezia probabilmente per insulto apoplettico. Ma perché era andato a La Spezia, dal momento che abitava a Viareggio? Ma vediamo che cosa scrive l'inviato:[36] «[...] Quest'uomo [scil. Gutmann] dava appena segno di vita. Un giovane, che lo accompagnava, gli teneva la testa appoggiata ad un ginocchio e con accento forestiero chiedeva soccorso. [...] [Gutmann] si era recato alla Spezia per visitare il Dandolo[37] [...]. Infatti si seppe che nella giornata si era recato a bordo della corazzata nella barca di un giovane marinaio, che riconobbe subito il viaggiatore, che aveva trasportato poche ore prima». E che cosa ci faceva il marinaio che ore prima l'aveva accompagnato? Era tornato indietro? E chi era il giovane dall'accento straniero che lo accompagnava? «Mentre, tornato dalla sua gita in mare – continua il giornalista –, passeggiava pei giardini, aspettando l'ora di recarsi alla stazione, il cav. Gutmann fu preso da un colpo di apoplessia fulminante». Ma oltre al giovane e al marinaio, vi era qualcun altro? Ecco come si conclude l'articolo: «Al servizio religioso [...] assisteva il sig. R. Dunky, il quale si era trovato insieme col Gutmann nel momento in cui egli fu colto da apoplessia, e che ebbe sempre pel Gutmann un'affezione di fratello». La malizia dell'inviato è palese: prima il giovane con l'accento straniero, poi il marinaio che l'avrebbe riportato a terra, infine l'amico fraterno Dunky (in realtà convivente). Sulla scorta dell'ultimo rapporto della polizia di Parigi, viene il sospetto che nei giardini lungomare si fosse costituito un quartetto di fiati, molto affiatato, un gruppo di studio insomma, che purtroppo provocò a Gutmann la forte emozione ferale...
Ovviamente, sorge spontanea la domanda: Chopin era al corrente di questa “debolezza” di Gutmann? Beh, è una domanda legittima, ma un po' troppo maliziosa: ogni lettore potrà darsi la risposta che maggiormente corrisponderà alla sua pruderie.


NOTE

[1] Uta Goebl-Streicher, Frédéric Chopin. Einblicke in Unterricht und Umfeld - Die Briefe seiner Lieblingsschülerin Friederike Müller, Paris 1839-1845, München-Salzburg (Musikverlag Katzbichler) 2018. Il solo difetto di questa pubblicazione è che non è stata pensata per gli studiosi non tedeschi. La copia diplomatica, infatti, pone molti ostacoli alla lettura di chi non è tedesco: l'ortografia della prima metà dell'Ottocento, le variazioni della grafia nelle medesime parole, l'interpunzione irregolare, taluni vocaboli unicamente viennesi, errori di scrittura della stessa Müller, la sintassi non letteraria, ma colloquiale, costituiscono vere e proprie barriere per chi, come noi, non è di madrelingua tedesca. Solo i brani in francese sono tradotti, piuttosto bene invero, in un tedesco letterario (secondo, però, la detestabile ortografia riformata).

[2] Ciò non significa che non le capiti di esprimere opinioni inopinate, come quando manifesta il suo giudizio su Rossini. Nella lezione di giovedì 29 ottobre 1840 (v. lettera del 31 ottobre) Chopin le fa suonare il Concerto in fa, tutto però, quindi anche il 'tutti'. «”No, non così – dice Chopin –: voi suonate il 'tutti' come il 'solo'; voglio sentire l'orchestra nel modo migliore possibile”». Per farle capire che cosa intendesse, Chopin si mette al pianoforte ed esegue il 'tutti'; poi aggiunge: «”Nessuno lo sapeva meglio di Rossini: quando accompagnava un cantante, si sentiva l'orchestra, tutta l'orchestra”». A questo punto Fr. Müller si stupisce ed esprime tutto il suo disprezzo per l'operista. Chopin, dal canto suo, rivela con la sua risposta tutta la sua intelligenza, la sua compostezza, il suo grande equilibrio e la sua benevolenza: «”Ah, ecco un giudizio tedesco – ha detto ridendo –; del resto [Rossini] si trova in un momento difficile, è vero”. “Non è certo per questo, Monsieur; egli non aveva altro scopo che quello di fare effetto; sacrificava la scienza e l'arte per piacere a tutti, e poi, da quando sono al mondo, continuo a sentire queste cose, queste arie ecc. al punto che mi sembrano detestabili”. “Sì, lo credo. Vedete, Rossini come compositore d'opera, canto e melodia intendo, è il più gran genio dei nostri giorni, ma un centinaio di persone si sono agghindate con i suoi abiti, l'hanno imitato ed il suo genere è divenuto piatto e dozzinale. Certamente il solo scopo di Rossini era quello di fare effetto ed è sovente criticabile, ma nell'Otello, per esempio, troverete passaggi degni del più grande dei maestri, e il Guglielmo Tell! Chi di questi tempi scriverà così? Nessuno, siatene convinta. D'altro canto, so che ai tedeschi Rossini non piace per niente. Tuttavia, voi dovete suonare questo 'tutti' tanto bene quanto lui”». Al che Fr. Müller non aggiunge alcun commento...

