Quattro chiacchiere sull'astrologia.



QUESTA chacchierata non si propone di insegnare come si faccia un oroscopo. Essa è dedicata a coloro, i quali vorrebbero potersi fare un'idea di che cosa sia l'astrologia che ci è stata trasmessa dal passato, senza dover affrontare gli aspetti più o meno tecnici, più o meno corretti, più o meno alterati, più o meno "rinnovati", che oggi il mercato librario e internettiano propongono. Alla fine, sarà il Lettore a decidere autonomamente se l'astrologia sia una scienza, un'arte o una beffa. Se questa nostra sommaria esposizione avrà contribuito a stimolare la formazione di un'opinione autonoma sull'argomento – non importa se positiva o negativa –, avremo raggiunto il nostro scopo.
La bibliografia, per così dire popolare, è sterminata e quella dotta, pubblicata cioè dai 'lampioni' che occupano gli scranni universitari, non è da meno: si tratta soprattutto di tonnellate di carta ed inchiostro percorse e frastagliate da fiumane di stupidaggini sia che gli autori siano sostenitori sia che siano detrattori di quest'arte. Tuttavia, è un obbligo e un piacere da parte nostra segnalare che alcune delle concatenazioni simboliche qui esposte (v. infra ai punti 8. e 10.) sono già state rilevate nell'ottimo Astrology, The Divine Science – già da noi più volte citato – scritto da Marcia Moore e Mark Douglas.
Dare un'idea sintetica in breve spazio è un'impresa a dir poco ardua; quindi cercheremo di offrire una sintesi comprensibile soprattutto ai non praticanti. (Le citazioni servono ai più... curiosi, che volessero verificare alcune nostre affermazioni.)


Che cosa studia l'astrologia?
Alla base del­l'a­strologia, per quel che abbiamo potuto capire in più di quarant'anni – anche se le dedichiamo davvero troppo poco tempo –, sta lo studio delle corrispondenze costanti tra il cielo stellato e il mondo sublunare.
Che cosa intendiamo per corrispondenze costanti? Facciamo un esempio molto semplice. Una persona di nostra conoscenza qualche anno fa adottò un cane, un meticcio, che crescendo, dopo un certo tempo, di tanto in tanto ululava, apparentemente senza motivo e ad intervalli irregolari. Una volta, però, la proprietaria, dopo l'ulul­ato sentì una sirena dell'ambulanza e si ricordò che, forse, questa combinazione l'aveva già sentita prima, ma senza farvi caso. In seguito, ella ebbe la conferma che il cane ululava un certo numero di minuti prima che si sentisse la sirena dell'ambulanza. Questa è una semplice correlazione che può ben essere definita una corrispondenza costante. Gli studiosi di astrologia hanno fatto e dovrebbero fare esattamente questo: osservare il cielo, osservare gli accadimenti sulla Terra e scovarne le corrispondenze costanti.

1. La parola astrologia.
Il nostro vocabolo 'astrologia' deriva dal latino astrológĭa, che a sua volta è un prestito dal greco ἀστρολογία.
Molti hanno affermato e affermano che 'astrologia' ed 'astronomia' anticamente fossero sinonimi, ma è un'informazione inesatta.
L'Etymologicum Gudianum, un lessico tardo, di epoca bizantina, ma che raccoglie materiali antichi, precisa ([De Stefani] p. 220): «Astrologia differisce da astronomia: astronomia infatti è il cogliere (la posizione de)gli astri, mentre astrologia è la scienza che illustra gli esiti (deducendoli) dal movimento degli stessi (<Ἀστρολογία ἀστρονομίας> διαφέρει· ἀστρονομία μὲν γάρ ἐστιν ἡ κα­τά­ληψις τῶν ἄστρων· ἀστρολογία δὲ ἡ τὰ ἐκ τῶν κινήσεων <τῶν ἀστέρων> ἀποτελέσματα δη­λοῦ­σα ἐπιστήμη)». È una definizione teorica più che rispondente all'uso, perché fra gli astrologi di lingua greca dei primi secoli il corrispondente di astrologia è ἀποτελεσματικά o ἀποτελεσματικόν (apotelesmatiká o apotelesmatikón), che più o meno significa Degli effetti, Dei compimenti.
In ambito latino la prima ricorrenza di astronómĭa è in Seneca (sec. I, cf. ep. Luc. 95,10), che la usa abbinata a geométrĭa. Prima di lui, si trova solo astrológĭa, che viene riferita sia ai calcoli – cf. Vitruvio arch. 1,1,10: «L'astrologia fa conoscere il punto che sorge, quello che tramonta, il mezzogiorno e la mezzanotte, come pure la meccanica celeste, l'equinozio, il solstizio, il corso degli astri; se uno non ha queste nozioni, non può certo sapere come funzionano gli orologi (ex astrologia autem cognoscitur oriens, occidens, meridies, septentrio, etiam caeli ratio, aequinoctium, solstitium, astrorum cursus; quorum notitiam si quis non habuerit, horologiorum rationem omnino scire non poterit)» –, sia alla tecnica previsionale (Cicerone e altri).
Nella letteratura greca, invece, accade il contrario: ἀστρολογία ricorre raramente, poche volte in Isocrate (sec. V/IV a.C.) e una volta, insieme con ἀστρονομία, in Senofonte (sec. V/IV a.C., cf. mem. 4,7,4). Platone non la usa mai. Dopodiché ἀστρολογία ricompare in Aristotele e Teofrasto; Aristotele la usa, sì, nel senso di ἀστρονομία, ma si tratta di un'utilizzo improprio giustificato dall'interesse pressoché nullo del filosofo per la materia. Di norma si trova solo ἀστρονομία (ricorre più volte in Platone e una volta persino in Aristofane, nub. 201). Non si può quindi parlare di sinonimi: tutt'al più possiamo dire che in greco l'uso di ἀστρονομία equivale molto grossolanamente all'uso che in latino si fa di astrológĭa.

2. Come, dove e quando è nata l'astrologia?
Oggi, a questa domanda qualche ben informato storico dell'astronomia risponderebbe quello che in modo preciso e conciso Cicerone aveva già riferito oltre duemila anni fa all'inizio del suo scritto de divinatione. Cicerone, oltre ad essere un eccellente avvocato, era un uomo di cultura, amava la cultura; si documentava e studiava: ad esempio, non fosse per i suoi scritti, delle correnti filosofiche post-aristoteliche non sapremmo pressoché nulla. Ebbene, che cosa ci dice Cicerone?
De divinatione 1,1,2: «All'inizio gli Assiri,[1] giusto per risalire alla testimonianza più antica, per la natura pianeggiante e la vastità dei territori che abitavano, vedendo un cielo aperto e libero da ogni parte, continuarono ad osservare i percorsi e i moti delle stelle, preso nota dei quali, quel che ciascuno significasse, l'hanno tramandato (Principio Assyrii, ut ab ultima auctoritate[2] repetam, propter planitiam mgnitudinemque regionum, quas incolebant, cum caelum ex omni parte patens atque apertum intuerentur, traiectiones motusque stellarum observitaverunt, quibus notatis, quid cuique significaretur, memoriae prodiderunt)».
E prosegue: «All'interno di detta popolazione, i Caldei, si ritiene che abbiamo prodotto una scienza tale da consentire la predizione di quel che a ciascuno possa accadere e quale sia il suo destino (Qua in natione Chaldaei... diuturna observatione siderum scientiam putantur effecisse, ut praedici posset, quid cuique eventurum et quo quisque fato natus esset)».
Indi: «Si crede che anche gli Egizi, in un numero di secoli quasi incalcolabile a causa della lunghezza dei tempi, abbiano conseguito la medesima arte (Eandem artem etiam Aegyptii longinquitate temporum innumerabilibus paene saeculis consecuti putantur)».
Riassumendo, la felice natura del luogo favorì la costante osservazione del cielo stellato tanto non solo da calcolare le posizioni e i moti dei corpi celesti, ma anche da rilevare le corrispondenze costanti con quanto accadeva sulla terra. Poi, i Caldei, ereditata tutta quella massa di informazioni, ne fecero una scienza. E gli Egizi non furono da meno.
Cicerone ci dice, così, il "dove", cioè la pianura abitata dagli Assiri, la cosiddetta Fertile Mezzaluna, fra il Tigri e l'Eufrate, e il "come", cioè la continua osservazione favorita dalla particolare natura del luogo.
E il "quando"? Qui la cosa si fa piuttosto interessante.
In questo scritto in due libri intitolato de divinatione Cicerone riferisce una conversazione avuta sull'ar­go­men­to col fratello Quinto. Nel primo libro lascia che Quinto, sostenitore convinto delle pra­tiche divinatorie in generale, esponga la sua posizione; nel secondo, ribatte punto per punto con la sua travolgente oratoria a quelle che egli ritiene essere monstra (assurdità), frutto di deliratio incredibilis (incredibile aberrazione mentale).
Al paragrafo 36 del primo libro, Cicerone che cosa fa dire al fratello, incidentalmente? Ebbene, dice Quinto: "Vogliamo condannarli tutti questi profetizzatori? Sono barbari, si dirà, quindi sono infidi e mentitori. Ma diremo lo stesso dei Greci?" Ed elenca tutta una serie di casi a sostegno della sua tesi. Nell'invito sarcastico e rettorico alla condanna, Quinto più precisamente dice: «Condanniamli pure questi Babilonesi [...] o per stoltezza o per inaffidabilità/falsità o per impudenza, i quali tengono registrate per iscritto le osservazioni di 470mila anni, a quanto dicono loro stessi (Condemnemus etiam Babylonem [...][3] aut stultitiae aut vanitatis aut impudentiae, qui quadringenta septuaginta milia annorum, ut ipsi dicunt, monumentis comprehensa continent)». – Che le conoscenze dei Babilonesi e degli Egizi fossero state acquisite in secoli d'osservazioni era noto anche ad Arsitotele (tre secoli prima di Cicerone). In de caelo 2,12,292a, parlando della Luna e di Marte, aggiunge: «Quanto agli altri astri dicono le stesse cose gli Egizi e i Babilonesi, indagatori fin dai tempi più remoti, grazie ai quali possediamo molti dati su ciasuno di essi (ὁμοίως δὲ καὶ περὶ τοὺς ἄλλους ἀστέρας λέγουσιν οἱ πάλαι τετηρηκότες ἐκ πλείστων ἐτῶν[3*] Αἰγύπτιοι καὶ Βαβυλώνιοι, παρ' ὧν πολλὰς πίστεις ἔχομεν περὶ ἑκάστου τῶν ἀστέρων)».
Su una tale cifra, 470mila anni, storici dell'astronomia, orientalisti e latinisti tacciono sdegnosamente! Ma un tal numero Cicerone non se lo è certamente inventato, soprattutto perché aggiunge ut ipsi dicunt, «a quanto dicono loro stessi» (Diodoro Siculo, contemporaneo di Cicerone, parla di 473mila; Plinio il Vecchio di 720mila, cf. 7,79 [Mayhoff]).
A tal proposito non possiamo fare a meno di menzionare Zecharias Sitchin, studioso per così dire eterodosso morto nel 2010, ignorato dal mondo accademico, che è costituzionalmente supponente e ottuso. Emigrato dall'attuale Azerbaigian in Israele, si trasferì poi negli Stati Uniti. Si interessò molto delle lingue scritte in caratteri cuneiformi, come il sumero e l'accadico, e dei testi diede interpretazioni respinte, ma non contestate nel merito.[4]
Molto sinteticamente, che cosa sostiene Sitchin? Sostiene che l'uomo, cioè l'homo sapiens sapiens, sarebbe un prodotto d'ingegneria genetica ad opera degli Anunnaki, i quali abiterebbero un pianeta, Nibiru, che farebbe sì parte del sistema solare, ma seguendo un'orbita così ellittica ed allungata da renderlo praticamente inafferrabile dai telescopi. Ora – ed è questo il punto – detti Anunnaki sarebbero giunti sulla terra 120 rivoluzioni prima del Diluvio Universale (ricordiamo che il Diluvio è stato archeologicamente provato: non è una fantasticheria della Bibbia). Ebbene, siccome la rivoluzione di Nibiru si compirebbe in 3600 anni terrestri, moltiplicando 120 x 3600 = 432mila, otteniamo un dato molto vicino a quello fornito da Cicerone. Siccome Cicerone intercala l'inciso «a quanto dicono loro stessi (ut ipsi dicunt)», l'interpretazione dei testi data da Sitchin viene a concordare con quanto gli Assiri dicevano dei loro ancestri contro ciò che sostengono i cattedratici attuali, il cui atteggiamento è in parte favorito dalla scarsa conoscenza delle lingue scritte in caratteri cuneiformi.[5]
Vediamo ora una tavoletta sumerica (Fig. 01) datata intorno al 2300/2200 av. Cr., nella quale si distinguono chiaramente i due segni/costellazioni del Leone e del Cancro. Non è tutto: secondo la lettura di Sitchin il Diluvio Universale sarebbe avvenuto nell'età del Leone. Quindi ai 432000 anni citati, occorre aggiungerne altri 2160 per ogni era, vale a dire quella del Leone, del Cancro, dei Gemelli, del Toro e dell'Ariete: 2160 x 5 = 10800, che aggiunti ai 432000 si arriva a 442800, dato che ancor più si avvicina a quello indicato dal fratello di Cicerone.
Perché 2160? Perché il punto γ, vale a dire l'equinozio di primavera, nel suo lento moto retrogrado, impiega circa 2160 per attraversare un segno.
Le stelle cosiddette fisse, com'è noto, non sono in realtà fisse, ma si spostano, secondo l'ordine contrario dei segni, di circa 1° in 72 anni. Nella figura (Fig. 02) vediamo perpendicolare alla freccia che indica la direzione del Polo Nord l'equatore celeste, che incrocia l'eclittica[6] in due punti, il primo dei quali è detto gamma, perché di norma lo si indica con la corrispondente lettera greca, e γ è anche l'angolo che misura l'inclinazine dell'eclittica sull'equatore (23° 27' circa).
Questa retrogradazione lenta è nota col nome di "precessione degli equinozi". Dunque, il punto γ retrocede di un intero segno, cioè 30°, in 2160 anni.
Ora, gli storici dell'astronomia sostengono che la precessione degli equinozi sia stata scoperta da Ipparco (sec. II a.C.), il quale, confrontando le posizioni delle stelle fisse da lui rilevate con quelle osservate da Timòcari e Aristillo 150 anni prima di lui, avrebbe scoperto la precessione. In al­tre parole, gli storici vorrebbero farci credere che Ipparco, notando una differenza minima di circa un grado nella posizione delle stelle fisse, avrebbe scoperto la precessione degli equinozi, mentre i Sumeri che avevano osservato il cielo per migliaia d'anni non si sarebbero mai accorti di nulla. Siffatti storici sarebbero più onesti e corretti se dicessero che secondo loro i Sumeri erano deficienti!
Non è questa la sede per discutere le deduzioni di Sitchin, certo è che la concordanza del dato fornito da Cicerone con i computi di Sitchin è sorprendente.
Rispondendo, infine, alla domanda sul "quando" – e non è il caso di cavillare su mille o centomila anni in più o in meno –, tanto basta per essere certi che le osservazioni del cielo iniziarono migliaia di anni prima dell'era volgare. Non solo, quanto più gli scavi archeologici si ampliano, tanto più le date si allontanano. Purtroppo, però, quanto agli scavi, occorre aggiungere che hanno recentemente subito una battuta d'arresto a causa delle distruzioni operate dall'Isis.

3. Che cosa è giunto sino a noi.
Di tutto quel corpus di osservazioni e relative registrazioni, che cosa è giunto fino a noi? Ebbene, di tutta quella massa d'informazioni raccolte dai Sumeri, passate agli Assiri e ai Caldei abbiamo pochissimo, praticamente nulla, soprattutto perché gli orientalisti preposti tardano a pubblicare il gran numero di tavolette di argomento astronomico e astrologico conservate nei vari musei. Abbiamo qualche tabella astronomica, qualche presunto oroscopo, un presunto manuale e poco altro; tutti documenti importantissimi, la cui interpretazione, tuttavia, varia in misura direttamente proporzionale all'ottusità/competenza del cattedratico di turno.
I Caldei, dal canto loro, sembrano essere stati piuttosto gelosi del sapere astrologico acquisito. A dispetto delle tarde testimonianze di lingua greca, che attribuiscono a Zoroastro/Za­ra­tustra la redazione di opere astrologiche, la religione da lui riformata, il mazdeismo, non testimonia particolari o avanzati interessi astrologici, e lo stesso possiamo dire della Grecia classica, anche se Platone nel Fedro (252c) camuffa col mito nozioni di chiara natura astrologica.
La prima opera astrologica compare a cavallo dell'era volgare: si tratta degli Astronomica di Manilio, un poema scritto in versi latini, che si rifà ad una tradizione praticamente autonoma, non interamente inquadrabile nell'ambito di quanto sappiamo dagli astronomi alessandrini ed in gran parte ancora incompresa. Del secolo II d.C., invece, abbiamo i trattati di Tolemeo ed ampi estratti di un altro astrologo che scrisse in lingua greca, Vettio Valente. Entrambi, però, vissero ed operarono non in Grecia, bensì in Egitto, ad Alessandria.
Ovviamente, abbiamo molto semplificato, perché descrivere in misura almeno sufficiente le varie testimonianze, va oltre gli scopi di questa chiacchierata.

4. Tolemeo.
Tolemeo è l'autore del primo sistematico trattato di astronomia occidentale, la μαθηματικὴ σύνταξις, composizione matematica, meglio nota col nome di Almagesto, perché circolò soprattutto nelle traduzioni arabe e, fino al Rinascimento, nelle versioni latine delle traduzioni arabe:[7] al- è l'articolo arabo e megistī risponde al greco μεγίστη (meghísti) che significa 'grandissima'.
Gli storici dell'astronomia, che presumibilmente non hanno mai letto l'Almagesto, continuano a contrapporre l'eliocentrismo copernicano con la visione tolemaica: se ne leggono di tutti i colori!
Bene, l'ipotesi eliocentrica era ben nota, anzi era la sola nota. La prima testimonanza a noi giunta è in lingua greca e ci è data da Archimede (287-212 a.C.) che all'inizio dell'Arenario (1,5 [Heiberg]) scrive: «Aristarco di Samo (310-230 [?] a.C.) [...] suppone che le stelle fisse e il Sole stiano immobili e che la Terra giri intorno al Sole descrivendo un circolo del quale questo occupa il centro (Ἀρίσταρχος δὲ ὁ Σάμιος... ὑποτίθεται... τὰ μὲν ἀπλανέα τῶν ἄστρων καὶ τὸν ἅλιον μένειν ἀκίνητον, τὰν δὲ γᾶν περιφέρεσθαι περὶ τὸν ἅλιον κατὰ κύκλου περιφέρειαν)».
Più chiaramente di così Archimede non poteva esprimersi. È tuttavia il caso di precisare che l'ipotesi di una Terra non immobile al centro del Tutto, ma errante come un qualunque altro astro, precede Aristarco di Samo, ed è ancora Aristotele a testimoniarlo (de caelo 2,13,293a): «Quelli che stanno in Italia e che son chiamati Pitagorici dicono che al centro c'è il fuoco, mentre la terra, essendo uno degli astri, produce, ruotando attorno al centro, la notte e il giorno (οἱ περὶ τὴν Ἰταλίαν, καλούμενοι δὲ Πυθαγόρειοι...· ἐπὶ μὲν... τοῦ μέσου πῦρ εἶναί φασι, τὴν δὲ γῆν, ἓν τῶν ἄστρων οὖσαν, κύκλῳ φερομένην περὶ τὸ μέσον νύκτα τε καὶ ἡμέραν ποιεῖν)».
Dunque, Copernico ha scoperto l'acqua calda! Incidentalmente, diremo che il merito di Galileo non sta nell'aver sostenuto le tesi di Copernico, cioè l'acqua calda, ma nell'in­venzione del cannocchiale. Galileo, a nostro parere, si dedicò soprattutto all'os­ser­vazione, perché non era un buon astrologo (spesso, nel bisogno, ricorreva a un conoscente più versato nell'arte dell'interpretazione).
Ovviamente Tolemeo conosceva bene l'ipotesi eliocentrica, ma non era utile ai fini dei calcoli, perché mancavano le informazioni necessarie: le distanze, le orbite dei singoli astri erranti, ecc. Di qui, la sola preoccupazione di Tolemeo era quella di trovare precise soluzioni geometriche, ed utili nella pratica, delle apparenze. Egli non si è mai sognato di dare un assetto oggettivo alla meccanica celeste; sapeva bene di non poterlo fare e nemmeno se ne preoccupava. A chiarire questa sua posizione basterà un solo esempio.
Nel capitolo quarto del III libro dell'Almagesto egli tratta "dell'anomalia apparente del Sole". In che cosa consiste? Molto sommariamente, nel fatto che dall'equinozio di primavera al solstizio d'estate intercorrevano 94½ giorni, mentre dal solstizio d'estate all'equinozio d'autunno ne intercorrevano 92½. Ora, geometricamente, tale anomalia poteva essere risolta o con l'epiciclo o con l'eccentrico.
Per dare un'idea meno vaga di che cosa sia un epiciclo e che cosa un eccentrico, guardiamo la Fig. 03:
– in alto abbiamo un semplice esempio di epiciclo, ove "D" è l'occhio di chi guarda; il cerchio minore rappresenta l'orbita apparente di un astro che ruota sulla traiettoria del cerchio maggiore;
– in centro abbiamo un semplice esempio di eccentrico, ove "E" è l'occhio di chi guarda, il cerchio maggiore è la traiettoria apparente che l'astro geometricamente dovrebbe fare ma non fa, perché si sposta sull'orbita minore proiettando il suo movimento sul cerchio maggiore, ove il suo moto apparirà anomalo;
– in basso, abbiamo una combinazione di epiciclo ed eccentrico.
Tornando all'anomalia del Sole, Tolemeo commenta: «Tuttavia, mi pare più ragionevole (εὐλογώτερον) ricorrere all'ipotesi dell'eccentrico, perché è più semplice e si compie in un solo moto, non in due». In altre parole, a Tolemeo non interessava proprio che cosa meccanicamente accadesse nei cieli, perché sapeva di non possedere le informazioni certe e necessarie, ma voleva solo risolvere geometricamente il problema nel modo più semplice (semplice, per modo di dire, perché, poi, i calcoli non sono così semplici, soprattutto senza un calcolatore!).
E la soluzione geometrica tolemaica delle apparenze è servita ai naviganti per oltre un millennio!
Non è mai esistita, dunque, alcuna meccanica celeste tolemaica da contrapporre all'ipotesi eliocentrica, ben nota a Tolemeo.
Oltre all'Almagesto, che costituisce la prima parte, Tolemeo ci ha lasciato anche una seconda parte, gli ἀποτελεσματικά, gli effetti, i compimenti, trattato meglio noto come Quadripartitum, perché è diviso in quattro libri. È il primo e solo vero trattato occidentale di astrologia che ci sia pervenuto. In passato, qualche studioso cercò di negarne la paternità, sostenendo che uno scienziato come Tolemeo non avrebbe potuto scrivere un manuale d'astrologia, ma oggi nessuno più osa sostenere una sciocchezza simile. Tolemeo purtroppo non cita le sue fonti, accenna solo – trattando dei termini – a un antico manuale o genericamente al "modo degli antichi". In questo trattato l'autore raccoglie tutto il materiale di cui disponeva e ne fa una esposizione sistematica e chiara, cercando di spiegare le ragioni naturali che stanno alla base dei principi dell'arte. Tolemeo, però, mette in guardia il lettore: se per calcolare le posizioni degli astri il procedimento è scientifico e preciso, l'interpretazione degli effetti non lo è altrettanto ed occorre procedere κατὰ τὸν ἁρμόζοντα φιλοσοφίᾳ τρόπον, è l'espressione che usa, la quale nel greco alessandrino del secondo secolo significava "come si conviene ad un procedere con intelligenza".
Una sintesi del Quadripartito esula dai propositi della nostra chiacchierata.