[3] E. Sławińska-Dahlig, Adolphe Gutmann - ulubiony uczeń Chopina [Adolphe Gutmann, l'allievo prediletto di Chopin], Warszawa (NIFC) 2013.

[4] Infatti, Wilhelm von Lenz, nel suo affondo contro Gutmann, riferendo le parole di Chopin, scrive solo: «”Er habe sich ihn erzogen”, sagte er (“L'aveva istruito lui”, diceva)». Ci sia consentito aggiungere qui che la traduzione italiana dell'intero passaggio non pare corretta. Lenz scrive: «Gutmann lobte Chopin als den Pianisten, der ihm seine Kompositionen am meisten zu Dank spiele! Das war stark! “Er habe sich ihn erzogen”, sagte er. Das war stärker, er, einen Riesen!». La versione italiana (Sellerio 2002, p. 99) recita: «Chopin lodava Gutmann come il pianista che interpretava meglio di tutti le sue composizioni. Lui stesso ne aveva curato l'educazione, diceva. Ma il gigante era lui, Chopin!». La traduttrce, come si rileva, omette sia Das war stark!, sia Das war stärker, e concorda einen Riesen, un accusativo, con er, soggetto! W. von Lenz vuol essere sarcastico: «(Era proprio) Gutmann (che) Chopin lodava come il pianista che suonava le sue composizioni contentandolo più di tutti! Quest'era grossa! “L'aveva allevato lui”, diceva. Quest'era (ancora) più grossa: lui (aver allevato) un gigante!». Nella traduzione italiana, dunque, la feroce ironia di Lenz verso Chopin stesso, scompare. Occorre peraltro aggiungere che le traduzioni inglese (Schirmer 1899, p. 70) e francese (Flammarion 1995, p. 86), pur non essendo errate, possono risultare ambigue, dacché in «he, a giant!» o in «lui, un géant!» i termini giant/géant, non essendo distinti dal caso accusativo – come lo sono in tedesco –, si prestano ad essere intesi come apposizione di he/lui, come ha inteso la traduttrice italiana!

[5] Antoine Marmontel dedica al “collega” Mathias un capitolo elogiativo in Virtuoses contemporains, Paris (Heugel) 1882, pp. 136÷149, cui va aggiunta una coda pubblicata in Histoire du piano, Paris (Heugel) 1885, pp. 377÷378. Egli riferisce che G. Mathias nacque il 14 ottobre 1826 e che studiò dapprima con Keller, un allievo di Kalkbrenner, quindi «per più anni fu l'allievo assiduo e docile di Kalkbrenner» (p. 137), finché nel 1838 fu presentato dal padre – di cui esalta la figura – a Chopin, il quale curò l'educazione pianistica del piccolo prodigio per sette-otto anni (p. 139). Vedremo come alcune di queste affermazioni non siano rispondenti al vero. Cf. anche J.-J Eigeldinger, Chopin vu par ses élèves, Paris (Fayard) 2006, pp. 221÷222, il quale ha intuito che qualcosa non quadra, poiché termina il suo schizzo biografico come segue: «Sarà il caso di mantenere un certo riserbo quanto al tono dei suoi “Ricordi” apparsi a puntate in Le Monde musical [...], redatti con una scrittura rilassata che tradisce una strana autosodisfazione». Del resto, sul valore dell'intelligenza critica di Marmontel, inversamente proporzionale all'impressionante rettorica – tipicamente francese – che infarcisce d'ogni ben di dio la sua prosa, bastano due citazioni: la prima, alla fine del suo ritratto di Chopin in Les pianiste célèbres (Paris [Heugel] 101888, p. 19), quando afferma di non voler stabilire «un confronto tra Chopin e le aquile dal volo potente che i primi colpi d'ala hanno portato sulle cime più alte»; la seconda (ibid. p. 38), laddove confronta Chopin e Heller: «Ma – scrive –, senza sminuire (sans amoindrir) la gloria di Chopin, crediamo giusto dire che questi due grandi artisti [...] rappresentano due nature differenti, due temperamenti essenzialmente distinti». Capito? Chopin non era certo un'aquila e, senza sminuire Chopin, Heller era un'altra cosa! Bisogna riconoscere a Mormontel l'abilità del grande pasticciere che ti presenta una invitante Sachertorte, al cui interno, però, non vi è traccia di marmellata d'albicocche, ma d'altro..., e, quando te ne accorgi – se te ne accorgi – ne hai già deglutito un boccone: troppo tardi per sputarlo!