5. Costellazioni e segni.
Ora, come si passa dalle costellazioni ai segni?
Qualche 'genio' ha ridicolizzato l'astrologia, perché a causa della precessione le costellazioni non corrispondono più ai segni. Ma le costellazioni non hanno mai coinciso con i segni, e ciò a causa delle loro estensioni, molto diverse: si va da quella della Vergine, che è di 52° (Leone 50°, Scorpione e Pesci 48°, Sagittario e Aquario 46°, Toro 43°, Capricorno 33°, Gemelli 31°, Ariete 28°) a quella della Bilancia e del Cancro che è di 22°. I segni, invece, sono rigorosamente di 30° ciascuno. Il Lettore potrebbe legittimamente chiedersi: e com'è possibile? Gli studiosi di astrologia sembrano voler eludere questo ostacolo...
(Per inciso, diremo che la rigorosa divisione dell'eclittica in settori di 30° ciascuno [= segni], e dell'uteriore suddivisione in settori di 10° ciascuno [=decani] è stata provata statisticamente. Non citeremo qui la fonte: chi la volesse conoscere, ci scriva.)
Ebbene, occorre aver sempre presente che il nostro punto di vista è quello di chi guarda dalla Terra. Viviamo all'interno di un involucro protettivo rappresentato dalla complessa struttura del­l'at­­mo­sfera. Chi vive sulla Terra, è, voglia o non voglia, gerarchicamente soggetto alla regolare alternanza del giorno e della notte, che rappresenta il ciclo più rapido. A sua volta, il ciclo giorno-notte è sottomesso al mese lunare, cioè da una luna nuova a quella successiva che dura quasi 29 giorni circa. Ed il mese lunare è sottomesso al ciclo solare, cioè da un equinozio di primavera a quello successivo. Tutti e tre questi cicli sono suddivisi in quattro parti:
– il giorno in: sorgere del sole, mezzogiorno (il punto più alto raggiunto dal Sole rispetto al piano dell'orizzonte), il tramonto e la mezzanotte;
– il mese lunare in: luna nuova, primo quarto, luna piena, ultimo quarto;
– l'anno solare in: equinozio di primavera, solstizio d'estate, equinozio d'autunno e solstizio d'inverno.
Ed accade di conseguenza che:
– durante il giorno, per via della rotazione della Terra, l'orizzonte del luogo in cui ci si trova, vedrà sorgere, l'intero zodiaco;
– durante il mese lunare la Luna attraverserà l'intero zodiaco;
– durante l'anno, il Sole passerà in rassegna, lungo l'eclittica, l'intero zodiaco.
Il ciclo superiore all'anno solare - ben inteso, sempre dal punto di vista di chi sta sulla Terra - è il grande anno di quasi 26000 anni terrestri, durante i quali il punto gamma, cui abbiamo accennato più sopra, percorre a ritroso l'intero zodiaco.
Ora questo fantastico meccanismo non può accogliere nulla che non sia regolare, perché il meccanismo stesso andrebbe in frantumi o si bloccherebbe come un orologio, nel quale volessimo inserire ingranaggi con dentature difformi, cioè non combacianti, o di grandezze difformi.
Così come il sorgere del Sole apre un nuovo giorno, la luna nuova principia un nuovo mese, e con l'equinozio di primavera comincia un nuovo anno, quando il punto gamma entra ogni 26000 ca. in Ariete, comincia l'inizio – non è un gioco di parole – di un nuovo "grande anno". Perché in Ariete? Perché è il luogo ove l'orbita apparente del Sole e l'equatore terrestre cominciano a copulare fino al compimento, cioè a 0° di Ariete: proprio qui accade che la luce stellare con tutte le sue simbologie venga in qualche modo di nuovo setacciata e distribuita (dall'atmosfera) nel rispetto del meccanismo sopra citato. In tale adattamento simbolico, le costellazioni si uniformano, si armonizzano ai regolari ritmi terrestri mutandosi in segni. Non dimetichiamo che noi chiamiamo il mondo cosmo, da κόσμος, che in greco significa ordine, buon ordine ed ornamento; il contrario è il caos.
Questa è la nostra spiegazione secondo natura, per dirla con Tolemeo, che non troverete in nessun manuale, semplicemente perché non troverete alcuna spiegazione.
Certo è che la suddivisione dello Zodiaco in 360° è antica quanto lo sono i segni. Antichissima è anche la suddivisione del giorno e della notte in 12 ore (+ 12 ore), che i Greci appresero, guarda caso!, dai Babilonesi: ce lo dice Erodoto (sec. V a.C.) nel secondo libro, paragrafo 109, delle sue Storie.

6. Influsso.
A questo punto si potrebbe anche parlare di influsso. Chiariamo subito che all'astrologo il problema non interessa, perché lo studioso di astrologia si occupa solo delle corrispondenze costanti, non della loro causa, che è una questione filosofica, peraltro già dibattuta nell'antichità: gli astri agiscono o segnalano? I vocaboli greci contrapposti sono ποιεῖν 'fare' 'agire' e σημαίνειν 'significare' 'segnalare'.
Per chi pone la Bibbia alla base della sua religione, però, il problema non dovrebbe sussistere. Nel libro di Giobbe, dopo l'arringa di Eliu, il Signore domanda rettoricamente a Giobbe (38,33): «Conosci tu le leggi dei cieli e imponi (שׂום, swm, 'imporre' 'collocare') tu il dominio (מִשׁטָר, mishtar, 'prescrizione' 'imperio' 'dominio') su di essi (LXX: ἐπίστασαι δὲ τροπὰς οὐρανοῦ [i rivolgimenti, i cicli del cielo] / ἢ τὰ ὑπ'οὐρανὸν ὁμοθυμαδὸν (in accordo) γινόμενα;)?». La Bibbia pubblicata dalle Edizioni Paoline (1987, p. 775) traduce: «... determini tu i loro influssi sulla terra?». Di qui, per chi è cattolico... carta canta... In questo passo scienza e Sacre Scritture sono in disaccordo...

7. Perché lo zodiaco tropico comincia dall'Ariete?
Risposta: perché, quando è stato creato il mondo, era primavera.
Gli antichi scrutatori delle stelle rilevarono che ogni pianeta elargiva, o segnalava, le sue potenzialità in modo diverso a seconda che si trovasse in un segno o in un'altro. A ciascuno fu così assegnato un domicilio, di cui diremo più avanti, ed una esaltazione, che è quel periodo dell'anno in cui l'astro errante pare eccitarsi e rallegrarsi, come quando si comincia qualcosa di nuovo, e l'eccitazione è tale da essere contagiosa: l'entusiasmo gli fa dimenticare di non essere a casa sua. Il Sole, ad es., si esalta all'inizio della primavera, in Ariete; ovviamente, avviene il contrario nel segno opposto, la Bilancia, che ne è la caduta o umiliazione. In effetti, con l'equinozio di primavera il Sole esulta perché, salendo sopra l'equatore, inizia a risplendere sull'emisfero boreale; la sua declinazione diviene positiva e le giornate si allungano; invece, con l'equinozio d'autunno si sente umiliato, deve andare sotto l'equatore, la sua declinazine diviene negativa e le giornate si accorciano.
Di contro, un astrologo del IV secolo, tale Paolo Alessandrino, tramanda una γένεσις τοῦ κόσμου (ghénesis tu kósmu), 'genitura del mondo', stando alla quale il mondo sarebbe stato creato mentre tutti i pianeti si trovavano nel loro domicilio. Ma le condizioni del testo, però, fanno sospettare che si tratti di un tema corrotto, poiché al Sole viene attribuito come domicilio l'Ariete che invece ne è l'esalta­zione. In altre parole, secondo la genitura di Paolo Alessandrino, il mondo sarebbe stato creato – a dispetto dell'errore citato – in estate.
Tuttavia si consideri quanto riporta il libro di Giobbe, cap. 38, versetto 7. Il Signore domanda a Giobbe: «Dove affondano i pilastri della Terra, o chi pose la sua pietra angolare, 7mentre le stelle del mattino giubilavano unite, e tutti i figli di Dio plaudivano?» Che cosa significa? Significa che, quando Dio creò questo mondo, ossia «pose la sua pietra angolare», le stelle del mattino giubilavano, cioè erano in esaltazione.
Che il mondo fu creato in primavera e non in estate, è testimoniato da una fonte che nulla ha a che vedere con la letteratura biblica, cioè Virgilio (15.XI.70-19 a.C.), il quale nelle Georgiche (2,336÷342), elogiando la primavera, dice: «Sarei propenso a credere che all'inizio del mondo nascente i giorni splendessero non diversi, né avessero una temperatura diversa; l'intero globo godeva della primavera e i venti Euri si trattenevano da folate invernali, quando i primi armenti bevevano la luce e la terrena progenie umana sollevò il capo dai campi non ancora dissodati e le fiere furono immesse nelle selve e le stelle in clielo (Non alios prima crescentis origine mundi / inluxisse dies aliumve habuisse tenorem / crediderim; ver illud erat, ver magnus agebat / orbis, et hibernis parcebant flatibus Euri, / cum primae lucem pecudes hausere virumque / terrea progenies duris caput extulit arvis / immissaeque ferae silvis et sidera caelo)». Dunque, se era primavera, il Sole doveva trovarsi in Ariete, luogo dove il Sole si esalta, o giubila.
Due testimonianze così disparate, ma concordi, compromettono seriamente l'attendibilità del thema mundi tramandato da Paolo Alessandrino. (Tuttavia, un problema sussiste: se è vero, che il nostro mondo fu creato quando gli astri erranti erano in esaltazione, la posizione di Mercurio di­vie­ne imbarazzante, perché la sua esaltazione in Vergine non è compatibile con quella del Sole in Ariete. I commentatori antichi e moderni tacciono. Il problema si risolve ricorrendo agli antisci e richiede una spiegazione tecnica inadatta a questa sede.)

8. Segni e stagioni.
Ed ora vediamo come dai simboli primari si dipartono e ramificano i simboli dei segni in rapporto alle stagioni che, come tutti sanno, sono quattro: il Sole vi percorre 90°, cioè tre segni per stagione.

ARIETE (Fig. 04)
Nella figura vedete: – in alto, il glifo;[8] – nel mezzo, due delle più frequenti raffigurazioni; e – sotto, la costellazione così come è posizionata rispetto all'eclittica. A proposito del vocabolo 'zodiaco', se volessimo tradurlo in italiano, dovremmo inventare un improponibile 'animalettico'!. I Sumeri lo chiamavano 'gregge lucente'.
Con l'Ariete inizia la primavera: i vegetali gemmano. Il glifo suggerisce l'immagine di un germoglio che spunta fuori dal terreno. L'Ariete evoca la forza/vitalità del cominciare: quel che in potenza/nel seme già c'era esplode e si trasforma in realtà. Il simbolo allude anche alle corna di un ariete rampante, che si fa largo a furia di testate.
Non è un caso che l'antica arma per sfondare le porte era detta 'testa d'ariete' e non è nemmeno un caso che il feto si presenti, per venire al mondo, con la testa. Ed anatomicamente l'Ariete significa la testa, nel senso di cranio; da questo segno comincia l'homo zodiacalis.
L'impulsività spesso spinge i nativi dell'Ariete a buttarsi 'a capofitto' in situazioni senza tener conto delle conseguenze del loro comportamento.
Il glifo suggerisce anche l'immagine di un bivio, che dà la possibilità di piegare da una parte o dall'altra, ed, essendo il primo dei segni, il tipo Ariete ritiene di possedere la libertà di scegliere il sentiero a sinistra o a destra, e si dimostra particolarmente pervicace nel­l'eser­ci­ta­re i suoi poteri decisionali, e tiene molto alla sua indipendenza.
Ancora, il simbolo può ricordare la linea del naso e delle sopracciglia nel volto umano. Molto spesso il nativo dell'Ariete, che, essendo opposto alla Bilancia (v. sotto), ha generalmente un aspetto gradevole, presenta sopracciglia marcate o comunque evidenti.
Chi è nato all'inizio della primavera (Ariete) condivide con chi è nato all'inizio dell'estate (Cancro), dell'autunno (Bilancia) e dell'inverno (Capricorno) una certa propensione a decisioni rapide, reazioni brusche, talvolta violente, dacché detti segni, con i quali inizia una stagione, sono detti volventi (τροπικοί, tropikí), perché cambiano rapidamente direzione.
La stagione piena è, invece, rappresentata dai segni fissi, come lo è il

TORO (Fig. 05), primavera piena.
La dinamica zodiacale, similmente a tutto ciò che soggiace al tempo, vuole che ogni segno sia condizionato dal segno che lo precede e vi si contrapponga. Così il Toro imbriglia la vitalità dell'Ariete, ed il glifo indica che essa è convogliata nella forma di un cerchio che trattiene e contiene.
Il possesso diviene così l'aspetto caratteristico del Toro: siccome la primavera è anche la stagione degli accoppiamenti, il possesso si manifesta nel desiderio di raggiungere il godimento sessuale cui il Toro è molto sensibile. Uno degli attributi assegnati al segno dall'astrologia ellenistica è quello di sensuale/lascivo, perché alle nostre latitudini sorge con la parte posteriore, col sedere.
Se la passione dell'Ariete si esaurisce rapidamente, l'amore del Toro è pacato, indugia, non vuol perdersi nulla, vuole godere ogni istante.
Il tipo Ariete è impulsivo nelle sue decisioni, il tipo Toro prende tempo e valuta.
Ma il possesso ha una seconda simbologia: quella dei beni, dei soldi e dei valori che questi rappresentano.
Il Toro trae una profonda sodisfazione nell'incrementare il suo patrimonio. In inglese la Borsa è detta “bull market”, mercato taurino. Molti Tori manifestano un certo talento per far sì che i soldi si incrementino da soli, in modo naturale. Spesso diventano ricchi semplicemente facendo miglior uso di quello che già c'è.
Siccome la stazza del Toro è notevole, massiccia, questo può signifcare solidità e sicurezza per la sua famiglia. Tale solidità spesso è caratterizzata da ostinazione ed è sintetizzata nel detto comune a molti dialetti: “è duro come un toro”. Se addomesticato, però, il Toro diviene mansueto e perseverante come il bove che soggiace al giogo del contadino o... del matrimonio.
Il Toro anatomicamente governa la gola e, di conseguenza, anche il gusto, che è un'altra forma di possesso e di piacere fisico, legata al cibo.