[6] Cf. E. Sławińska-Dahlig, op. cit. p. 47.

[7] Secondo Eigeldinger (p. 216) «Gutmann, più di ogni altro, doveva essere entrato in intimità col maestro, il quale – fatto dei più rari – gli dava del tu» (si veda, a riprova, la lettera di Chopin a Gutmann dell'aprile 1841). Qui, però, stando alle parole riferite da Fr. Müller, Chopin usa la forma di cortesia: un evidente riguardo verso Gutmann di fronte ad una estranea, qual era in quel momento Fr. Müller, perché dalla lettera del 26 gennaio (v. infra) Chopin passerà al tu.

[8] Hermann Cohen (1820-1871), pianista tedesco.

[9] Non siamo riusciti a trovare una traduzione più sensata di: und auch ich müsse dann Gutmann spielen.

[10] Cf. E. Sławińska-Dahlig, op. cit. p. 48.

[11] Cf. Giulio Piccini, Adolfo Gutmann. Ricordi biografici, Firenze (G. Polverini) 1881, p. 7. È pacifico che tutto quel che il Piccini scrive, dev'essergli stato giocoforza riferito da Gutmann stesso, di cui era amico e che allora viveva a Firenze. Vale la pena confrontare l'episodio dello Scherzo eseguito davanti a Moscheles. Dopo il suo rientro a Parigi nel tardo pomeriggio o la sera di venerdì 11 ottobre (era partito il giorno prima alle 5 di mattina), lunedì 21 ottobre Chopin è ospite del banchiere Leo, ove incontra Moscheles, il quale desiderava conoscerlo. Dopo alcuni giorni, «previo appuntamento – scrive Moscheles –, abbiamo fatto visita a Chopin [...]. Vi era solo la contessa O(breskova) di Pietroburgo [...] ed alcuni signori. Gutmann, ottimo allievo di Chopin, suonò dal manoscritto lo Scherzo in do diesis minore; Chopin stesso eseguì dal suo manoscritto la Sonata in si bemolle minore con la Marcia funebre» (cf. Aus Moscheles' Leben, hg. von seiner Frau, II, Leipzig [Duncker & Humblot] 1873, p. 39÷40). Ed ecco, di contro, quel che Gutmann raccontò a Piccini: «Lo Chopin era tornato a Parigi da soli due giorni. La mattina del terzo giorno mandò a svegliare il Gutmann per tempissimo, facendogli dire di andar da lui più presto che potesse. Il Gutmann, spaventato, credendo si trattasse di qualche cosa di grave, corse a casa dello Chopin. Lo trovò tranquillamente seduto sul letto, che lo aspettava. – Scusa, caro Gutmann – disse il maestro – se ti ho disturbato; ho ricevuto un biglietto dal Moscheles nel quale mi dice il piacere che ha provato sapendomi di ritorno a Parigi e mi avverte che verrà da me oggi alle cinque per udire le mie ultime composizioni... Sono sempre troppo debole per suonare davanti a lui i miei pezzi. Suona tu, caro Gutmann; lo Scherzo mi preme più di tutto. E lo Chopin porgeva al suo scolaro favorito lo Scherzo [...]. Il Gutmann esitava. Fino a quel giorno lo Chopin aveva sempre suonato da sé le sue composizioni dinanzi al temuto e terribile critico Moscheles: e quel pezzo è irto di tante difficoltà!... Ma si mise al pianoforte dello Chopin, vi passò molte ore, e quando giunse il signor Moscheles il giovane discepolo suonò a memoria lo Scherzo. Lo Chopin lo ascoltava con un'aria di beatitudine, agitava la testa in segno di approvazione, e quando ebbe finito, disse al Gutmann, in presenza del Moscheles: – Tu hai suonato meglio di me, ci hai imparadisati e per compensarti dedico a te lo Scherzo –. E lo Scherzo porta in fronte il nome del Gutmann» (cf. Piccini, op.cit. p. 8÷9). A parte le esagerazioni che l'autore potrebbe aver introdotto di testa sua, i dettagli, a cominciare da quello della “camera da letto”, non può certo esserseli inventati. Vedremo più sotto che lo Scherzo non fu dedicato a Gutmann per ricompensa, come scrive anche Eigeldinger.

[12] Uta Goebl-Streicher traduce: er spielt sich zu sehr auf, cioè «si dà troppo delle arie», ma se pâmer non significa 'darsi delle arie'. Connesso etimologicamente col nostro 'spasimare' significa, secondo il Robert, devenir, être en quelque sorte paralysé sous le coup d'une émotion, e per estensione, come qui, s'abbandoner à des très vifs transports, dunque 'lasciarsi andare' 'cedere ad un'emozione'. Il qual significato è perfettamente congruo con l'eccessiva velocità: Gutmann non si controllava, si lasciava trascinare dall'emozione.

[13] Con la morte del padre (marzo 1837) Gutmann doveva aver ereditato la sua parte. Nel 1858, egli acquistò all'asta una proprietà sita a Le Vésinet, nella periferia occidentale di Parigi, che rivendette nel 1864 (cf. E. Sławińska-Dahlig, op. cit. p. 25 e n. 9). Vedremo più sotto che le sue entrate erano stimate, verso la fine degli anni 1840, tra i 25000 e i 30000 franchi.

[14] Si noti che questo guten Appetit! dimostra la spontaneità priva di tortuosità di Fr. Müller e, di conseguenza, la sua attendibilità: è stizzita e non lo nega.

[15] Questa è forse la prima prova diretta del fatto che Chopin sapesse parlare correntemente il tedesco.

[16] Dunque, ora sappiamo che l'antigrafo utilizzato da Breitkopf per l'op. 25 era una copia preparata da Gutmann: un'informazione preziosa per i futuri editori degli Studi (l'argomento richiederebbe molte altre osservazioni, non qui però).

[17] Propriamente Kunsthändler è il 'commerciante d'arte', l'antiquario. Tuttavia, nel Wörterbuch dei fratelli Grimm, si specifica che il vocabolo significa altresì Kupferstichhändler 'colui che tratta calcografie', insomma calcografo, incisore. La risposta di Chopin conferma appieno questo significato.

[18] Altra informazione importantissima, la quale ci permette d'individuare la misura, che è la n. 25. Infatti, nella m. 25 vi sono due bemolli (segnati dalle freccine) inseriti di tutta evidenza durante la revisione delle bozze fatta dal correttore tedesco; ciò significa che, prima di quell'arbitraria aggiunta, il testo era corretto, come dice Chopin. Il solo editore moderno che nel testo principale non aggiunga i bemolli è Paul Badura-Skoda (Mikuli li accoglie; Rudorff, 1899, li mette tra parentesi), il quale, però, crede che detta aggiunta sia dovuta a Chopin, perché ritiene inverosimile «che lo scrupolosissimo (peinlich gewissenhaft) incisore tedesco abbia introdotto una tale sottigliezza di propria iniziativa». Se non è stato l'incisore, dobbiamo chiamare in causa un correttore. Ekier considera primitiva la versione senza i bemolli e la propone in nota come variante! Ma se è una prima versione, come può essere una variante!? Se Ekier fosse stato un filologo, avrebbe dovuto sapere che in filologia esiste un principio fondamentale, quello della lectio difficilior, che insieme col significato del contesto avrebbe dovuto orientarlo verso la soluzione giusta. Chi capisce il linguaggio musicale, dovrebbe anche capire che qui la modulazione sulla tonica di re bemolle, non direttamente dalla settima diminuita, bensì per il tramite liberatorio della settima di dominante, è prematura, fuori luogo: non è ancora il momento. Siccome, però, il significato del contesto non è capito, tutti suonano la modulazione con i la bemolle. Ora, grazie a quanto Chopin rivela a Fr. Müller, possiamo evitare inutili discussioni con chi non conosce il linguaggio musicale. Ma se ancora non bastasse, ci soccorre il manoscritto perduto, proveniente dall'album di Maria Wodzińska, ma riprodotto da Binental nei suoi Dokumente (qui a sin.): vi si può vedere un bel bequadro premesso all'ultimo la della m. destra!!! Nessun pianista, Badura-Skoda compreso, suona la versione corretta!