GEMELLI (fig. 06).
Con i Gemelli la primavera volge al termine e si prepara la transizione alla stagione successiva. Un'antica analogia vuole che i Gemelli derivino la loro figura dal fatto che, mentre la mucca (Toro) è generalmente unipara, nel mese dei Gemelli le capre avevano solitamente parti gemellari. In effetti, già Aristotele (hist. an. 573b) osservava che le pecore e le capre «... partoriscono il più delle volte due piccoli (τίκτουσι δὲ τὰ μὲν πλεῖστα δύο)»; ed in Teocrito (ad es. 3,34) διδυμάτοκος (didymátokos) 'che partorisce gemelli' è attributo della capra.
Dopo l''azione' dell'Ariete, che è quella d'irrompere, per così dire, nella vita, e la 'reazione' del Toro di accaparrarsene gli effetti, il Gemelli 'interagisce': è ora di guardarsi in giro, di prendere coscienza di ciò che sta intorno.
Il simbolo suggerisce un reticolo che, sotto l'aspetto fisiologico, richiama il sistema nervoso, ma in senso figurato allude al bisogno di distinguere, inquadrare, incasellare, per sapere come muoversi e proseguire.
Se allunghiamo le linee del glifo otterremo un segno molto simile al 'cancelletto' che è il simbolo dei numeri, segnalando così la propensione delle persone nate sotto questo segno ad enumerare i fatti, elencare i particolari e ridurli in sistema. Tutto ciò che la primavera ha già prodotto viene rapidamente sottoposto ad accostamenti e confronti non per mescolare, ma per classificare in categorie logiche.
Anatomicamente, la dualità dei Gemelli si manifesta nelle braccia, nelle mani, e nei polmoni che, dilatandosi e contraendosi alternativamente, permettono all'ossigeno di passare attraverso le membrane che separano l'interno di un organismo dall'atmosfera esterna. La dualità si rispecchia anche nel sistema nervoso, che è suddiviso in sistema nervoso centrale e sistema nervoso autonomo (o vegetativo): il primo mette l'uomo in relazione con il mondo esterno, il secondo col reticolo delle viscere all'interno del corpo.
I Gemelli, la Vergine, il Sagittario e i Pesci, sono detti bicorporei e mutevoli, perché accompagnano il passaggio da una stagione all'altra e vi si adattano. Uno dei tratti caratteristici di questi segni è l'adattabilità, la capacità di affrontare senza drammi situazioni che mutano rapidamente.

Quando il Sole raggiunge la sua massima declinazione, cioè al solstizio d'estate, la primavera finisce e col
CANCRO (Fig. 07) inizia l'estate. Che cosa è la declinazione? È la distanza di un punto dall'equatore celeste; si indica con la lettera δ (Fig. 08) e può essere nord o sud.
Con l'inizio dell'estate il Sole ridiscende lungo la linea dell'eclittica, e il giorno che si era dilatato, gonfiato, cioè aveva inspirato luce, lentamente si sgonfia, espira. In qualche modo il Sole fa la stessa strada che aveva fatto partendo dall'inizio dell'Ariete fino alla fine dei Gemelli, ma a ritroso, proprio come fa il granchio che procede lateralmente e a ritroso. Tutta la simbologia del segno è legata a questo tornare indietro.
Il Cancro pone un limite alla curiosità dei Gemelli: più in su non si va.
Il glifo circolare e bipolare suggerisce le mammelle e lo stomaco, le une e l'altro correlati al nutrimento e al sostentamento del corpo.
Un po' come il Toro, il Cancro trattiene ma non arraffa, bensì accoglie: è un contenitore di fluidi, in particolare del liquido amniotico, che simbolicamente lo rapporta al mare.
L'inizio dell'estate comincia a rendere disponibili i primi frutti, che al Cancro servono per la sua maternità. Questo è l'aspetto attivo; quello passivo – come suggeriscono le spirali che si richiudono – è dato dalla nostalgia del grembo materno, dal desiderio di tornare al passato. Fra gli studenti, molto spesso quelli che riescono bene in 'storia' perché provano per questa materia un certo interesse, sono nativi del Cancro.
I due vortici del pittogramma rappresentano anche i genitori, maschio e femmina, complementari l'uno all'altro all'interno della casa. Il tipo Cancro mostra una particolare propensione per il mondo domestico ed è intimamente legato al suo ambiente familiare; quasi sempre oppone una corazza difensiva verso tutto ciò che viene dal di fuori, ed è estremamente riservato al riguardo; non gradisce ingerenze estranee.
In questo periodo molti animali hanno finito di preparare la “casa” che accoglierà la prole. Il granchio, a dirittura, porta con sé il suo guscio-rifugio dovunque vada. Di qui deriva la relazione tra Cancro e casa, intesa non solo come rapporti familiari diretti, ma anche come luogo protetto, come rifugio, ed è il segno stesso a significare sia la casa della famiglia sia il rifugio-protezione della creatura portata in grembo.

Il LEONE (Fig. 09), col già citato Toro, lo Scorpione e l'Aquario, è il segno della stagione che si stabilizza. Sono perciò detti segni fissi, poco inclini ai cambiamenti rapidi e poco inclini a cambiare facilmente opinione...
Il caldo e il sole cocente sono la peculiarità più percepibile del mese.
Il simbolo ha, come quello del Cancro, due curvature che, però, non si richiudono all'interno, ma si aprono verso l'esterno, come dire che il Cancro è auto-repressivo, introverso, il Leone è auto-espressivo, estroverso.
Questo periodo dell'anno porta frutti abbondanti di ogni genere, che il Sole ha fatto maturare. Il Leone ne è orglioso; il merito è tutto suo, personale. “Chi ha fatto tutto questo? Io!” Di qui, il segno rappresenta la raggiunta consapevolezza dell'essere un individuo singolo, dell'essere “io”. E non c'è paranoia in questo: nell'opulenza caratterizzante la stagione, il tipo Leone è un generoso, ama esibire la sua generosità con gesti grandiosi. (Se volete rendere felice un Leone con un regalo, fateglielo sì, ma che sia grande, di dimensioni intendiamo!)
Tutta la simbologia del segno ruota intorno all'abbondanza.
Al Leone piace essere ammirato, non adulato, nel qual caso reagisce con un “non concederti troppe libertà: io sono il re”. La regalità del Leone può essere scorta dall'atteggiamento che assume nell'e­ser­ci­ta­re la sua influenza sui soggetti che guida, mai, però, per opprimere, ma sempre per mostrare quanto è generoso.
Il simbolo può ricordare la criniera ed in genere la “criniera” dei nativi si fa notare.
Il Leone è associato al cuore nel corpo, al nucleo nella cellula, e al fulcro di qualsiasi sistema. Se non debitamente apprezzato, si sentirà colpito al cuore, oppure sovraccompenserà pavoneggiandosi.

VERGINE (Fig. 10).
A frenare la generosità e gli sprechi del Leone, interviene, alla fine dell'estate, la Vergine. È il momento della mietitura: il grano va raccolto, separato dal loglio, insomma ripulito e purgato, quindi stivato, immagazzinato, conservato per l'anno a venire. Queste simbologie sono tutte concentrate nella Vergine.
Lo scopo principale di questo segno è quello di sottoporre ogni cosa ad un'analisi scrupolosa, con l'obiettivo di precisare e purgare. Di qui, l'individuo Vergine si fa notare per la sua sviluppata capacità di distinguere i dettagli, per la sua pignoleria, per la sua pedanteria, che, come rovescio della medaglia, può rivelarsi come distacco, schizzinosità e meschinità, insomma con gli attributi indesiderati della proverbiale zitella.
Tutto quel che viene analizzato, va poi conservato, in un ordine perfetto, maniacale a volte. Se siete in casa di una Vergine, non spostate alcun oggetto, perché irritereste a morte il vostro ospite.
La Vergine ama sì la natura, ma ben ordinata; i campi devono essere ben coltivati. Ama anche il cibo, ma prima deve “analizzarlo”, conoscerne le sue proprietà, da dove proviene. Molti igienisti appartengono a questo segno.
La fine dell'estate è anche il periodo più industrioso dell'anno. Nessuno lavora più diligentemente della Vergine. I suoi lavori possono essere ripetitivi e noiosi, ma li compie con attenzione e senso del dovere: non butta via nulla, conserva tutto, perché sa che prima o poi tornerà utile.
Secondo alcuni il glifo rappresenta gli organi genitali femminili, chiusi allo stato virginale. In effetti il tipo Vergine tende ad essere discreto ed anche ritroso.
Nel corpo, il principio dell'analisi richiama la funzione del pancreas, dell'intestino e degli organi della digestione, che riducono il cibo nei suoi componenti elementari in modo che il corpo selezioni quello di cui ha bisogno, e scarti ciò che non è idoneo. Queste funzioni di assimilazione sono essenziali per mantenere il benessere generale dell'organismo, benessere per il quale la Vergine è disposta ad adottare regimi rigorosi.
Con la Vergine si chiude il ciclo per così dire “esteriore” “visibile” “brillante” “individuale” dello zodiaco, che va dall'equinozio di primavera all'equinozio d'autunno ed in cui le giornate sono più lunghe delle notti.
Dall'equinozio d'autunno il Sole cambia emisfero, la declinazione diventa negativa (Fig. 08) e le notti vincono sui giorni: si apre dunque il ciclo “interiore” “non visibile” “mesto” “sociale” dello zodiaco. L'aspetto individuale e spensierato dei primi sei segni diviene sociale e riflessivo nei restanti. Il rapporto con le stagioni non è più diretto, bensì mediato e in certa misura complicato dal segno opposto.