[19] Di nuovo la traduttrice austriaca rende se pâmer con sich brüsten, che è sinonimo di sich aufspielen (v. supra n. 12). 'Darsi delle arie' è un comportamento rivolto all'esterno, al prossimo, e non è questo il senso: Chopin vuol dire che Gutmann s'è invaghito del suo talento, non controlla l'emozione che gli procura il sapersi talentuoso.

[20] Si noti la pronta replica rivelatrice dell'acuta intelligenza di Chopin.

[21] Ancorché questo malumore non abbia nulla a che vedere con Gutmann, crediamo utile chiarire le ragioni di codesto stato d'animo, poiché conferma quello che abbiamo sempre sostenuto circa la presunta folle passione che avrebbe unito una delle coppie d'amanti più famose. Fr. Müller aveva rilevato che lo stato di salute era quello solito e comunque non tale da giustificare il rinvio della lezione; ma quella notte aveva sognato – fenomeno non infrequente nei soggetti nati dopo il solstizio d'estate – che la Sand avesse fortemente contrariato il musicista; di qui, «come l'ho visto appoggiato al pianoforte coprendosi la fronte e gli occhi con la mano, quel sogno mi è tornato così vivido alla mente che, sebbene non parli mai con lui di queste sciocchezze, gli ho detto: “Raccontavo questa mattina a mia zia d'aver sognato che voi eravate angariato da qualche contrarietà, da qualche dispiacere.” (Si noti che Fr. Müller non riferisce d'aver sognato la Sand...) Egli ha subito alzato gli occhi e mi ha guardato del tutto stupito: “È vero, è proprio così: avete sognato la verità.”» Nella conversazione che segue, Chopin rivela la causa del suo stato d'animo. Giravano voci circa l'interesse che la Sand aveva in quel periodo – e chi conosce anche solo un poco la Sand sa bene di qual tipo d'interesse si tratti – per un certo principe russo, e Fr. Müller vi accenna nella lettera del 21 marzo. Dice Chopin: «”Vi confesserò che cosa mi ha importunato. Un niente, ma sono così: tutto mi irrita, tutto mi agita e mi sconvolge; ed è per questo che non voglio darvi lezione oggi, perché mentre voi stareste suonando, io avrei il pensiero altrove. Sapete qual è la causa? Ebbene, è la vista d'una persona che per me ha un aspetto così sgradevole ed è d'una vuotezza... no, è incredibile, e si trovava piantata lì”. Il solo ricordo – commenta la Müller – gli offuscava di nuovo il volto. Ed ho pensato: quest'è lo stupido russo». Dunque, altro che amanti! La Sand stava avvinghiata a Chopin per la sua fama, ma quanto al resto, si dava da fare... E Fr. Müller l'aveva ben compreso: nella medesima lettera, infatti, scrive che la Sand «altro non è che una civetta stupida e malvagia».

[22] Chopin, resosi conto d'essersi esposto un po' troppo, cerca di tirare i remi in barca: «Sovente, quando il cuore si gonfia, la bocca straripa e tradisce quel che non avrebbe mai voluto dire». D'altro canto sapeva che Fr. Müller e la zia Guglielmina erano d'una discrezione a tutta prova.

[23] Di questa tournée non v'è traccia nella citata biografia.

[24] Ne abbiamo fatto cenno nella Prefazione alla nostra edizione del secondo libro dei Préludes, disponibile in questo stesso sito.

[25] Allusione agli stupidi titoli dati da Wessel, l'editore inglese, alle sue composizioni.