Dunque con l'equinozio d'autunno passiamo alla BILANCIA (Fig. 11).
Dobbiamo innanzitutto annotare che Bilancia e Scorpione in una diversa tradizione astrologica costituivano una sola costellazione divisa in due segni, il primo dei quali, la Bilancia, rappresentava le chele dello Scorpione. Entrambe le simbologie sono ammissibili, ma noi seguiamo la tradizione, peraltro antichissima, che distingue la Bilancia dallo Scorpione.
Inizia l'autunno. La Vergine ha fatto il suo dovere: ha raccolto i prodotti dell'estate, li ha separati, ripuliti ed immagazzinati.
Compito della Bilancia è quello di distribuirli secondo equità. I piatti della bilancia stanno in equilibrio se entrambi sopportano un peso uguale: l'equilibrio tra gli equilibri richiama l'armonia e la bellezza, così come l'equità richiama la giustizia.
Da un lato, la Bilancia-giustizia rappresenta anche le leggi della società, che conciliano le parti contendenti, e porta alla composizione di disarmonie sulla base del principio della parità-equilibrio dei diritti. La giustizia va amministrata secondo criteri ben codificati e condivisi; di qui il segno allude anche alle norme e alle leggi scritte, insomma ai codici.
Dall'altro, la Bilancia-armonia richiama anche le leggi della misura e della proporzione, che rendono questo segno il segno della sensibilità artistica.
E siccome lo zodiaco inizia dall'Ariete, la Bilancia è anche il primo segno ad avere un suo dirimpettaio, con il quale fare, per così dire, i conti; il che allude all'equilibrio nelle relazioni sociali e nei legami che hanno alla loro base norme o leggi scritte da rispettare, non solo all'interno di un qualsivoglia consorzio umano, ma, in particolare, nel matrimonio, nelle varie forme di società e in tutte quelle associazioni che sono regolate da uno statuto.
Nel corpo, la Bilancia governa il sistema endocrino le cui secrezioni regolano l'equilibrio dell'intero organismo. Abbiamo appena rilevato che è il primo segno che ha un suo opposto, cioè l'Ariete, che governa la testa, il sangue, il sistema muscolare e i centri motori del cervello che stimolano il corpo ad agire. Le ghiandole surrenali (Bilancia) sono sotto il controllo dell'ipofisi, che ha sede nella testa (Ariete) e secernono l'adre­na­lina richiesta in particolari frangenti per suscitare una muscolosa reazione arietina.
La Bilancia governa i canali semicircolari che mantengono l'equilibrio, e i reni, che regolano l'equilibrio dei liquidi nel corpo. – I reni, peraltro, nella loro triplice funzione di pulizia, regolazione ed eliminazione dei liquidi, sono correlati a vario titolo alla Vergine, alla Bilancia e allo Scorpione. - La stretta connessione fra gli opposti Ariete e Bilancia è testimoniata dal fatto che il sangue arietino viene filtrato attraverso i reni che si trovano in Bilancia, mentre i canali semicircolari della Bilancia si trovano nella testa-Ariete.
La contrapposta dinamica Ariete-Bilancia si manifesta anche quando si soffre di infezioni renali che provocano mal di testa, ipertensione e stress. Lo stress, a sua volta, logora i reni e le ghiandole surrenali. Quando il sistema ghiandolare non funziona correttamente, si diventa irritabili e si compiono azioni inconsulte, tutti fenomeni arietini.
Capita che i bilancini abbiano problemi di capelli o, nel caso delle donne, che crescano peli dove non si vorrebbe; la crescita dei capelli è un fenomeno arietino, perché spuntano dal corpo, eppure essa è regolata dalle ghiandole endocrine bilancine. La capigliatura (Ariete) è anche strettamente connessa con l'ideale popolare di bellezza (Bilancia). “Ha dei bei capelli!”, si dice. È così che l'equilibrio-bellezza della Bilancia si manifesta sulla testa del­l'A­rie­te. Se si facesse una ricerca statistica, si scoprirebbe che le migliori clienti dei parrucchieri da donna, sono le native della Bilancia.

SCORPIONE (Fig. 12).
Autunno pieno.
Secondo la tradizione suaccennata, che faceva della Bilancia le chele dello Scorpione, la pericolosità dell'autunno, il più infído periodo dell'anno per la salute, sarebbe stata rappresentata da questo aracnide velenoso che nella Bilancia distende le chele in segno di minaccia e nello Scorpione erge la coda per portarla a compimento.
La vegetazione si sta spogliando e le foglie marcescenti si trasformeranno in concime. La simbologia sta dunque tutta nel processo di eliminazione affinché si produca la sostanza-concime che farà nascere nuove vite.
Il simbolo è inconfondibilmente fallico: è il pene eretto pronto per concimare-fecondare. Il glifo somiglia a quello della Vergine, ma non è chiuso, bensì aperto: lo Scorpione non ha i pudori della Vergine, né le raffinatezze della Bilancia, ma penetra decisamente nel profondo. Ciò spiega l'in­te­res­se dei nativi del segno per i misteri del sesso, della morte e dell'aldilà.
Gli organi riproduttivi sono prossimi a quelli preposti all'eliminazione. Le foglie marcescenti simboleggiano gli escrementi, ma la loro trasformazione in concime richiama il liquido seminale. Sono dunque due le principali simbologie: corruzione e rigenerazione, morte e rinascita.
Se il Toro rappresenta il denaro accumulato ad uso del singolo, lo Scorpione rappresenta il denaro circolante e le finanze connesse con le società stipulate in Bilancia. Il che fa dello Scorpione un eccellente uomo d'affari ed un efficiente amministratore di fondi altrui, perché rispetta i soldi come uno degli strumenti più potenti dell'organismo sociale.
Il pungiglione richiama la capacità di colpire con decisione, anche a rischio della propria vita, qualora gli equilibri pattuiti nella Bilancia fossero messi in pericolo.
Lo Scorpione non è di per sé un segno aggressivo, ma è in grado di agire con estrema determinazione, ove necessario, ed è giustamente vendicativo, anche dopo anni.
Il dirimpettaio dello Scorpione è il Toro. Attraverso il collo del Toro il cibo entra nel corpo, cibo che viene eliminato dagli organi scorpionici preposti: è una polarità di tutta evidenza, acquisizione ed eliminazione.
Il Toro è associato alla tiroide che sta nel collo, mentre lo Scorpione è associato alle ghiandole sessuali e ai relativi organi, ed è noto che la tiroide svolge un ruolo non irrilevante durante lo sviluppo dei genitali, cioè durante la pubertà.
Anche l'apparato fonico che è nel collo, è intimamente correlato alle ghiandole sessuali. La rimozione o la degenerazione delle ovaie o dei testicoli spesso provocano un'acutizzazione del timbro della voce maschile e un abbassamento della voce femminile, mentre la pubertà è annunciata da cambiamenti nelle corde vocali. È ben noto che il canto di molti uccelli ha spesso a che fare con richiami sessuali.
La parotite, gli orecchioni, una malattia cosiddetta infettiva caratterizzata da un ringofiamento infiammatorio delle parotidi, ghiandole del collo (Toro), può talvolta colpire anche gli organi sessuali (Scorpione).
Il collegamento tra gli organi riproduttivi scorpionici e il collo taurino è altresì dimostrato dall'usanza di decorare il collo (Toro) con un simbolo sessuale: le cravatte per gli uomini e le collane e gli orecchini o pendenti (= testicoli) per le donne, tutti di natura scorpionica. Quanto all'uso forzato della cravatta in determinati ambienti di lavoro e la diffusione fra i maschi dell'uso di orecchini, ed altre diavolerie che alterano le parti del corpo governate dall'asse Toro-Scorpione, lo zodiaco offre spiegazioni poco lusinghiere, soprattutto in considerazione della quadratura con l'asse Leone-Aquario, significante il godimento della libertà individuale (Leone) e sociale (Aquario).

Col SAGITTARIO (Fig. 13) arriviamo alla fine dell'autunno.
Qui occorre una nota. Una delle 'accuse' fatte all'astrologia sarebbe quella di non tener conto della presunta tredicesima costellazione, quella di Ofiuco (Fig. 14). Ma, precessione a parte e senza voler considerare le stelle che prima appartenevano allo Scorpione, la costellazione di Ofiuco, che ora si trova più o meno tra lo Scorpione e il Sagittario, è quasi perpendicolare all'eclittica; in altre parole il Sole non la attraversa, ma la lambisce; essa, dunque, non ha le caratteristiche richieste per far parte dello zodiaco.
La simbologia del Sagittario anticamente era correlata alla stagione della caccia. I prodotti dei campi erano già stati raccolti, stivati e ripartiti, consumati, ora è il momento di procurarsi la carne per l'inverno. La caccia impone lo spostarsi con agilità, per cui occorre avere gambe forti e resistenti. Il mese del Sagittario, però, è anche l'ultimo periodo possibile per migrare in luoghi più miti e svernare altrove.
In senso traslato, la freccia dell'arciere mira a un bersaglio rivolto verso l'alto. Di qui, così come lo Scorpione sa affrontare i duri fatti della vita, i Sagittari perseguono un ideale, la ricerca di qualcosa che va oltre, cioè di una conoscenza che supera l'ambiente circostante.
I difetti del segno possono derivare da un eccesso di esuberanza. Sotto l'aspetto negativo, un ottimismo esagerato, soprattutto per quanto riguarda le imprese di natura bassamente speculativa, come le corse di cavalli o giocare in borsa, possono disperdere le risorse così gelosamente custodite nel segno precedente.
Il Sagittario può essere un insegnante o un predicatore. Come insegnante, cerca di alzare lo sguardo dei suoi studenti verso verità più elevate; come predicatore si rende conto che gli uomini hanno bisogno d'essere motivati.
Nella mitologia, il segno è rappresentato dal saggio centauro Chirone, che si dice sia stato il maestro di Achille, di Asclepio e di altri personaggi più o meno mitici. Il centauro ha un potere immenso nei suoi lombi, ma guarda avanti. Il volo della freccia non è che il risultato finale di una serie di azioni. Il corpo del cavallo, il braccio dell'uomo e l'arco sono tutti insieme impegnati a liberare la freccia, che volerà "oltre".
Il Sagittario governa le cosce che costituiscono il mezzo primario di locomozione dell'uomo, e quasi tutti i Sagittari amano camminare, correre o viaggiare, ma sempre con una méta precisa in mente. Amano anche guidare l'auto, il moderno mezzo per spostarsi.
Nella dialettica Gemelli-Sagittario i primi governano le braccia, le mani, le spalle, i polmoni e i piccoli nervi, mentre il secondo governa i fianchi, le cosce, l'ultimo tratto della colonna vertebrale, il nervo sciatico e il fegato. I Gemelli collegano le parti all'interno di un sistema, il Sagittario muove l'intero sistema. In effetti, le braccia e le mani, gemelliane, si muovono molto, ma non vanno da nessuna parte, mentre i fianchi e le cosce sagittariani portano il corpo verso un obiettivo.
Il dualismo della respirazione, composta da inspirazione ed espirazione, come i due sistemi nervosi, centrale e vegetativo, sono appannaggio dei Gemelli, mentre l'esercizio dello stiramento (stretching), il distendersi oltre se stessi, è proprio del Sagittario, ma l'esercizio ha anche un effetto benefico sulla respirazione gemelliana; e, a sua volta, una respirazione pacata e profonda agisce positivamente sulla riflessione finalizzata alla ricerca e all'individuazione dell'obiettivo sagittariano.
L'intreccio che avvince i segni opposti può essere rappresentato dal fatto che nella parte inferiore dell'uomo, che è in apparenza biforcata o doppia, la maggior parte degli organi come il diaframma, lo stomaco, l'intestino, il fegato e il pancreas sono unitari, mentre nella parte superiore del corpo, nel tronco, che è unitario, il cuore, i polmoni e il cervello sono doppi.

Con il CAPRICORNO (Fig. 15) inizia l'inverno. A 0° del Capricorno il Sole raggiunge la sua massima declinazine sud (Fig. 08): è il ben noto solstizio d'inverno, è Natale. Il giorno è arrivato alla sua massima compressione da parte della notte; l'ora vera, o ineguale, dura poco più di 40' di tempo medio. Da questo punto il Sole inizia a risalire: rinasce. È la festa del dio Sole celebrata sotto varie forme e con vari nomi da tutte le popolazioni antiche e moderne: non è un caso che la Chiesa Cattolica abbia innestato la festa della nascita di Cristo in questo giorno, infischiandosi degli indizi scritturali che escludono la nascita del Cristo 'storico' in questo periodo dell'anno. Ma questa è tutta un'altra storia...
Con questo segno si entra nell'ultima stagione dell'esperienza terrena: l'inverno, freddo e spoglio. Si è sostenuto che il glifo richiami la rotula, il ginocchio. Piegare il ginocchio potrebbe essere segno di cedimento, ma non nel Capricorno, ove significa deferenza. L'uomo, nella sua quarta stagione accede alla vecchiaia; ha accumulato molta esperienza, quindi esige rispetto e deferenza; vuole che gli altri s'inginocchino davanti a lui, ma, nel contempo, egli stesso sente il dovere d'in­gi­noc­chiarsi di fronte ad un potere/entità più grande, il dio Sole.
D'inverno, i campi non producono più nulla; i lavori agricoli subiscono una battuta d'arresto. Il valore simbolico della capra che s'inerpica per brucare quel poco d'erba ch'è rimasta, illustra la perseveranza e la resistenza del Capricorno nel ricercare ciò che desidera, anche umiliandosi se è il caso, secondo il suo principio/metodo del “poco per volta”, che nel tempo si rivela vincente. Ma quella capra va anche dove gli altri non osano o non si sentono o non sono capaci di andare. Di qui il raggiungimento di posizioni di rilievo. Tra i personaggi famosi e di successo, il Capricorno è uno dei segni più rappresentati (il fanalino di coda è il segno della Vergine).
L'organismo non è più elastico e tonico com'era stato nell'estate, ma scarno e ossuto. Ecco perché il Capricorno governa le ginocchia, i legamenti, le articolazioni, le ossa, le unghie, i denti, le altre parti ossee del corpo e la pelle, che è il confine del corpo, come l'inverno è il confine dell'anno e, simbolicamente, il confine della vita. Se ben osservati, i Capricorni, ancorché giovani, suggeriscono nel loro aspetto qualcosa di ossoso.
Il segno che gli si oppone è il Cancro, che governa le parti morbide, interne dell'organismo. Le curve femminili cancerine rendono il corpo arrotondato, mentre la struttura capricorniana si rivela spigolosa.
Quando s'invecchia, la rotondità cancerina si concentra sulla pancia, mentre le ossa capricorniane tondono a sporgere.
Le parti ossee durano nel tempo, mentre il nutrimento, connesso col Cancro, deteriora rapidamente. Il latte materno, che è cancerino, col suo ricco contenuto di minerali, fa crescere ossa robuste, denti saldi e pelle luminosa, che sono appannaggio del Capricorno.
Un eccesso di consumo di latte (Cancro) può causare problemi alla pelle (Capricorno).
D'altro canto, se a un bambino manca l'amore cancerino di una madre, può manifestarsi il cosiddetto “nanismo da privazione” con insufficiente crescita della struttura capricorniana.
L'amore materno, che scorre in profondità, può attivare – e, in sua assenza, disattivare – i centri più importanti del cervello. Il sistema ghiandolare (Bilancia), e soprattutto la ghiandola pituitaria (Ariete), hanno un profondo effetto sulla crescita (Cancro) e sulla struttura ossea (Capricorno), coinvolgendo così la croce dei cardini, dei segni volventi, cioè equinoziali e solstiziali.
In generale, si può dire che la parte anteriore del corpo riguarda il Cancro, le terga invece riguardano il Capricorno. Le vertebre contrastano la forza di gravità esercitata sui tessuti molli. Una delle funzioni primarie di una schiena forte e dritta è di tenere gli organi addominali in assetto. Troppo spesso, invece di controllare il peso e rafforzare la parte posteriore con l'esercizio fisico, si cerca di comprimere l'addome, aggredendo il problema dalla parte sbagliata.