[26] Liszt aveva suonato questo Trio a Vienna due volte nel 1838 e nel 1839 (cf. Uta Goebl-Streicher, op. cit. p. 373 n. 9).

[27] Anche la nota dell'editrice sembra esprimere, forse involontariamente, il medesimo convincimento: «A. Gutmann era di corporatura molto grossa ed aveva mani sorprendentemente grandi, per le quali lo Scherzo n. 3 op. 39 con i suoi passaggi di ottave era fatto apposta (zugeschnitten, propriamente 'ritagliato su misura')», cf. Uta Goebl-Streicher, op. cit. p. 421 n. 13.

[28] Evidentemente Chopin non conosceva le oche!

[29] Schwabe, svevo, è una qualificazione spregiativa per 'tedesco grossolano, di grossa pasta, zotico'; pare usata soprattutto dagli svizzeri. Anche noi italiani abbiamo un termine analogamente spregiativo per 'tedesco': crucco.

[30] Vi è una lettera di Chopin a Gutmann, datata Parigi 28 ottobre 1845, con la quale egli trasmette al suo allievo un gran numero di lettere. La biografa di Guttmann ne deduce che «Gutmann fece dunque da intermediario per la consegna delle undici lettere indirizzate a vari destinatari» (cf. E. Sławińska-Dahlig, op. cit. p. 112). In realtà si tratta di lettere di raccomandazione atte a favorire la tournée di concerti che Gutmann s'era proposto d'intraprendere (come ha ben inteso Eigeldinger, cf. Chopin, âme des salons parisiens, Paris [Fayard] 2013, p. 28). La nota più sorprendente che si ricava da questa lettera è che Chopin smosse cielo e terra per ottenere ogni raccomandazione possibile per il suo allievo, per il quale, evidentemente, aveva accantonato ogni forma di riservatezza!

[31] Jean-Claude Féray, Le premier registre infamant de la Préfecture de police Paris au XIXe siècle, suivi d'un Dictionnaire... et d'annexes, Paris (Quintes-feuilles) 2012.

[32] Cf. J.-Cl. Féray, op. cit. p. 85.

[33] Cf. Jean-Claude Féray, L'impossible conciliation ou la vie heroïque du Dr Claude-François Michéa, Paris (Quintes-feuilles) s.d. (ma 2015), pp. 52÷53.

[34] L'anno 1853 è un molto probabile errore di scrittura o di lettura, perché Gutmann fu ospite della Sand nel 1855 per pochi giorni e nel 1856 per circa un mese.