AQUARIO[9] (Fig. 16).
È pieno inverno. La natura tace. Siamo agli antipodi della vitalità estiva. Le mire del Sagittario, raggiunte con pervicacia dal Capricorno, sembrano aver concluso l'espe­rien­­za nel mondo della materia visibile.
Il glifo suggerisce l'immagine di onde ed il simbolo, già nello zodiaco egizio di Denderah, mostra un uomo che versa, così parrebbe, dell'acqua. Ma l'Aquario è un se­gno d'aria, non d'acqua. Quindi è un'acqua, per così dire, aerea, assimilabile a tutte quelle onde, campi magnetici, vibrazioni che fluttuano nell'atmosfera e attraversano la materia.
In altre parole l'Acquario, non potendo contare sulla natura immobile e spoglia della stagione, trova un modo suppletivo, nuovi canali per infondere vitalità, rendere viva una stagione apparentemente morta.
Va notato che nel simbolo l'acqua viene versata dall'alto in basso. Mentre il Capricorno si era adoperato per raggiungere méte proibite agli altri, l'Aquario fa il contrario: dà, rende disponibile a tutti i risultati raggiunti dai segni precedenti.
Il tipo Aquario crede che tutte le persone del mondo debbano beneficiare dei miracoli della tecnologia, non solo i pochi privilegiati che hanno raggiunto il successo materiale nella fase ca­pri­cor­niana. Egli è un universalista, tanto indifferente alle distinzioni sociali e ai pregiudizi quanto lo sono le onde radio che non hanno riguardi per le pareti degli edifici, siano essi catapecchie o castelli principeschi. L'aspetto negativo del tipo Aqua­rio è che potrebbe reagire in modo eccessivo al conservatorismo del segno pre­ce­dente, diventando ribelle, eccentrico o perverso, o, se non ha sviluppato una coscienza sociale, può vagare senza meta, fra le nuvole.
L'Aquario è associato alle caviglie – che fanno ricordare i calzari alati di Mercurio –, al sistema circolatorio e all'aura.
La dialettica con il Leone, segno opposto, appare abbastanza evidente: come il cuore fa circolare fino alle estremità del corpo il sangue che ossigena le cellule, così l'Aquario rende vitale l'universo, diffondendovi le sue radiazioni.
Le radiazioni, tuttavia, hanno effetti contrapposti.
È curioso notare che nei paesi occidentali, ove l'utilizzo delle onde aquariane si è incrementato e continua ad incrementarsi a dismisura, siano del pari aumentate le coronaropatie che con­di­vi­do­no con i tumori le due più frequenti cause di mortalità.
La parola coronario deriva dal latino corona, che oltre a significare ghirlanda di fiori, diadema, circolo di uditori, significa anche (in Seneca) l'aura solare o lunare. Le arterie coronarie sono così chiamate perché, uscendo dalla parte superiore del cuore, somigliano ad una corona; la corona che incorona il cuore del Leone.
Ancora, la radioattività aquariana può avere effetti negativi sulla prole, governata dal Leone, causando sterilità o tare genetiche.
Infine, siccome il sistema circolatorio aquariano, cioè l'Aquario stesso, incorona il cuore-Leone, questo segno non soggiace a nessuna autorità, anzi con le sue onde potrebbe compromettere l'in­te­ro organismo-sistema.

PESCI (Fig. 17).
Con i Pesci l'inverno volge al termine. Figura e glifo rappresentano due pesci collegati: nel glifo vanno in direzioni divergenti, nella figura sono orientati in modo contrario. Ma il collegamento impedisce loro di separarsi: simboleggiano la con­traddizione finale che ogni individuo, piaccia o non piaccia, dovrà esperire prima del transitus animae. Il Pesci sente che un importante cambiamento si sta avvicinando: una parte vorrebbe tornare indietro, l'altra sarebbe invece propensa e pronta al balzo nell'altro o nuovo mondo-anno sia in senso proprio sia in senso traslato. È l'aspetto contraddittorio del Pesci, che può apparire, a seconda dei casi, confuso, inaffidabile, visionario, in bilico tra il mondo reale e quello immaginario. È rimasto tutto l'inverno sott'acqua, ora deve balzar fuori con un guizzo, concentrando tutte le sue forze, perché i piedi non li ha più. Alcuni rinunciano ed allora sono definiti secondo il noto modo di dire: “è come un pesce fuor d'acqua”; altri invece balzano in un “altro“ mondo, quello dell'arte ove trova spazio la loro creatività e fantasia.
Il segno è correlato con i piedi, che devono poggiare sulla terra, cosa che ai Pesci piace poco, preferiscono danzare-volare: l'esempio più emblematico ce lo ha dato Rudolf Nureyev, nato il 17 marzo (1938). In ogni caso, nell'uomo comune, la camminata del tipo Pesci ha sempre qualcosa di particolare, talvolta di pesante, di goffo, anche in persone esili.
La contrapposizione con la Vergine sottolinea due modi diversi di badare alla propria salute. La Vergine insiste su rigorosi standard (criteri): mangiare solo cibo sano, ed evitare ogni contaminazione. Il Pesci preferisce immunizzare il corpo contro le malattie in modo che i pericoli di un ambiente insalubre possano essere affrontati impunemente. La Vergine governa i meccanismi di filtraggio, che rimuovono i veleni e gli elementi estranei dal sistema, mentre i Pesci governano il liquido linfatico i cui anticorpi assorbono e neutralizzano i batteri invasori, anche a costo della loro stessa minuscola vita.
La Vergine rappresenta il principio di separazione. Essa governa l'intestino e il pancreas che è uno dei principali regolatori del metabolismo del glucosio. L'intero sistema digestivo è Vergine in quanto funge da severo censore di ciò che si mangia, selezionando gli elementi che possono essere usati o scartati. I Pesci governano gli enzimi che, escreti dalle cellule di alcune ghiandole del sistema digerente, hanno il compito di accelerare la trasformazione delle sostanze ingerite.
Quando le regole dietetiche della Vergine restano inascoltate, è frequente che i piedi dei Pesci si gonfino e sopravvenga la gotta.
Nei paesi industrializzati la natura occulta dei Pesci è anche simbolicamente riflessa nel fatto di tenere coperti i piedi con le calze e di imprigionarli nelle scarpe.

9. Cielo individuale.
Questo zodiaco celeste, come si individualizza? Ebbene, lo si proietta sulla sfera locale del singolo individuo, adattandolo, ed i segni assumeranno il nome di case. Dunque, il 1° dell'Ariete diventerà il 1° della Prima Casa. I cardini non saranno più rappresentati dagli equinozi e dai solstizi, bensì, a causa o grazie al moto diurno, dal sorgere e dal tramonto, dal mezzogiorno e dalla mezzanotte riferiti all'orizzonte del luogo di nascita (Fig. 18).
Il teatro del cielo indivuale avrà quindi tre serie di “quinte” mobili: la prima, sullo sfondo, la più lenta, è data dall'era-segno attraversato dal punto γ (precessione degli equinozi) e che dura, come abbiamo detto sopra, circa 2160 anni (attualmente siamo alla fine dell'era dei Pesci, anche se per alcuni è già cominciata l'era dell'A­quario); la seconda, costituita dallo zodiaco tropico e, la terza, quella individuale data dalle Case.
L'adattamento dei Segni in Case si chiama domificazione ed è una suddivisione che ha fatto molto discutere e continua a contrapporre astrologi che utilizzano sistemi diversi. L'argomento è vasto e complesso e non possiamo trattarne qui.
Posizionate le quinte mobili sul palcoscenico del destino, mancano solo gli attori, e chi sono? Gli astri erranti o pianeti, comprendendo ovviamente anche i due luminari. Sono loro che scrivono e recitano la pièce della nostra vita individuale dalla nascita alla morte e non solo...

10. Astri erranti.
Occorre brevemente premettere che i glifi dei pianeti sono tutti composti da tre segni (Fig. 19) variamente combinati e posizionati: – il cerchio, significante lo spirito; – la croce, significante secondo alcuni l'anima, secondo altri la materia; e, per converso, – la mezza luna inferiore, significante secondo alcuni la materia, secondo altri l'anima. Si tratta di un'inter­pre­tazio­ne, per così dire, esoterica, anch'essa di probabile origine alchemica.[10]

E cominciamo dai luminari: SOLE – Sorgente di vita.
Il Sole rappresenta il principio d'individuazione, il nucleo di ogni essere, di cui determina l'identità. Potremmo quasi considerarlo come il prototipo della cellula staminale: comprende ogni possibile esistenza, e ciascun essere animato è come un Sole in miniatura, ovvero il centro della capacità creativa di manifestarsi. Come abbiamo visto sopra, è anche il simbolo della divinità che rinasce ogni anno.
Il punto al centro del cerchio, cioè ogni singolo individuo, riflette l'intero rivolgimento dei cieli. Dopo aver vagato ai margini della sfera, si incarna, si materializza, diviene visibile alla luce radiante che ha dentro di sé, anzi al centro di sé.
Nel corpo, il Sole rappresenta l'attività cardiaca che spinge il sangue a circolare e a rivitalizzare l'intera comunità delle cellule, dovunque esse si trovino.
In un oroscopo il Sole indica il nativo, e qualsiasi autorevole figura maschile come il padre, il coniuge-marito o un superiore gerarchico. Indica anche l'idea che uno ha della virilità, dell'essere maschi all'interno della società.

[Prima di procedere, una breve nota che vale per tutti i pianeti. — L'esperienza millenaria ha assegnato ad ogni pianeta una casa, un domicilio, vale a dire un segno, un determinato periodo dell'anno, in cui l'astro dispiega nel modo più efficace tutto il suo potenziale. Tolemeo, al capitolo 17 del primo libro, dice: «Siccome dei dodici segni, quelli boreali e più prossimi degli altri al nostro vertice (zenit) e più produttivi di riscaldamento e di calura si trovano ad essere il Cancro e il Leone, essi vennero assegnati quali domicilî dei due corpi maggiori e più potenti, cioè dei luminari: al Sole fu assegnato il Leone, in quanto maschile, e alla Luna il Cancro, in quanto femminile». Ne consegue che il segno opposto al domicilio, sia chiamato esilio, che è quel periodo dell'anno in cui l'astro errante segnala una condizione problematica. È un po' la differenza che proviamo stando a casa nostra, dove facciamo tutto come e quando vogliamo, rispetto a quando – per una circostanza qualsiasi – siamo ospiti in un albergo o da un amico: dobbiamo fare attenzione, non rompere nulla, non sporcare, rispettare gli orari imposti, insomma evitare ogni possibile imbarazzo proprio e altrui. Quando un astro errante si trova in esilio o in caduta, non significa che non agisca, ma che lo farà in modo diverso, impacciato, contro voglia, di mal umore, e soffrirà maggiormente delle relazioni negative che dovesse instaurare con gli altri attori del dramma.]