[35] Dans le midi de la France equivale a dire 'a Nohant, nella dimora della Sand'. Il primo documento epistolare che collega G. Sand a Gutmann è una lettera del 12 maggio 1847 che la romanziera decise, chissà a quale scopo, d'inviare a Gutmann (cf. CGS, édition de G. Lubin, VII, p. 698÷699). Siccome non conosceva l'indirizzo del destinatario (sempreché dica il vero), allega la lettera a quella indirizzata a Grzymała lo stesso giorno (cf. ibid. p. 701), pregando quest'ultimo di farla pervenire a Gutmann non in presenza di Chopin (ne le lui remets pas en présence de Chopin). In essa la Sand cerca, come al solito, di dare di sé la più santa e pura delle immagini, ma questa è solo la cornice. Una frase merita d'essere riferita: «Grzymała mi scrive così buone parole di voi, riguardo alla tenerezza con la quale mi avete tutti sostituita con lui [scil. Chopin], e soprattutto voi, che voglio dirvi che lo so, e che il mio cuore ne terrà conto seriamente e per sempre» (cf. ibid. p. 698). Questa frase è enigmatica nel più puro stile sandiano: da un lato ella afferma tra le righe che, per sostituirla, non bastava una persona, dall'altro che, fra tutti, è soprattutto lui, Gutmann, che l'ha sostituita e aggiunge che lo sa! Siccome la virago non scrive mai nulla a caso, dobbiamo chiederci quale fosse lo scopo di una tale lettera. Sappiamo bene con quanta diabolica abilità riuscisse nei suoi intenti: si veda, ad es., con quali artifici convince Emmanuel Arago che Solange e Chopin erano amanti (cf. op.cit. VIII, p. 49 n. 1: e vi sono ingenui bamboccioni che le credono). G. Lubin sostiene che Gutmann «continuò a corrispondere con G. Sand fino al 1872 almeno» (op.cit. VII, p. 806), ma più che corrispondere, essi erano in contatto; la sola lettera (?) da Nohant, la seconda, ancorché non ritrovata, è di fine giugno 1855 (cf. op. cit. XIII, p. 215). Quando la scrittrice risiedeva a Parigi è molto verisimile che comunicassero tramite biglietti come quelli recuperati da Lubin (uno del 12 dicembre 1855, op. cit. XXV, p. 925, e l'altro del 31 gennaio 1856, ibid. p. 928). Ma che cosa legava questi due personaggi? Ebbene, alcuni passaggi della Correspondance, permettono di fare chiarezza e di apprezzare la lungimiranza della romanziera. Il 10 gennaio 1856 la Sand scrive all'attrice Sylvanie Arnould-Plessy: «Penso che domani saremo in troppi per resistere senza soffocare nel mio piccolo misero appartamento. Che ne dite se [...] veniamo a respirare da voi? E mi autorizzate a presentarvi Lambert, Borie e forse Gutmann, a cui avevo dato appuntamento da me? È un musicista molto capace e un eccellente ragazzo, uno dei miei figli da quand'era bambino». Il 24 dello stesso mese a Émile de Girardin conferma la riunione di mercoledì: «... Mi sono permessa d'invitare a cena Gutmann. È uno dei miei figli e suonerà il pianoforte. Pensa lui ad inviare lo strumento». Tanto basta per capire che la Sand utilizzava Gutmann come divertimento musicale offerto agli ospiti non solo per le sue cene, ma anche quando andava a cenare da altri. Il che è perfettamente coerente con quanto riferito dal rapporto della polizia. Ecco spiegato il primo motivo della loro relazione. Ma ve n'è un secondo, meno evidente ma altrettanto chiaro. Il 24 giugno 1855 la Sand scrive all'agente di borsa Mirès, ambiguo figuro come tutti gli agenti di borsa di successo (cf. op. cit. XIII, p. 211÷212 e 704), per un consiglio; nella lettera a Émile Aucante dell'11 maggio 1856, però, ella conclude che «se Mirès è partito senza pensare a me, non vi è alcun motivo di attendere da lui una risposta. Consigliate a Maurice di consultare Gutmann» (cf. op. cit. XIII, p. 613). Ma che cosa c'entra Gutmann? La risposta a questa domanda ce la dà la lettera al figlio Maurice del 20 maggio 1856: «Conto subito su di te, dal momento che non conti più su Mirès. [...] Affida i tuoi affari a Gutmann: se ne fa carico volentieri e digli di venire poi a trovarci». Ecco rivelato il lato meno noto di Gutmann, ma che giustifica l'elevata rendita citata nel rapporto della polizia: Gutmann sapeva ben gestire il suo denaro. E la Sand l'aveva da tempo capito! Ella non si sarebbe mai sognata di consigliare all'adorato Maurice di affidare le di lui finanze ad uno della cui capacità non fosse assolutamente certa. Probabilmente Gutmann curava anche gli interessi di Solange, con la quale arriva a Nohant il 3 luglio 1855, per festeggiare il compleanno della scrittrice (5 luglio), e ripartire tutti insieme, anche con Maurice, l'8. Quindi Gutmann non trascorse l'estate a Nohant nel 1855, come scrive la sua biografa (cf. E. Sławińska-Dahlig, op. cit. p. 25); e nel 1856 vi rimase da giugno (il 27 la Sand conferma a Solange che «Gutmann è qui») fino al 28 luglio, per poi recarsi in una imprecisata località termale (pour les eaux, cf. GSC XIV, p. 36 e n.2 ; durante la permanenza egli aveva lamentato dolori di “reumatismo acuto [rhumatisme aigu]”). In conclusione Gutmann era manipolato dalla Sand per gli interessi privati di lei.

[36] Cf. "La Nazione" del 28 ottobre 1882, p. 2, col. 6.

[37] In realtà le navi da guerra erano due, la Duilio e la Dandolo, ma il repoter cita solo la Dandolo, il cui significato in italiano è di tutta evidenza. La malizia del giornalista serpeggia per tutto l'articolo. Con molta probabilità egli aveva raccolto svariati pettegolezzi.

[2021 © trad. di Franco Luigi Viero]