LUNA – La reazione istintuale.
Se il Sole è il luminare del giorno, la Luna lo è della notte, come dire che il Sole è la parte diurna-cosciente della personalità, la Luna quella notturna-inconscia. Il Sole indica dove l'uomo sta andando e cosa sta cercando di diventare; la Luna indica dove è stato e ciò che sta provando a superare. Il Sole è il destino che un individuo sta percorrendo; la Luna è il fato che è obbligato ad accettare, perché vi è vincolato dalle sue reazioni istintive, ed, in effetti, il regno lunare è un conglomerato di istinti, ricordi e desideri.
Come archetipo di ogni recipiente, essa conserva, nutre e sostiene il seme solare della vita.
I due corni della Luna suggeriscono una divisione del tempo binaria. Sulla Terra, l'attrazione gravitazionale della Luna produce due maree al giorno; la luce lunare si alterna tra una fase crescente ed una calante; e nell'uomo i sentimenti, governati dalla Luna, fluiscono e rifluiscono come i flutti del mare, originando sensazioni di volta in volta piacevoli e dolorose.
Nel corpo, la Luna è associata alla linfa, alle secrezioni ghiandolari, ai succhi gastrici e a tutti i fluidi che completano la sua struttura di base.
All'interno dell'oroscopo, la Luna indica la capacità di intuire, l'attività onirica, l'infanzia, la donna, la madre, il seno, la casa, la famiglia, la memoria, il sonno; rivela anche in quale modo i sentimenti più intimi di una persona si accordino con il suo comportamento esteriore e con i fatti oggettivi che la investono. La relazione Sole-Luna è un indicatore particolarmente significativo della misura in cui un individuo è in armonia con il suo ambiente.
La Luna è domiciliata, come detto, in Cancro, esiliata in Capricorno, esaltata in Toro ed umiliata in Scorpione.

MERCURIO – L'inviato.
Secondo la mitologia Mercurio, appena nato, s'era liberato delle fasce ed era fuggito rubando 50 giovenche delle mandrie di Apollo, il quale, scoperto il ladro, voleva punirlo, ma, ammaliato dal suo modo di suonare la lira, gli perdonò il furto in cambio dello strumento. Giove lo fece araldo degli dèi.
Mercurio è l'emissario del Sole e lo precede e lo segue alternativamente. (Mercurio e il Sole non si allontanano mai più di ventotto gradi.) Il compito di questo messaggero è quello di tessere i raggi di luce che attraversano lo spazio.
Mercurio media tra le coppie di opposti. Se il Sole è il padre cosmico e la Luna è la madre cosmica, allora Mercurio è il loro figlio, né positivo né negativo, ma prepubere, ossia neutro.
In analogia al suo 'ballare' intorno al Sole, Mercurio rappresenta la rapidità ritmica. Nel tema natale indica la percezione intellettuale, l'adolescenza, il nativo come figlio o come fratello, e la socievolezza. Se in un oroscopo le attività mercuriali sono limitate, allora tutte le altre potenzialità, non im­porta quanto imprimenti, possono rimanere inutilizzate.
Nel corpo Mercurio attiva il sistema nervoso, i cui impulsi vivificano ogni tessuto e ogni cellula, che fanno da tramite tra le esperienze oggettive e quelle soggettive. Indica anche l'attitudine ad ascoltare cose ritmiche, come la musica: un Mercurio infortunato può significare che il nativo è infastidito dalla musica di sottofondo o che l'udito può essere compromesso da malattia o incidente.
Mercurio è talvolta associato a un comportamento malizioso, infantile e amorale. Eppure, senza di lui, il Sole e la Luna rimarrebbero come separati tra loro.

[NOTA – Escludendo i luminari, che sono irremovibilmente assegnati l'uno al giorno, l'altro alla notte, i domicilî dei pianeti sono due, uno solare-diurno ed uno lunare-notturno. Mercurio ha il suo domicilio diurno in Vergine (disgiunto dal Leone) e notturno in Gemelli (disgiunto dal Cancro) e, di conseguenza, due esilî: i Pesci e il Sagittario. La sua esaltazione è in Vergine e la caduta in Pesci.]

VENERE – La dea della bellezza e dell'amore.
Afrodite-Venere, secondo una bella immagine mitica, sarebbe nata dalla spuma del mare dell'isola di Cipro. La nostra lingua lo ricorda inconsapevolmente quando nominiamo la cipria.
Venere rappresenta soprattutto il principio cosmico di attrazione, più precisamente di attrazione armonica, armonizzante o armonizzata. Il suo desiderio di armonia può sublimare il desiderio sessuale facendolo sfociare in comportamenti socialmente utili, che promuovono iniziative culturali e assicurano la reciproca cooperazione. Essa fa sentire altresì il richiamo dell'accoppiamento, che attrae due individui, ma allo stesso tempo può anche indirizzare gli impulsi in modo tale da orientare l'istinto alla procreazione verso la creaziona artistica.
Nel corpo, Venere attiva la circolazione venosa, i nervi afferenti, lungo i quali scorrono tutti gli impulsi diretti verso l'interno. Essa è correlata all'assunzione e all'assorbimento del cibo, alle sensazioni più intime, agli affetti ed, ovviamente, al senso di gratificazione che ne deriva.
Nell'oroscopo indica l'affettività, la bellezza, la salute, l'arte.
Il suo domicilio diurno è la Bilancia (in sestile col Leone), quello notturno il Toro (in sestile col Cancro); gli esilî sono l'Ariete e lo Scorpione; l'esaltazione è in Pesci, la caduta in Vergine.

MARTE – Il dio della guerra.
Il simbolo ha chiari sottintesi sessuali, così come il simbolo del segno dello Scorpione, che è uno dei suoi domicilî. La freccia rivolta verso l'alto rappresenta l'istinto di aggressività, la voglia incontenibile di penetrare le barriere resistenti e di lottare per ottenere quello che vuole. Nel pantheon greco Marte era conosciuto come Ares, il dio della guerra.
Se il Sole e la Luna sono il padre e la madre della creazione, Marte e Venere sono gli amanti celesti, magneticamente attratti l'uno all'altro: badate bene, gli amanti, non i coniugi, perché Venere era sposata ad Efesto (Vulcano dei Latini). La loro posizione nell'o­ro­scopo indica quanto e se il loro rapporto è armonico o meno, con tutte le conseguenze che ne derivano. Nel tema natale Marte indica l'aggressività, il fallo, la muscolatura, gli incidenti.
I domicilî di Marte sono, come già detto, lo Scorpione e l'Ariete; gli esilî il Toro e la Bilancia; l'esaltazione è nel Capricorno, la caduta in Cancro. Il significato della caduta è evidente: una madre troppo oppressivo-apprensiva (Cancro) soffoca la virilità e la riuscita (Marte si esalta in Capricorno) del figlio maschio, castrandolo psicologicamente.

GIOVE – Il saggio.
Giove è il pianeta della saggezza e dell'espansione ed è correlato alla Luna e a Venere, perché lo sviluppo della mente dell'uomo va di pari passo col graduale sviluppo dei sentimenti e della sensibilità, cioè di un corretto equilibrio psichico.
Secondo una tradizione, Giove sarebbe nato a Creta, dove la madre Rea lo avrebbe nascosto per sottrarlo al padre (Crono) che voleva divorarlo; la capra Amaltea gli avrebbe dato il latte; la quale capra, poi, essendosi rotta un corno contro un albero, se lo vide raccolto dalle ninfe e coronato di fiori; al che Giove promise che dal corno sarebbe scaturito tutto ciò che avessero desiderato: è questo il corno dell'abbondanza, o cornu copiae.
La Luna indica le masse, Venere la società, Giove l'ordine collettivo che regola il comportamento degli individui.
Insieme, Luna, Venere e Giove rappresentano le fasi successive dell'evoluzione della coscienza attraverso l'instaurarsi dei rapporti familiari, sociali e civili. Giove dona l'abbondanza per la quale la Luna fornisce le materie prime e Venere l'ispirazione artistica.
Giove è un pianeta molto grande: da qui dipartono due filoni simbolici, quello dell'ottimismo e di una visione che spazia. Conferisce, quindi, il dono della profezia ed è intriso di una fede ottimistica nell'abbondanza della natura. Un Giove ben messo è spes­so indice di prestigio personale e di prosperità.
Nell'oroscopo indica la crescita, la fortuna, l'ottimismo, la facondia, il denaro.
I suoi domicilî sono il Sagittario (in trigono al Sole) e i Pesci (in trigono alla Luna), gli esilî sono i Gemelli e la Vergine; l'esaltazione è in Cancro, la caduta in Capricorno.

SATURNO – Il punitore.
Secondo il mito, Crono, nome greco di Saturno, cui era stato predetto che sarebbe stato spodestato da uno dei figli, li ingoiò tutti, tranne Giove che - come abbiamo visto più sopra - la madre Rea era riuscita a nascondere. Giove poi vinse il padre e lo costrinse a rivomitare i figli trangugiati. Di qui il senso di costrizione, di privazione significati da Saturno.
Come pianeta della restrizione, Saturno delimita non solo lo spazio, ma anche il tempo. Indicando ciò che finisce, Saturno sta per anzianità, vecchiaia e fine della vita.
Nel corpo, vigila sulla pelle che ne segna il confine, e lo scheletro che ne definisce la struttura. Il potere di Saturno può essere impersonalmente comprimente o personalmente opprimente a seconda delle circostanze.
Saturno può denotare un momento difficile - o un lavoro duro. Esso impone che ogni individuo riceva esattamente quello che si merita, indipendentemente dal fatto che egli pensi d'essere meritevole o no. Saturno, in certo modo, mette il carattere sotto il tornio del fato: uno sfregamento poco piacevole da subire, che, tuttavia, a seconda di come viene tollerato, ostacolato o accettato, può essere ricompensato con realizzazioni durevoli o falciato da continue frustrazioni.
Nell'oroscopo indica la logica (un buon rapporto Mercurio-Saturno assicura un'intelligenza superiore), rinuncia o privazione, l'autorità o il potere, la vecchiaia, una figura maschile non giovane.
I domicilî di Saturno sono il Capricorno e l'Acquario; gli esilî sono il Cancro e il Leone; l'esaltazione è in Bilancia, la caduta in Ariete.

Nella Fig. 20 sono elencati i pianeti di recente scoperta e, a fianco dei simboli loro attribuiti, è indicata la data della scoperta e il nome dello scopritore.
URANO (1781).
La scoperta di Urano coincide con la cosiddetta “rivoluzione industriale” iniziata in Inghilterra. Due semplici dati: se nel XVIII secolo l'Inghilterra importava circa 2 milioni di libbre all'anno di cotone in fiocco, nel 1781 ne importò 5,2 milioni, quasi il triplo e, con una crescita esponenziale, nel 1789 ne importò 32,5 milioni.
Ancora, nel 1781 James Watt (1736-1819), un meccanico autodidatta, perfezionò la macchina a vapore, introducendovi modifiche sostanziali con l'applicazione del condensatore ed altro, creando una macchina a doppio effetto con costi di esercizio molto ridotti. Si deve a lui l'introduzione dell'unità di potenza che porta il suo nome: Watt.
Di qui, Urano è stato correlato con la tecnica, con la forza e la potenza della meccanica, con tutta la simbologia che ne consegue: ad es., la rapidità, l'immediatezza, l'opportunismo, gl'incidenti, la violenza, gli eccessi, e le contraddizioni che gli eccessi implicano.

NETTUNO (1846).
Il pianeta è connesso con il periodo che vede nascere il socialismo. La sfrenata industrializzazione in atto, implicante lo sfruttamento disinvolto della manodopera e l'ac­cu­mulo di capitali enormi nelle mani di pochi capitani d'industria, costringeva a riflettere su quanto stava accadendo, se il capitale dovesse essere individuale o comune, sul diritto di proprietà, sulla distribuzione del benessere, ecc. ecc. Non è questa la sede per parlare di socialismo. Una data per tutte: nel 1848 Marx ed Engels pubblicano il famoso Manifest der Kommunistischen Partei.
Quindi Nettuno è legato ai moti dell'animo suscitati dagli aspetti contraddittori del vivere sociale: dall'illusione alla delusione, dal coinvolgimento sociale al misticismo, dalla compassione alla confusione, dalla santità al satanismo, dal sogno utopistico al consumo delle droghe.

PLUTONE (1905-1930).
Perché Plutone si chiama Plutone? Perché il vero scopritore, Clyde Tombaugh, volle onorare Percival Lowell che attraverso i calcoli ne aveva scoperto sì l'esistenza, ma che, nonostante lo cercasse sistematicamente dal 1905, morì senza poterlo scovare. Le sue iniziali P. L. suggerirono il nome di Plutone. Anche se questo corpo celeste è stato declassato e non è più considerato dagli astronomi un pianeta, per l'astrologo non cambia nulla.
Plutone è correlato con la psicologia del profondo, la psicanalisi. Non è un caso che Lowell non sia riuscito a “vederlo”, e non è un caso che gli astronomi non lo vogliano più “vedere”: oggi, infatti, l'analisi come tecnica terapeutica delle psicopatologie non si pratica più; l'analisi è stata sostituita dalle psicoterapie. Lo psicanalista, che allo studio della medicina doveva aggiungere una grande preparazione psichiatrica e psicologica, è stato sotituito dallo psicoterapista che, magari con una laurea breve – come si dice oggi –, dovrebbe aiutarti a convivere con il tuo problema!
L'attività più importante dei due pionieri studiosi dell'inconscio, Freud e Jung, si colloca in pratica tra il 1905 e il 1930. La simbologia del pianeta sta nella rigenerazione e nel rinnovamento, per ottenere il quale è necessario calarsi nelle profondità del nostro essere prima di poter risalire alla luce e rinascere (Plutone è il signore degli inferi ed è il pianeta più nascosto). Siccome la rigenerazione è simbolicamente collegata al sesso, Plutone vi è coinvolto in quanto garante della perpetuazione della vita.
Urano trasforma, Nettuno trascende e Plutone chiude definitivamente il passato per avviarti su una nuova strada. Nell'oroscopo Plutone indica la fine di una condizione che non ritornerà più.

11. Si può essere un martire dell'astrologia?
... in epoca moderna, intendiamo. Ebbene, la risposta è sì. Karl Ernst Krafft, nato il 10 maggio del 1900 a Basilea, era un convinto nazionalsocialista svizzero. Aveva studiato statistica ed economia, ed aveva forti interessi astrologici. È il fondatore dell'astrobiologia; dunque, non era nemmeno un astrologo tradizionalista. Dotato di un'intelligenza acuta e di una preparazione specifica, fece un gran numero di ricerche statistiche.
Avendo rilevato dai suoi calcoli che tra il 7 e il 10 novembre 1939 Hitler avrebbe corso un grave pericolo di vita, lo comunicò alle autorità. Però, dopo che l'8 novembre l'attentato ebbe luogo, Krafft fu arrestato come complice. Siccome Rudolf Heß, braccio destro di Hitler dopo Göring, era un sostenitore dell'astrologia, la posizione di Krafft rimase incerta. Ma, dopo che Heß all'insaputa di Hitler volò in Inghilterra, dove peraltro fu internato, le cose si misero male e, alla fine, Krafft morì durante il trasporto al campo di concentramento di Buchenwald nel 1945.
Ecco che cosa può costare una buona previsione!

12. Che cosa sa fare un vero astrologo?
Ecco un esempio. Si osservi la Fig. 21, ov'è riprodotta una pagina delle effemeridi Raphael.
Che cosa sono le effemeridi? Prima che si diffondessero i software astrologici, per erigere una carta del cielo occorreva acquistare le effemeridi, nelle quali per ogni giorno dell'anno è indicata la posizione dei luminari e dei pianeti a mezzogiorno o mezzanotte. Queste tavole sono praticamente identiche a quelle che utilizza chi governa una nave.
Le effemeridi di ogni anno sono disponibili verso la fine dell'anno precedente. In Italia sono pubblicate dall'Istituto Idrografico della Marina: le posizioni sono tutte calcolate in base alle formule messe a punto da chi si occupa di meccanica celeste. Un lieve scarto con le posizioni reali che gli astri assumeranno è inevitabile.
La meccanica celeste non è un problema risolto: di quando in quando, qualche astronomo propone nuove formule che dovrebbero sortire risultati sempre più precisi.
Le più antiche effemeridi moderne, pubblicate di anno in anno, sono quelle francesi: La Connaissance des temps, che vengono pubblicate incessantemente dal 1678.
Quelle di Raphael erano e sono le più diffuse tra gli astrologi. Per rendere più vivace il fascicoletto, spesso vi si trovavano – e ancora si trovano – articoli di natura varia, sempre d'argomento astronomico legato all'astrologia.
Qui abbiamo un primo giudizio sulla carta del cielo di Benito Mussolini:
«Risulta che MUSSOLINI è nato a Milano il 29 luglio 1883, alle ore 1 e 54 minuti dopo mezzogiorno, ora locale.[11] Di tanto in tanto il mondo vede spuntare dittatori, napoleoni e kaiser, le cui stelle sono curiosamente simili. L'osservazione mi ha convinto che tra le stelle di questi potentati e il meridiano del loro paese vi è una forte familiarità. Il meridiano dell'Italia al momento attuale è sotto il dominio e del 20° dei Gemelli () e della grande stella fissa “El Nath”, della natura di Marte (). Un confronto tra le due figure è inquietante per i destini dell'Italia, perché Mussolini ha Marte, il suo governatore, congiunto a Saturno e alla Luna in Gemelli, segno dell'Italia. Nella natività del 'Duce' questa configurazione di Saturno, Luna e Marte si posiziona in quadrato ad Urano, donde possiamo aspettarci il ritorno del pugno di ferro e sangue e di una polizia inflessibile nelle acque del Mediterraneo, ed alla fine egli porterà al suo paese guerra, disastri e rovina.
«Per moto converso egli ha ora il suo M.C. vicino alla congiunzione di Venere e Giove, che gli darà sostegno, potere, un notevole successo e la popolarità, per un certo tempo. Ma di nuovo, il rischio d'essere assassinato è alle spalle.
«Giove e Venere insistono sugli angoli ottavo e nono, per cui egli guadagnerà prestigio, successo e ricchezza attraverso le sue alleanze segrete con la Grecia e le popolazioni dei Balcani. È possibile che egli faccia qualche incursione di successo a spese dei turchi, operazioni che aumenteranno la sua popolarità.
«Questi successi rischiano di portarlo a compiere follie, e la manifestazione del suo sommo egotismo sarà quella di contrastare le potenze d'Inghilterra e di Francia, perché il suo Saturno è congiunto ad Aldebaran, stella della Gran Bretagna, mentre il suo Marte, in quadrato a Urano, attraversa il meridiano della Francia. Le stelle così posizionate segnalano un drastico cambiamento del corso, una grande rivoluzione inversa ed il completo rovesciamento di quest'uomo e del suo regime.
«Urano in Vergine con il Sole che si sta avvicinando alla congiunzione, lo rende estremamente soggetto ad alcune complicazioni, molto gravi per la sua salute, della natura dello Scorpione che governa l'intestino e affezioni acute come l'appendicite, eccetera.
«Conoscerà una fine violenta.»
Dunque si prevede che Mussolini porterà il suo paese in guerra, che avrà per un certo tempo successo, che contrasterà la Francia e l'Inghilterra, che il suo regime sarà rovesciato, che probabilmente sarà assassinato e che, sicuramente, morirà di morte violenta.
Beh, diremmo che questa sintesi astrologica del Raphael, a parte dettagli minori, è molto precisa.
Quando l'ha publicata? Facendo parte delle effemeridi astronomiche del 1927, fu pubblicata verso la fine del 1926, parecchi anni prima che la parabola del Duce si compisse!
Questo è quello che sa fare un vero astrologo.
Per parte nostra, aggiungeremo solo una piccola nota: vediamo per un attimo lo speculum delle posizioni relative a Predappio (Fig. 22b, il software utilizzato è Solfire).
La carta è emblematica.
Per chiarezza abbiamo posto un cubetto nero a fianco dei due dati relativi alla posizione del Sole e di Saturno. Appare di tutta evidenza (Fig. 22a) che il datore di vita in questa carta è il Sole. Quando questo Sole incrocerà la ferale congiunzione Marte-Saturno, la vita sarà presumibilmente stroncata: facciamo i conti: 128 - 66 = 62; 62 + 1883 (anno di nascita) = 1945 (anno della morte).
Badate bene, non è quasi mai così semplice...


Un'ultima considerazione sulle previsioni pare qui necessaria.
Di per sé ogni previsione concessa – per denaro o ad altro titolo, poco importa – può essere considerata un crimine, la cui gravità è direttamente proporzionale alla condizione psicologica del richiedente.
L'esperienza insegna che in generale l'individuo non vuole conoscere il proprio futuro, ma cerca solo conforto. Ed il conforto, quando distrae da sé e disimpegna, è solo dannoso: non è molto diverso dalle sostanze allucinogene, che “confortano” e distraggono, appunto, dalla realtà.
Lo studio dell'astrologia è una delle vie possibili per giungere alla conoscenza di sé. Tutto quel che deve fare chi desidera conoscere il proprio futuro è studiare. Chi non ama studiare, ma vuol conoscere comunque il suo futuro, consideri il suo passato: il suo futuro ne sarà la proiezione.





NOTE

[1] Con Assyrii Cicerone intende quelli che oggi sono chiamati Sumeri; in altre parole, ci dice il "dove".

[2] La lezione generalmente accolta, ab ultimis auctoritatem, pare piuttosto contorta.

[3] «... e quelli che dal Caucaso [monte dell'Afganistan], vigilando i segni del cielo con le tabelle dei moti, seguono il percorso delle stelle: condanniamoli, dico, costoro (... et eos qui e Caucaso caeli signa servantes numeris et motibus stellarum cursus persequuntur; condemnemus, inquam, hos)...».

[3*] La locuzione ἐκ πλείστων ἐτῶν, usata solo da Aristotele e solo qui, non significa “per moltissimi anni”, come è stata tradotta.

[4] L'ignorare ciò che viene prodotto extra moenia, cioè fuori del circuito di potere costituito dall'istruzione universitaria, è un ordine di scuderia che ha scopi ben precisi.

[5] Del sumero, per esempio, molto diverso dall'accadico che è una lingua cosiddetta 'semitica', si ignora l'origine e l'appar­te­nenza, insomma non si sa da dove venga; oltretutto è una lingua agglutinante molto complessa, la cui gram­matica presenta non pochi lati oscuri. In qualche modo la si traduce, poiché il lessico è la parte più nota. Ma conoscere discretamente il lessico di una lingua non significa conoscerne la grammatica e la sintassi.

[6] L'eclittica è il cerchio massimo, lungo il quale il Sole sembra muoversi nell'arco di un anno.

[7] In realtà le versioni latine fanno capo alla prima, compiuta nel sec. XII da Gherardo Cremonese, cf. Alfragano, Il 'Libro dell'aggregazione delle stelle', con intr. e note di Romeo Campani, Città di Castello (S. Lapi) 1910, p. 28s.; Francis J. Carmody, Arabic astronomical and astrological sciences in Latin translation, Berkeley and Los Angeles (Univ. of California Press) 1956, p. 15.

[8] I glifi, sia dei segni sia dei pianeti, sono relativamente recenti e di probabile origine alchemica. I testi astrologici greci citano i segni con il loro nome e i pianeti con la formula ὁ τοῦ seguita dal nome del dio: ad es., Marte è chiamato ὁ τοῦ Ἄρεως, letteralmene il (dio) di Marte. Quindi, l'ipotesi di Lisa Morpurgo che giustifica il suo spostamento dell'esaltazione di Mercurio in Scorpione, perché anticamente vi sarebbe stata confusione tra i glifi, è completamente destituita di fondamento ed è solo frutto di ignoranza.

[9] Scriviamo Aquario, non Acquario, solo per suggerire o ricordare al Lettore che l'acqua non c'entra. L'Aquario, infatti, è un segno d'aria

[10] Cf. nota 8. — Bouché-Leclercq, che nel 1899 pubblicò il suo grosso volume L'as­­trologie grecque, sostiene (p. XIX) che «l'uso di questa specie di stenografia è stata la causa principale dell'alterazione dei testi»; affermazione condivisibile solo in parte.

[11] Mussolini, come tutti gli italiani sanno, non è nato a Milano, ma a Predappio, in provincia di Forlì. È possibile che Raphael avesse avuto un'informazion errata, ma a nostro parere è più probabile che, per un rapido giudizio, abbia utilizzato le coordinate di Milano, per cui aveva già delle tavole pronte. Ricordiamo che i calcoli sono lunghi ed erano fatti a mano... In ogni caso, latitudine e longitudine sembrano quasi compensarsi, perché le due carte differiscono – sempre per un rapido giudizio – in misura trascurabile (Fig. 22).

© Franco Luigi Viero